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“In canoa sull’antica strada dell’acqua del Duomo di Milano”

Nel primo fine settimana di settembre un piccolo equipaggio è partito da Candoglia ed è arrivato a Milano in canoa. Ecco il racconto di questa avventura

La via dell'acqua in canoa

L’affascinante racconto di Giuliano Musci. Lui, insieme ad un piccolo equipaggio di 5 persone del Varesotto, nel primo fine settimana di settembre ha ripercorso in canoa l’antica strada dell’acqua del Duomo di Milano. Era il percorso che veniva utilizzato dalle chiatte per trasportare il marmo bianco di Candoglia, utilizzato per costruire il Duomo. L’idea del viaggio è nata da Arend, un giovane mosaicista di Brenta che attratto dalla storia di questo marmo così unico e speciale, ha iniziato ha maturare l’idea di ripercorrere quel percorso via acqua. Per questo, il viaggio è stato organizzato in tappe e incontri con realtà del territorio dove è stata consegnata loro un mosaico realizzato con il famoso marmo e la scritta A.u.f. (Ad Usum Fabricae). Le tappe del viaggio: Candoglia, Stresa, Belgirate, Arona, Diga del Panperduto, Oleggio, Turbigo, Cuggiono, Abbiate Grasso, Gaggiano, Milano.

Tutta la traversata è stata svolta da: Andrea Sala (Arend) Silvia Ballinari, Sonia Ballinari, Giuliano Musci e Piero Banchero, con l’associazione Pollo surf experience.

La via dell'acqua in canoa

IL RACCONTO DI GIULIANO

Tantissimi anni fa feci una visita alle cave di Candoglia. Così per pura curiosità volli vedere da dove veniva cavato il marmo per la costruzione del Duomo. E sempre mi chiesi come dalle cave venisse trasportato a Milano. Ma mai approfondii l’argomento.

Ci volle l’arrivo di Andrea il mosaicista che aveva studiato a fondo la questione. Il marmo cavato a Candoglia sulle rive del fiume Toce in val d’Ossola veniva imbarcato su chiatte e trasportato tramite vie d’acqua fino a Milano. Dal Toce si entrava nel bellissimo lago Maggiore e si scendeva il lago imboccando il Ticino, emissario del lago, fino alla diga del Panperduto dove parte del fiume veniva incanalato nel naviglio Grande fino alla Darsena di Milano, a porta Cicca (porta Ticinese per i non milanesi).

Andrea oltre che mosaicista è pure canoista e per di più molto curioso. Curioso e ansioso di conoscere il mondo. Un giorno lanciò l’idea: perché non percorriamo in canoa lo stesso tragitto del marmo? Nessuno lo prese sul serio. Una delle tante fantasie scaturite dalla mente di un artista. Poi pian piano l’idea si fece strada, in gente curiosa e animata da spirito di conoscenza e di avventura. Andrea studiò il tragitto, i punti di approdo per le soste notturne, e ci presentò un bel programma che ci affascinò perché univa tanti aspetti della nostra vita terrestre: amore per l’ambiente, storia, voglia di stare insieme, convivialità e conoscenza di altri ambienti e altre persone al di fuori degli schemi consueti. Ambienti dove normalmente si fanno conoscenze interessanti.

La via dell'acqua in canoa

Messo insieme un equipaggio un po’ raccogliticcio (tra cui io), l’avventura comincia giovedì 2 settembre. Prima di partire non avevo idea di come equipaggiarmi. Mi sforzavo di pensare ma non mi veniva in mente nulla. Presi un sacco a pelo e un ricambio di pantaloncini e maglietta e un vecchio pullover da tenere asciutti. Cosa altro è necessario? Non riuscivo a darmi una risposta. E alle fine del viaggio mi mi sono reso conto che tutto ciò che era con me, era più che sufficiente. Alla faccia della società dei consumi “che ti fa comperare di tutto anche se di niente hai bisogno” per dirla con Dalla.

Ciò che mi ha reso felice l’ho trovato nel viaggio: la natura quasi intatta, grandi silenzi, animali acquatici ovunque e le stelle da ammirare la notte. L’unico intruso era il mio smartphone comperato da poche settimane, ma utile per rinfrancare chi è rimasto a casa.

L’equipaggio è formato da Andrea, le sorelle Ballinari, Piero, Marco, Gaia e io dislocato su 2 canoe canadesi e 2 kaiak. Il punto di ritrovo è al monumento del marmo in Candoglia da cui partiamo per cercare un punto per il varo delle canoe. Operazione non semplice: le sponde del Toce sono impervie e scoscese. Le canoe vengono calate dall’alto tra massi, robinie e qualche imprecazione.

Il primo incontro che facciamo è con la pattuglia di guardie naturali del parco di Fondo Toce. A bordo del gommone di servizio ci stanno le gloriose guardie Danilo ed Erica che svolgono quotidianamente da lunghissimi anni una preziosa attività di conservazione e di difesa dell’ambiente dagli attacchi distruttivi della specie più feroce: l’homo sapiens. A loro va tutta la mia riconoscenza.

Giunti alla foce del Toce, su una bellissima spiaggia di sabbia, c’è la cerimonia di consegna del primo mosaico realizzato con i marmi di Candoglia con la scritta A.U.F. (Ad Usum Fabricae). Questa sigla storicamente ha sempre accompagnato i marmi per la fabbrica del Duomo, esonerava dal pagamento del dazio. Da qui il detto milanese “A ufo” cioè a sbafo.

