Pompe vuote dopo il ponte, benzinai varesini tra accise e incertezze
Tra il ponte lungo e il rischio di rincari: davanti alle pompe di benzina chiuse abbiamo chiesto informazioni a Massimo Sassi, referente provinciale della Fiab Varesina
Lunedì mattina, alla riapertura dopo il lungo ponte del Primo maggio, diversi distributori di carburante della provincia di Varese si sono trovati a secco. Una situazione destinata a normalizzarsi nel giro di poche ore — o al più entro la mattinata di martedì — ma che ha riacceso immediatamente i riflettori sui recenti provvedimenti governativi in materia di accise, e su come questi stiano complicando la vita a chi gestisce un impianto di rifornimento. E’ davvero così? E quanto pesa la questione delle accise sui vari gestori di pompe di benzina?
Massimo Sassi, presidente provinciale Fiab Confesercenti, conosce bene quella sensazione: guardare il telegiornale della sera e tremare. «Quando vediamo un annuncio del governo sui carburanti — dice — chi ha appena rifornito, magari per diecimila euro, non sa cosa gli aspetta».
È il lato oscuro della guerra alle accise: quello che non si vede alla pompa, ma che pesa ogni giorno sui gestori dei distributori. «Noi i soldi li anticipiamo. Acquistiamo la benzina a un certo prezzo, con l’accisa inclusa. Poi il governo interviene, ma intanto i soldi sono già usciti dalle nostre tasche».
Il meccanismo è semplice ma brutale: «Quando le aliquote cambiano — in su o in giù — chi ha già il serbatoio pieno è esposto, perchè la variazione sulle accise non verrà compresa in quella fornitura. E se l’accisa viene tagliata dopo che hai comprato a prezzo pieno, vendi a meno di quello che hai pagato. Se viene reintrodotta mentre hai ancora scorte acquistate allo sconto, il margine si azzera».
«E’ una specie di scommessa quella che ci capita ogni volta che riforniamo: se siamo fortunati recuperiamo qualcosa sui carburanti — racconta Sassi — ma in molti casi gli esercenti non riescono a recuperare sull’importo totale». Chi, al momento del taglio di marzo, aveva appena rifornito si è ritrovato con merce pagata al vecchio prezzo e nessuna certezza su quando e come rientrare.
Non è la prima volta. «Già durante il Covid era successa una cosa simile — ricorda il referente Fiab — e quella vicenda si era chiusa con un “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”. Nessun rimborso, nessuna compensazione. Ognuno ha tenuto le sue perdite, se le ha avute».
Non è sempre stato così: «Una volta, invece, esisteva un meccanismo diverso – spiega Sassi – quando il governo decideva di intervenire sulle accise, i gestori andavano in banca e dovevano sistemare la differenza, in più o in meno, rendendo oggettivo anche per i benzinai quello che era stato annunciato. Quel sistema non c’è più».
Gli interventi del 2026: tre mosse in due mesi
La crisi in corso nasce dalle tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz, il passaggio tra Iran e penisola arabica attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Dall’inizio di marzo 2026, le turbolenze sui mercati internazionali hanno fatto salire i prezzi del grezzo, con effetti immediati sui prezzi alla pompa in tutta Europa.
Il governo italiano ha risposto con tre interventi ravvicinati: il primo è il decreto legge 33/2026, varato il 18 marzo: ha tagliato le accise per venti giorni con una riduzione di circa 25 centesimi al litro su benzina e diesel e di 12 centesimi sul GPL, e ha previsto un credito di imposta per autotrasportatori e pescherecci. Ad aprile è arrivata una proroga, che ha esteso il taglio fino al 1° maggio, in continuità con le aliquote già rideterminate.
Il terzo intervento è del 1° maggio, approvato in Consiglio dei ministri dopo una riunione di due ore: la proroga è stata confermata per altri ventuno giorni, al momento quindi fino al 22 maggio (ma non è ancora certa la data), ma con una differenza rispetto alle volte precedenti. Il taglio sul gasolio è rimasto invariato a circa 20 centesimi al litro — il diesel è considerato strategico per il trasporto merci e ha subito i rincari maggiori — mentre quello sulla benzina è stato ridotto a soli 5 centesimi. Per chi era abituato allo sconto pieno, significa un aumento netto di circa 15 centesimi al litro dal 2 maggio in poi.
Dal punto di vista tecnico, la copertura finanziaria del provvedimento è costruita in due tempi: il decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale copre la spesa fino al 10 maggio, mentre un secondo decreto ministeriale coprirà i giorni restanti: al momento sempbrerebbe fino al 22, ma ancora non è certa la data. Quindi: «Noi rimaniamo in balia del prossimo adeguamento sul gasolio» spiega Sassi.
Cosa sono le accise
Le accise sono imposte indirette che lo Stato applica sulla produzione o sull’importazione di determinati prodotti, tra cui i carburanti. Nel caso della benzina e del gasolio, si tratta di una quota fissa per ogni litro venduto, che si aggiunge all’IVA e che pesa in modo significativo sul prezzo finale che paghiamo alla pompa.
Il governo può intervenire sulle aliquote con decreto, abbassandole temporaneamente — come è avvenuto più volte negli ultimi anni — per calmierare i prezzi alla pompa. È quello che in gergo viene chiamato “taglio delle accise”. Quando il decreto scade e non viene rinnovato, le aliquote tornano ai livelli precedenti.






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