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Malattie del cuore sottovalutate. La paura dell’ospedale è più pericolosa del Covid

Dolori al petto trascinati per giorni, tosse o mancanza di fiato sottovalutate. Sono in aumento le malattie cardiache trascurate. L'appello: "Gli accessi in ospedali sono sicuri. Non abbiate paura"

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Fa più paura il Covid di un cuore in sofferenza. I due mesi dell’emergenza sanitaria hanno creato un vuoto di assistenza per tutte le altre malattie. Non perchè gli ospedali avessero chiuso ma per il timore di andare in un luogo dove il virus circola.

« Sin dall’inizio – assicura la dottoressa Battistina Castiglioni Direttore di struttura complessa Cardiologia di Tradate e direttore del Dipartimento Cardiovascolare Asst Sette Laghi – insieme alla direzione strategica abbiamo realizzato percorsi di accesso ben distinti. Al triage vengono smistati velocemente: chi manifesta sintomi riconducibili al Covid va in un’area del PS ben distinta, gli altri accedono in una seconda zona. Tutti coloro che arrivano, inoltre, vengono isolati in attesa dell’esito del tampone».

Nei primi giorni dell’emergenza, l’attività per l’emodinamica aziendale si è ridotta del 50%. Poi, dall’8 marzo, l’Asst Sette Laghi ha fatto da hub per altri ospedali lombardi per urgenze di tipo cardiovascolare: « Dopo la prima fase di grande sbandamento – ricorda il primario – l’attività di assistenza è ripresa ma non ha raggiunto i livelli che ci aspettavamo in base all’andamento normale. Una situazione che si è registrata in tutti gli ospedali italiani, non solo in Lombardia».

Per paura di contrarre il coronavirus, i pazienti attendevano a casa sperando che il dolore al petto passasse da solo: « Settimana scorsa abbiamo soccorso un uomo giovane che era rimasto a casa oltre 24 ore con il dolore prima di chiamare il 118. Al suo arrivo siamo intervenuti tempestivamente con un’angioplastica. Temevamo, però, che la parete del cuore si fosse assottigliata troppo e non avrebbe retto. Lo abbiamo sottoposto a una risonanza che ha mostrato una situazione meno preoccupante. Ho potuto così chiamare la moglie che attendeva a casa perché è vietato ai parenti venire in ospedale. È stata per lei una liberazione, dopo tanta ansia e tensione, si è lasciata andare al pianto dirotto».

In queste settimane, la dottoressa Castiglioni e la sua equipe hanno visto spesso vanificata un’attività di informazione e formazione di decenni: « Le patologie del cuore sono tempo dipendenti, prima si interviene e più certa è l’evoluzione positiva. Ancora nei giorni scorsi, una donna trentenne è arrivata in ospedale in condizioni critiche. Era a casa con mancanza di fiato e tosse da tre settimane. Ha sottovalutato, non ha capito. Se i sintomi non migliorano entro qualche giorno, occorre indagare. Abbiamo attivato appositamente un servizio di consulenza telefonica: “Cardioconvoi” a cui rivolgersi quando si hanno dubbi o incertezze».

La giovane donna è stata così presa in carico dall’equipe e sottoposta a un sistema di assistenza del cuore molto avanzato, l’ECMO : « In questo momento così faticoso e difficile, abbiamo reagito con grande energia. La squadra del Dipartimento aziendale, composta da medici infermieri Oss, si sta impegnando con grande professionalità Si lavora in sinergia perfetta per rispondere a casi complicati e difficili. Come hub composto dall’unità coronarica, dalle due cardiologie e dalla cardiochirurgia abbiamo effettuato diversi interventi di angioplastica per infatto acuto, impianti pace maker sino al posizionamento del sistema di assistenza del cuore ECMO».

Velocità di presa in carico e di reazione di intervento: « Alla capacità e professionalità mettiamo in campo anche una grande emotività. Qui i pazienti arrivano da soli, spaventati. Noi diventiamo il loro unico punto di riferimento. Ogni caso ha una storia particolare e noi ne diventiamo parte. Entriamo nelle loro famiglie quando telefoniamo a casa e condividiamo l’emozione del momento. L’altro giorno ho telefonato alla moglie di un paziente. La signora mi ha detto “Mi raccomando si prenda cura di mio marito, è tutto ciò che di prezioso abbiamo”. È una frase che porterò sempre nel cuore perché emozioni così intense ti segnano».

Il Dipartimento lavora in modo trasversale in tutti gli ospedali: « In ciascuno dei presidi sono stati ricavati percorsi ben distinti per i pazienti. Chi arriva in emergenza viene sottoposto a tampone, ma si interviene prontamente con tutte le precauzioni e le sicurezze. Quando l’esito sarà chiaro, allora si procederà mettendo il paziente nell’area non covid o covid a seconda del risultato. Tutto in sicurezza».

L’appello è, dunque, quello di fidarsi per aiutare l’ospedale a prendersi cura.

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Pubblicato il 29 Aprile 2020
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