Lo sfogo di una dirigente: “Avete mai visto uno sport in cui l’allenatore deve pagare il biglietto?”
Laura Quagliardi, presidente di Danza 360: «La danza aerea è in mano ai privati, i costi si moltiplicano e per le famiglie è sempre più difficile. Così lo si fa diventare uno sport elitario»
«È possibile, secondo voi, che un coach debba pagare un biglietto, per di più dal costo maggiorato, per portare in gara la ragazza che allena?». Il quesito ha una risposta evidente («No, non è possibile») ma va anche approfondito. La domanda arriva da Laura Silvia Quagliardi, presidente della Asd Danza 360 di Besozzo, società specializzata anche nella danza aerea, disciplina in cui rientra la questione.
«La danza aerea, quella che unisce la pole dance all’utilizzo dei tessuti e del cerchio, è uno sport che sta diventando sempre più conosciuto, perché le coreografie spettacolari sono richieste anche negli show televisivi – spiega Quagliardi – Però ci sono tante problematiche che vanno affrontate, anche per rispetto alle ragazze e alle loro famiglie».
La dirigente besozzese racconta proprio uno degli ultimi episodi accaduti, quello del biglietto per l’allenatore: «In uno dei concorsi più noti e partecipati della Lombardia mi sono trovata a dover pagare un biglietto da 25 euro all’allenatore, quando quello d’ingresso era di 19 euro. Vero, era scritto nel regolamento che i coach con meno di tre ragazze erano tenuti a pagare l’ingresso ma questa cosa non mi sembra normale. Tanto più che molto spesso parliamo di atlete minorenni per le quali l’allenatore si assume la responsabilità nel periodo della gara e deve sovrintendere al corretto riscaldamento, al trucco, al parrucco, alla vestizione senza dimenticare la gestione della parte emotiva».
Insomma: i coach lavorano sodo, e pagare per svolgere il proprio compito non pare normale: «È come se Spalletti, o Chivu, o Allegri dovessero acquistare un biglietto per andare in panchina allo stadio a dirigere la Juve, l’Inter o il Milan». Questo però non è il solo punto su cui Quagliardi insiste.
«I concorsi di danza aerea – prosegue – sono molto spesso organizzati da palestre e società private. Hanno certamente costi superiori a quelli di danza tradizionale ma la tendenza è quella di chiedere un impegno finanziario sempre maggiore alle società e alle atlete partecipanti, e di riflesso alle famiglie. In questo modo la disciplina diventerà elitaria perché in molti cominciano a fare fatica: ogni volta si paga – spesso salata – l’iscrizione, poi il biglietto per l’allenatore, poi le foto che vengono spesso vendute a pacchetti molto cari e non a singola immagine. Se aggiungiamo la retta mensile e le trasferte da effettuare per le gare si capisce bene come tutto diventi sempre più difficile da sostenere».
E ancora: «Anche sotto l’aspetto sportivo ci sono delle situazioni da migliorare. A noi è capitato di presentarci con alcune ragazze nella categoria amatoriale, quella in cui era giusto fossero inserite per i risultati ottenuti in precedenza, che poi sono state fatte concorrere nella classe superiore perché risultate particolarmente brave. Anche qui non ci siamo: le atlete hanno lavorato per essere le migliori del loro livello e si sono ritrovate, nella stessa gara, a dover affrontare quelle di livello superiore. In quale sport succede, a evento in corso, una cosa del genere?». Un’altra domanda cui è difficile rispondere. O forse è molto facile: nessuno.










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