Da Radio Materia l’appello di AND: “Un disastro sociale che le istituzioni non vedono”
In oltre vent’anni di attività sul territorio varesino, l’associazione AND racconta come il gioco d’azzardo sia cambiato radicalmente, diventando sempre più digitale, nascosto e difficile da contrastare
Il gioco d’azzardo continua a crescere in modo esponenziale e a trasformarsi, diventando una questione sempre più rilevante per la salute pubblica e per la tenuta sociale delle famiglie. È questo il quadro emerso durante la trasmissione “Soci all Time” di Radio Materia e CSV Insubria, che ha ospitato le responsabili dell’associazione AND (Azzardo e Nuove Dipendenze), attiva da oltre vent’anni sul territorio della provincia di Varese con la presidente Daniela Capitanucci e la segretaria ed ex presidente Roberta Smaniotto.
Nel corso dell’intervista, le operatrici hanno ripercorso l’evoluzione del fenomeno, sottolineando come il volume di denaro giocato in Italia sia passato dai 24 miliardi del 2003 ai 157 miliardi del 2024. Una crescita che, spiegano, si traduce sempre più spesso in difficoltà economiche gravi per le famiglie.
Un fenomeno che colpisce l’intero nucleo familiare
«Parliamo di un vero e proprio disastro sociale che coinvolge intere famiglie, non solo il singolo giocatore» – racconta la presidente. L’indebitamento e la perdita di stabilità economica sono tra le conseguenze più evidenti, ma non le uniche.
A essere colpiti in modo particolare sono i figli dei giocatori, spesso costretti a rinunciare a cure mediche, attività scolastiche o sportive. Una condizione di privazione che rischia di incidere in modo duraturo sul loro percorso di crescita.
Dall’azzardo nei bar allo smartphone
Uno dei passaggi più critici evidenziati riguarda la trasformazione del gioco d’azzardo, sempre più spostato sulle piattaforme online. Se un tempo il fenomeno era legato ai luoghi fisici, oggi è accessibile in ogni momento attraverso lo smartphone.
«L’azzardo online è più pervasivo e solitario: manca qualsiasi forma di controllo sociale e il giocatore si trova solo davanti a un algoritmo» – spiegano le responsabili di AND. Questo rende la dipendenza ancora più difficile da intercettare, perché invisibile fino a quando le conseguenze economiche diventano evidenti.
Le difficoltà dei servizi e il ruolo dell’associazione
Durante l’intervista è emersa anche una critica alla gestione istituzionale del fenomeno. Il passaggio delle competenze ai servizi sanitari pubblici ha, secondo l’associazione, reso più complesso l’accesso a un supporto specializzato e tempestivo.
«C’è il rischio che il problema venga messo sotto il tappeto, mentre le famiglie restano sole» – concludono Roberta e Daniela. Nonostante le difficoltà economiche, AND rivendica la propria indipendenza dai concessionari del gioco e continua a operare sul territorio con attività di supporto e prevenzione.
Un progetto per i figli dei giocatori
Tra le iniziative più recenti, l’associazione ha avviato un progetto dedicato proprio ai figli dei giocatori, grazie al sostegno dell’Associazione Volontari Vergiatesi che ha ceduto il proprio patrimonio dopo lo scioglimento della loro realtà.
L’intervento prevede aiuti concreti come il pagamento di visite mediche e acquisto di occhiali o il sostegno per materiale scolastico e gite, contributi per attività sportivi. L’obiettivo è garantire ai minori condizioni di vita dignitose e opportunità di crescita, nonostante le difficoltà economiche familiari. «Vogliamo che questi bambini non paghino le conseguenze delle scelte degli adulti» – è il sogno delle responsabili di AND.










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