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Il prof tra i banchi: sesso e scuola, un caso che scuote il Canton Ticino

La rubrica settimanale "Il prof tra i banchi", curata da Alberto Introini, tratterà argomenti di scuola, didattica e formazione, commentando le notizie di attualità che si susseguiranno nel corso delle settimane

banchi

Alberto Introini, dopo aver insegnato in vari licei della provincia di Varese, dal 2008 è docente di Italiano e Storia presso l’Istituto Elvetico di Lugano (Svizzera). Ha due lauree, in Lettere-Filosofia (2002, Università Statale di Milano) e in Storia (2022, Università di Zugo, Svizzera). Iscritto dal 2004 all’Ordine dei Giornalisti di Milano, ha pubblicato 4 libri. Partecipa come relatore o moderatore a diversi eventi culturali nel nord Italia. La sua rubrica settimanale “Il prof tra i banchi” tratterà argomenti di scuola, didattica e formazione, commentando le notizie di attualità che si susseguiranno nel corso delle settimane.


Direttore scolastico a luci rosse
Sta facendo molto discutere, su tutti i media del Canton Ticino in Svizzera, il caso di un docente 39enne, per giunta nominato da pochi mesi direttore di una scuola media pubblica del centro di Lugano.
Pochi giorni fa è stato arrestato per presunti atti sessuali, compiuti con un’allieva che ha meno di 16 anni. Altre testimonianze  simili sembrano potersi aggiungere in queste ore agli interrogatori, che hanno già indotto le autorità a sospendere e incarcerare il docente.
Quel che sta emergendo dalle indagini, tuttavia, mette inoltre sotto accusa la Direzione della scuola e il cantonale Dipartimento Educazione, Cultura e Sport (Decs), responsabile politico anche del settore scolastico. Rei, in questo caso, di aver sottovalutato – o peggio “insabbiato” – alcuni segnali inequivocabili accaduti negli anni precedenti. La tesina di abilitazione alla docenza dell’indagato riguardava l’affettività e la sessualità nell’antichità; ma fin qui, tutto – o quasi – normale.
Il problema? Il docente nel 2017-2018 aveva proposto in una terza media tali argomenti, del tutto estranei alle programmazioni ufficiali e assolutamente inappropriati per dei tredicenni. Lettura di testi riguardanti il Kamasutra, le poesie di Catullo più “spinte”, i riti orgiastici dei Baccanali, ad esempio.
In più, sotto accusa è finita anche una chat in cui erano compresi alcuni alunni e il professore, che si lasciava andare a disquisizioni intime e invadenti, invitando gli adolescenti a parlare liberamente e a confidarsi. Un altro elemento di rischiosa “vicinanza” tra studenti e docente.

Indignazione trasversale
A essere sconcertati non sono solo il mondo delle scuole e dell’opinione pubblica, ma anche la politica: al momento sono state presentate, al Governo cantonale di Bellinzona, ben tre interpellanze, provenienti da tre diverse fazioni politiche, da sinistra a destra. Un’indignazione trasversale. L’Ufficio dell’Insegnamento Medio convocherà probabilmente una riunione aperta nei
prossimi giorni: non sull’inchiesta penale, ma una serata per informare famiglie e docenti sul prosieguo dell’anno, in una scuola al momento senza Direttore. E per chiarire quale supporto offrire agli allievi in questa situazione scioccante.
Sarà la magistratura a giudicare, e non la gogna popolare. Ma già da tutto quel che si è delineato sino ad ora, alcuni punti mi sembrano evidenti.

Tre riflessioni
Primo: la sessualità è argomento delicatissimo con gli adolescenti, specie della generazione odierna.
Secondo: il docente è una figura educativa che ha un potere di fascinazione e di condizionamento importante. Meglio evitare di parlarne in classe; il sesso non è più un tabù da anni, è vero; ma al massimo si inviti un professionista a parlarne. Nella scuola dove insegno, succede proprio questo: si invita un pedagogista o uno psicologo dell’adolescenza. E le chat di WhatsApp tra docente e allievi? Alla mia scuola media sono vietate, mentre al Liceo al massimo vengono tollerate solo quelle tra il docente e i due rappresentanti di classe. Sono indicazioni che condivido in pieno. Perché – tra “vicinanza” e “intimità” – il confine è sottile e scivoloso.
Terzo: nel caso in questione, come altri simili accaduti in Italia, sono stati sottovalutati dei precedenti segnali allarmanti. Credo che, su tali questioni, ci dovrebbero essere maggiore attenzione e sensibilità, ma soprattutto coraggio e fermezza. Chi sa qualcosa, parli, si esponga, denunci. Anche questa è Educazione civica.

E per tutti i professori, un mio personale consiglio: se non si vuole rischiare di cadere nella palude, meglio non avvicinarsi neanche al bordo.

Prof. Alberto Introini
Docente e scrittore
@intro.prof

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di redazione@verbanonews.it
Pubblicato il 22 Settembre 2022
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