Dopo la cerimonia si riparte verso sud. Sosta a Feriolo per il pranzo e all’isola Pescatori per un bel bagno. Nel pomeriggio si prosegue fino a Lesa dove giungiamo a buio inoltrato. Il bar nei pressi è già chiuso da tempo. Mangiamo comunque a UFO le scorte di Andrea attorno ad un bellissimo fuoco che illumina la prima magica notte. Al mattino si riparte per Arona. Visita e spesa di alimentari nella bellissima cittadina del S. Carlone. Compero una bella anguria in una bancarella che ci perseguiterà per meta viaggio sopratutto nei trasbordi per superare le dighe.

La via dell'acqua in canoa

A Sesto finalmente imbocchiamo il Ticino. Stupendo maestoso silenzioso. Prima di arrivare alla diga del Panperduto dove comincia il canale industriale e il canale Villoresi, dobbiamo superare 2 sbarramenti: quello della Miorina e quello molto impegnativo di Porto della Torre. Molta fatica nei trasbordi. Poi però entriamo nel tratto più bello del Ticino, dove la mano dell’uomo nei secoli è stata praticamente assente.

Verso sera arriviamo al fantastico ostello del Panperduto. Mi sento un po a disagio. Per noi “migranti del fiume” sembra un hotel 5 stelle. Troppo bello degli spartani come noi! Bellissima è la serata attorno ad un tagliere di salumi e formaggi sulla terrazza scherzando con il gentilissimo personale dell’ostello: grande occasione di convivialità. Si può dire che durante la serata conosco le persone con le quali sto viaggiando. Meglio tardi che mai.

Il mattino seguente per proseguire sul Ticino dobbiamo calare le canoe giù dal pendio della diga. In realtà sarebbe proibito perchè pericoloso. E’ una proibizione “all’italiana”: lo fanno tutti. Stupendo il Ticino dopo la diga. Tanti uccelli, tanta natura: coste di sassi bianchi, isolotti e tratti di corrente non impetuosa ma impegnativa. Io incauto principiante mi sono pure capottato perdendo pagaia, sandali e cappellino, ricuperati dagli altri componenti della spedizione. Mi sono ripromesso che prima di compiere 80 anni farò un corso di canoa.

Prima di arrivare a Cuggiono, al Canoa Club dove è prevista la terza sosta notturna, dobbiamo superare anche un’altra diga in sassi, senza però la grande fatica ed impegno delle precedenti.

Finalmente arriviamo a Castelletto di Cuggiono dove i soci del canoa club ci aspettano con furgone e carrello per il trasferimento al club sulle rive del Naviglio Grande (1 km circa).

Nel risalire con le canoe la ripa molto ripida del fiume, facendo gimcana tra canne da pesca, urto inavvertitamente un secchio pieno d’acqua dove un pescatore tiene persici vivi, rovesciando tutto sul terreno. Mi son preso del ”animalista di merda”, perché il pescatore, ubriaco fradicio, pensava che l’avessi fatto apposta per liberare i persici!!!!! Ci vuole molta fantasia…. o meglio, in questo caso, molto alcool!

Arrivati al club grande accoglienza e grande grigliata di pesce in un ambiente molto amichevole e familiare. La mia ammirazione va sopratutto ad Antonietta che ci ha preparato un sugo della pasta e dei dolci deliziosi. Alle congratulazioni ha semplicemente risposto: è il mio mestiere!

Al mattino, dopo il pernottamento al club, partiamo per Milano lungo il Naviglio Grande che passa proprio a fianco della sede del canoa club. Attraversando Boffalora consegniamo alla sindaca il secondo mosaico fatto con il marmo di Candoglia. Allo storico che la accompagnava, chiedo come fu finanziata la costruzione del Duomo. Mi risponde che il finanziatore più importante fu il duca Gian Galeazzo Visconti, ma che tutto il popolo milanese fece donazioni per il duomo, compresi ladri assassini e prostitute che donavano denaro per guadagnarsi un posto in paradiso. Quindi, risposi, il duomo di Milano è anche un po’ figlio di puttane. Certamente, disse di rimando, figlio di tutti milanesi, senza distinzioni di ceto sociale, di sesso, di provenienza e di professione, anche quella più antica del mondo. Milano era ed è un crocevia di popoli, e di genti che hanno plasmato quella dote di laboriosità di cui la città si fa vanto ancor oggi (a Milan se sta mai cui man in man).

Si riparte lungo il naviglio dopo questa interessantissima lezione di storia. Sosta ad Abbiategrasso per il pranzo che mi ha sorpreso per la sua bellezza. Pagaiando lungo il canale si attraversano vecchi borghi antichi, molto caratteristici con tanto verde e tanta architettura a misura d’uomo. Ma si attraversano anche orrendi centri moderni come Corsico con palazzoni e traffico automobilistico incessante e continuo.

Spesso mi chiedo se si vivesse meglio nel settecento/ottocento o in questi tempi moderni dove purtroppo il bello viene continuamente distrutto in nome dell’economia “ che deve girare” come normalmente si dice. Chi però oggi vive in questi moderni casermoni non appartiene di certo ai ceti abbienti, ma è solo povera gente o immigrati privati della bellezza che dà senso alla vita.

Passato Corsico si arriva finalmente in Darsena e qui la nostra avventura finisce dopo un altro incontro molto interessante. Il professore … docente di architettura e presidente della associazione “Aprire i navigli” che ci dona il volume “Le conche” da lui scritto. In cambio noi consegniamo l’ultimo mosaico di marmo di Candoglia. Una piccola parte di questo marmo di Candoglia è arrivata con noi fino a Milano come fino a 3 secoli fa!

Se il progetto del prof … si dovesse concretizzare, per un turismo, ecologicamente sostenibile come quello in canoa, si aprirebbero interessantissime prospettive, sopratutto per chi vive in città. Davvero interessante perchè il mondo visto dall’acqua è diverso e più affascinante.

Giuliano

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 Settembre 2021
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