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Lo stop allo sport fa male anche all’indotto: la storia di Aika Coppe di Besozzo

Erika Aimetti ci racconta delle difficoltà che vive la sua attività, con 40 anni di vita alle spalle e un presente complicato: "Non abbiamo commesse perché le società sportive sono ferme. Gli aiuti? 1200 euro tra marzo e aprile"

Generica 2020

Il Governo col Decreto Ristori ha annunciato aiuti a chi a causa di chiusure e limitazioni orarie subirà danni economici nelle prossime settimane. Ma c’è anche chi di aiuti ne ha visti pochi e soprattutto non ne vede all’orizzonte.

È il caso di Erika Aimetti, 40 anni, sposata e mamma di una bimba di 8 anni, titolare della Aika Coppe di Besozzo, negozio che i suoi genitori hanno creato nel 1980 e che oggi è in grossa difficoltà: Erika, che lavora insieme a suo papà, produce e vende coppe, trofei, targhe, medaglie, gadget per manifestazioni sportive che però da mesi non ci sono più. Stop ai tornei estivi, alle gare, agli eventi, stop anche all’attività delle società sportive che di riflesso non si rivolgono più al negozio di Besozzo che sta vivendo un momento di crisi profonda, senza prospettive di rilancio né aiuti da parte dello Stato.

«I miei genitori sono partiti come grossisti, servivano tutta Italia, Europa. Servivano i negozi, poi dieci anni fa il mercato è cambiato, sono arrivati produttori più grossi e il lavoro si è spostato: la quota riservata ai rivenditori si è abbassata e abbiamo virato sul rapporto con le società sportive della zona – spiega Erika -. Noi a differenza del negozio tradizionale che si può trovare in una città e che lavora sul venduto, abbiamo il magazzino che ci permette di modificare i modelli in base alle esigenze del cliente al momento dell’ordine. Anche a gennaio 2020, come ogni anno, abbiamo fatto scorte di magazzino per essere pronti per la stagione dei tornei. Da marzo/aprile fino a settembre/ottobre è il nostro periodo d’oro. Sono mesi “alla morte”, spesso si lavorava fino a sera tardi. Quest’anno niente di niente. Hanno sospeso quasi ogni genere di manifestazione, di conseguenza le società sportive e i negozi non hanno ordinato i nostri prodotti».

«Avevamo una consegna in Francia, un lavoro importante, un evento che facciamo da venti anni, ma è stato bloccato tutto anche là. Così abbiamo un magazzino stracolmo di merce, abbiamo in giacenza decine di migliaia di euro di materiale – prosegue Erika -. Aiuti dello Stato? Io ho preso due volte 600 euro, a marzo e aprile, 1200 euro in tutto più la quota del fondo perduto (bassa). Abbiamo chiesto un finanziamento con tasso agevolato che è servito a pagare i fornitori, ma adesso abbiamo le spese, le bollette, l’Imu, ma siamo a circa -90% di fatturato rispetto agli altri anni».

Generica 2020

«Non ci piangiamo addosso, ma vorremmo far notare che non ci sono solo i ristoranti e i bar, che tra l’altro fino alle 18 hanno clienti: noi non abbiamo commesse perché il problema è a monte, deriva dal fatto che le società sportive sono ferme e questo ricade su tutti noi che siamo nell’indotto dello sport. Continuiamo a chiamare i nostri clienti, ma sappiamo bene che ci sono realtà che faranno fatica a ricominciare e non possono certo pensare ai tornei estivi. A resistere ci proviamo, ma le incognite sono tante. Proviamo a diversificare un po’, ma è durissima. Siamo piccoli, ma esistiamo anche noi, ci sono delle famiglie che ci vivono su queste attività. Siamo parte di una categoria che ha un codice Ateco 32.99.90 definito “fabbricazione di altri articoli nca”, un misto di tutto e niente. Ci siamo confrontati con le altre realtà simili a noi per farci sentire, ma non riusciamo ad emergere. La speranza è l’ultima a morire, però sta finendo anche quella… Da qualche giorno vendiamo anche mascherine, ma non è certo la soluzione».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 Ottobre 2020
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