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Beko, torna l’allarme: i sindacati chiedono un nuovo tavolo al Mimit

Fim, Fiom e Uilm hanno inviato una richiesta di convocazione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per fare il punto sull'attuazione dell'accordo quadro sottoscritto nell'aprile 2025

Beko l'ora della verità

A poco più di un anno dalla firma dell’accordo quadro che aveva chiuso la lunga vertenza Beko Europe, i sindacati dei metalmeccanici tornano a chiedere un confronto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Con una lettera inviata il 10 luglio al ministro Adolfo Urso e alla sottosegretaria Fausta Bergamotto, Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil sollecitano la convocazione di un tavolo per verificare «l’attuazione del piano industriale, i volumi produttivi e gli investimenti previsti», evidenziando «l’attuale e preoccupante situazione produttiva di diversi stabilimenti del gruppo».
I sindacati dei metalmeccanici chiedono inoltre un aggiornamento sul percorso di reindustrializzazione del sito di Siena, destinato alla cessazione dell’attività produttiva.

LO SCIOPERO E LE PREOCCUPAZIONI DEI LAVORATORI

La richiesta arriva dopo settimane di crescente preoccupazione, culminate nell’ultimo presidio e nello sciopero dei lavoratori davanti allo stabilimento di Cassinetta di Biandronno (Varese). In quell’occasione le rappresentanze sindacali avevano denunciato il rallentamento dei volumi produttivi, il ricorso alla cassa integrazione e il ritardo nell’attuazione degli investimenti previsti dall’accordo, chiedendo all’azienda di rispettare gli impegni assunti e al Governo di rafforzare il monitoraggio.

GLI ULTIMI TRE INCONTRI AL MIMIT

L’ultimo confronto al Mimit, svoltosi alla fine di aprile 2026, aveva restituito un quadro fatto di luci e ombre. Beko Europe aveva rivendicato l’avanzamento del piano industriale, annunciando circa 110 milioni di euro di investimenti già realizzati nei siti italiani, con interventi su automazione, digitalizzazione, ricerca e sviluppo ed efficienza energetica. L’azienda aveva confermato il ruolo strategico di Cassinetta, rafforzato anche dalla nascita dell’X-Lab dedicato alle tecnologie avanzate, mentre sul fronte di Siena erano state illustrate alcune ipotesi di reindustrializzazione.
A loro volta i sindacati avevano segnalato ritardi, il permanere della cassa integrazione e l’assenza di certezze sui livelli occupazionali, chiedendo una maggiore pressione del Governo sull’azienda e un’accelerazione nella ricerca di investitori per il sito toscano.

DALL’ACCORDO QUADRO AL MONITORAGGIO

L’origine della vertenza risale al piano di riorganizzazione presentato dalla multinazionale turca dopo l’integrazione con Whirlpool Emea. Dopo mesi di trattative e mobilitazioni, il 14 aprile 2025 era stato sottoscritto al Mimit l’accordo quadro tra azienda, Governo, Regioni e parti sociali.
L’intesa aveva previsto un investimento complessivo di 300 milioni di euro negli stabilimenti italiani, di cui 136 milioni destinati a Cassinetta di Biandronno, confermato come polo strategico europeo per gli elettrodomestici da incasso e sede dei centri globali di design e ricerca sulla cottura.
L’accordo aveva inoltre escluso i licenziamenti collettivi, puntando su uscite volontarie incentivate e ammortizzatori sociali per gestire gli esuberi, mentre per Siena era stato definito un percorso di reindustrializzazione.

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Pubblicato il 22 Luglio 2026
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