“Avete imparato a fidarvi di noi”, la rivincita della comunità di El Salvador in provincia di Varese
Sono più di 900 in provincia di Varese e circa 10 mila in provincia: consegnano i pacchi e si occupano dei nostri anziani e ora co-organizzano il carnevale Bosino. Il presidente Moises Calles a Radio Materia
A Varese la comunità salvadoregna conta circa diecimila presenze in provincia e quasi un migliaio in città. Un numero importante, che racconta una presenza ormai strutturata. Se ne è parlato a Radio Materia, dove è intervenuto Moises Calles, esponente dell’Associazione dei Salvadoregni di Varese, nata per favorire sostegno reciproco e integrazione.
Nel corso dell’intervista Calles ha indicato con chiarezza le priorità per chi arriva dall’America Centrale e sceglie il territorio varesino per costruire il proprio futuro. «La parola più importante è integrazione – Moises Calles, Associazione dei Salvadoregni di Varese –. Senza quella non si va da nessuna parte».
La lingua come primo passo
Il primo ostacolo resta la lingua. Nonostante la somiglianza tra italiano e spagnolo, l’apprendimento non è automatico. Anzi, può rivelarsi più complesso del previsto. «Molti pensano che sia facile, ma non è così – Moises Calles, presidente dell’Associazione dei Salvadoregni di Varese –. Servono tempo e impegno».
Padroneggiare l’italiano è fondamentale per ottenere la patente di guida, requisito essenziale per chi lavora come autista o badante automunito, per dialogare con le istituzioni e per orientarsi tra permessi e pratiche burocratiche. In media, spiega l’associazione, occorrono circa due anni per raggiungere una stabilità lavorativa e linguistica.
Lavoro e fiducia
L’integrazione passa soprattutto dal lavoro. Molti salvadoregni sono impiegati nella logistica, come autisti per corrieri internazionali, oppure nei servizi alla persona, come badanti e operatori socio-sanitari. Ambiti che comportano responsabilità e un contatto quotidiano con le famiglie.
«Attraverso il lavoro si costruisce fiducia – spiega Moises –. Le persone vedono il nostro impegno e imparano a conoscerci». Un processo che, nel tempo, ha contribuito a superare diffidenze iniziali e a rafforzare un rapporto più aperto con la città.
Tradizioni e Carnevale Bosino
Accanto al lavoro, c’è la dimensione culturale. L’associazione promuove eventi e momenti di festa per mantenere vive le tradizioni, aprendole al territorio. Tra gli appuntamenti più attesi c’è la partecipazione al Carnevale Bosino, con la delegazione latinoamericana e le maschere tradizionali in legno.
Un segnale di dialogo con la città e con la Famiglia Bosina, che negli anni si è trasformato in una collaborazione stabile. L’associazione, oggi ufficialmente riconosciuta dal governo italiano, lavora anche con le istituzioni locali per promuovere il multiculturalismo.
Una sede per crescere
Il prossimo obiettivo è trovare una sede stabile. Attualmente le attività si svolgono in spazi provvisori. L’idea è quella di creare una vera e propria Casa della Cultura salvadoregna, punto di riferimento per i progetti sociali e per le feste gratuite dedicate alla comunità.
«Avere una casa significherebbe consolidare tutto quello che abbiamo costruito – conclude il presidente –. Vogliamo essere parte attiva della città». Un percorso che, dalle prime reti di sostegno tra connazionali, punta oggi a una presenza sempre più riconosciuta nel tessuto varesino.











Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.