Accanto ai malati in cerca di sollievo, spiritualità e miracoli. Unitalsi Busto e Varese si raccontano
Protagonisti Nicola Ruggero, referente della sottosezione di Busto Arsizio, e Giuseppina Brusa, per Varese, che hanno ripercorso storia, attività e significato di un impegno che unisce fede e solidarietà
L’Unitalsi raccontata dal territorio varesino: è dedicata all’assistenza dei malati e ai pellegrinaggi verso Lourdes la nuova puntata del podcast “Soci all Time”, che dà voce alle realtà associative locali. Protagonisti Nicola Ruggero, referente della sottosezione di Busto Arsizio, e Giuseppina Brusa, per Varese, che hanno ripercorso storia, attività e significato di un impegno che unisce fede e solidarietà.
Le radici: il “miracolo” del 1903
L’Unitalsi nasce nel 1903 da un’esperienza personale di Gianbattista Tommasi, nobile romano affetto da una grave forma di artrite deformante. Partito per Lourdes in cerca di una guarigione, dopo giorni senza miglioramenti si trovò in uno stato di profonda disperazione.
Alla Grotta di Massabielle, Tommasi arrivò a pensare al gesto estremo. «Sentii una mano fermarmi» – è il racconto tramandato – un episodio che interpretò come un intervento divino. Da quel momento cambiò prospettiva: consegnò la pistola al vescovo Giacomo Maria Radini Tedeschi, accompagnato dal suo segretario, il futuro Papa Giovanni XXIII.
Durante il viaggio di ritorno notò anche un miglioramento fisico. Da quell’esperienza nacque l’idea di rendere accessibile il pellegrinaggio anche ai più fragili. Papa Pio X accolse la proposta, dando vita ufficialmente all’associazione.
Il ruolo dei volontari
Cuore dell’Unitalsi sono i volontari, distinti in barellieri e dame. I primi si occupano del trasporto dei malati, aiutandoli negli spostamenti con barelle o carrozzine e nella cura quotidiana. Le dame, riconoscibili dalla divisa bianca, assistono soprattutto le donne, supportandole nei momenti più delicati della giornata.
Accanto all’assistenza pratica, c’è una dimensione relazionale fondamentale. «Il malato è sempre al centro» – spiegano i volontari – e il tempo condiviso durante i viaggi e le attività crea legami profondi, spesso destinati a durare nel tempo.
Tra le attività principali: accompagnamento alle funzioni religiose e alle processioni, servizio alle piscine del santuario,
gestione logistica dei viaggi e dei soggiorni, supporto emotivo continuo ai pellegrini
Non solo Lourdes
L’impegno dell’Unitalsi non si limita ai pellegrinaggi. L’associazione gestisce anche strutture di accoglienza accessibili e progetti di solidarietà. Tra questi, la Casa Fabrizio Frizzi a Milano, che offre ospitalità gratuita alle famiglie con bambini malati oncologici.
In provincia di Varese l’associazione è attiva con due sottosezioni, a Busto Arsizio e a Varese, impegnate anche nell’organizzazione di soggiorni estivi e momenti di aggregazione.
Il racconto di Nicola: un episodio che resta
Tra i ricordi più intensi, Nicola Ruggero ne condivide uno vissuto durante una Via Crucis a Lourdes. All’ultima stazione, una madre con un figlio gravemente malato compì un gesto che colpì tutti i presenti.
«Appoggiò il bambino sulla statua di Cristo e disse: “Signore, portatelo via” – Nicola Ruggero, referente Unitalsi Busto Arsizio -». Un atto che, racconta, non era disperazione ma affidamento totale. La scena suscitò una forte commozione collettiva.
«Ci siamo ritrovati tutti in lacrime» – ricorda – un momento che sintetizza il senso più profondo dell’esperienza Unitalsi.
Una missione che guarda ai giovani
Oggi l’obiettivo dell’associazione è continuare a diffondere una cultura della carità e della condivisione, coinvolgendo nuove generazioni. Un impegno che si rinnova nel tempo, mantenendo vivo lo spirito originario nato più di un secolo fa.










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