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La chat dei carabinieri nel processo sull’omicidio di Castelveccana: “Nei boschi a caccia di marocchini”

Il difensore di parte civile parla di “un quadro agghiacciante” che emerge dagli atti del procedimento che sia sta celebrando con rito abbreviato. Le difese: “Fatti risaputi, è importante l’esito della perizia balistica”

Generico 13 Jul 2026

«Appartenenti ai carabinieri che andavano a caccia dei marocchini nei boschi portandosi armi da casa». Chat frequentate dai militari dell’Arma dai nomi inequivocabili: «Mao-Hunting», «Caccia dei Mao» (un nome gergale usato per designare pusher stranieri attivi nei boschi, specialmente nordafricani, ndr), tutto conosciuto «dalle linee gerarchiche superiori».

È nella pausa fra l’udienza del mattino e il prosieguo della stessa nel pomeriggio (che di fatto non avverrà), nel processo celebrato con rito abbreviato per l’omicidio di Rachid Nachad, avvenuto nei boschi di Castelveccana nel gennaio 2023, che l’avvocato di parte civile Marco Romagnoli esprime un giudizio lapidario su quanto sta emergendo dal procedimento, che si celebra in camera di consiglio e quindi non in presenza del pubblico.

Il legale, che insieme alla collega Debora Piazza assiste i familiari della vittima, non ha dubbi: «Quello che emerge da questo procedimento è un quadro agghiacciante».

Gli spari, la telefonata, le indagini nei boschi a Castelveccana dopo l’omicidio

Un giudizio netto su quanto avvenne il 10 febbraio 2023 nei boschi della Froda, a Castelveccana (nella foto), quando il 32enne venne colpito da due proiettili in gomma calibro 12, un munizionamento sulla carta «non letale», ma che si rivelò invece sufficiente a provocare conseguenze devastanti sul corpo dell’uomo, raggiunto alla schiena da una distanza di pochi metri.

Per quell’omicidio è in corso il processo che vede imputati due carabinieri: l’ex sottufficiale dell’Arma, accusato di aver sparato, e un collega chiamato a rispondere di favoreggiamento, con l’accusa di averlo aiutato a nascondere l’accaduto.

Dichiarazioni che l’avvocato Marco Romagnoli ha rilasciato, come si accennava, a margine dell’udienza nel corso della quale si discuteva la perizia balistica di parte, cioè un esame tecnico sul munizionamento affidato a un consulente della difesa. Secondo tale elaborato, la potenza dei proiettili inseriti in camera dal militare, in abiti civili, nel fucile a pompa Winchester calibro 12 — munizioni «law enforcement» calibro 12/70 — sarebbe stata influenzata da «difetti di costruzione tali da provocare velocità imprevedibili, quasi doppie rispetto a quelle che ci si aspetterebbe da questo tipo di armi».

Il processo sarebbe dovuto proseguire nel pomeriggio con l’escussione di altri quattro testimoni della difesa, cioè quattro dei cinque carabinieri chiamati a deporre. Per una questione procedurale, tuttavia, l’udienza è stata rinviata al 25 settembre.

Sulla questione delle chat le difese sono altrettanto nette. «Emerge oggi una cosa che si sa da mesi, ai tempi della chiusura delle indagini», spiega l’avvocato Luca Marsico, difensore del carabiniere con la posizione meno esposta. «La questione sarà affrontata in aula nel corso del processo. Il vero elemento di novità è rappresentato dalle risultanze della perizia di parte, nella quale sono riportati elementi di straordinaria importanza».

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Pubblicato il 13 Luglio 2026
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