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Ristorni e tassa della salute, Licata chiede un tavolo unito per i Comuni di confine

Il consigliere della Commissione per i rapporti con la Svizzera analizza lo stop ai fondi per i territori di frontiera: "Misura invocata dal centrosinistra, ora dialogo e tavolo con le altre Regioni"

giuseppe licata

La decisione del Canton Ticino di bloccare i ristorni destinati ai Comuni di frontiera ha aperto un dibattito sulle relazioni transfrontaliere e sulla gestione dei rapporti economici. Sulla questione interviene Giuseppe Licata, consigliere regionale e membro della Commissione regionale per la valorizzazione dei territori montani e i rapporti con la confederazione svizzera, che analizza le conseguenze del provvedimento elvetico sui territori e chiede un cambio di rotta nei toni della politica.

Secondo l’esponente di Forza Italia, la scelta ticinese è legata anche al clima che si è creato negli ultimi tempi attorno al tema dei frontalieri. «Il blocco dei ristorni ai Comuni di confine deciso dal Canton Ticino è una notizia che impone una riflessione seria e responsabile. Purtroppo, le strumentalizzazioni politiche e l’innalzamento dei toni portati avanti in questi mesi, soprattutto dal centrosinistra nel corso delle campagne elettorali, hanno contribuito ad alimentare tensioni, stimolando una reazione che oggi rischia di penalizzare direttamente i territori di confine e le loro comunità», dichiara Licata.

Il consigliere regionale sottolinea come la gestione di questi fondi sia vitale per il bilancio dei paesi della fascia di confine, dove si concentrano i residenti che lavorano oltre frontiera. Per salvaguardare la tenuta dei servizi locali e la stabilità economica degli enti locali serve un atteggiamento differente da parte delle forze politiche, improntato alla mediazione istituzionale. «Su temi così delicati, che coinvolgono equilibri economici, istituzionali e sociali consolidati nel tempo, serve senso di responsabilità e capacità di dialogo, non propaganda. I Comuni di confine hanno bisogno di stabilità, non di conflitti esasperati», aggiunge il rappresentante in Regione Lombardia.

Il secondo punto sollevato riguarda la gestione della cosiddetta tassa della salute per i vecchi frontalieri, una misura che non deve rimanere confinata all’ambito locale o alla sola sponda lombarda, ma che richiede un coordinamento più ampio. «La discussione sull’eventuale introduzione della cosiddetta ‘tassa della salute’ per i vecchi frontalieri non può essere affrontata in modo parziale o limitato alla sola Lombardia. È necessario allargare il confronto a tutte le Regioni interessate — Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta — per costruire una posizione condivisa, equilibrata e capace di tutelare i lavoratori frontalieri e i territori coinvolti», spiega Licata.

L’obiettivo finale rimane la tutela dei lavoratori e delle amministrazioni locali, mantenendo comunque aperti i canali di comunicazione con la Svizzera per evitare strappi che danneggerebbero l’intera economia di frontiera. «Serve un approccio unitario e pragmatico, che sappia difendere gli interessi dei nostri territori senza compromettere i rapporti di collaborazione con il Canton Ticino e con la Confederazione Svizzera», conclude il consigliere.

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Pubblicato il 30 Giugno 2026
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