Elettrodomestici, partita aperta. Al Mimit il faccia a faccia tra Beko e sindacati sul futuro degli stabilimenti
Dopo un anno dal piano industriale, l’azienda rivendica 110 milioni investiti e rilancio dei siti italiani. Fiom, Fim e Uilm denunciano ritardi, cassa integrazione e incertezze sul futuro occupazionale
Si è svolto martedì 28 aprile, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’atteso incontro tra Beko Europe e le organizzazioni sindacali dei metalmeccanici, Fiom, Fim e Uilm, a un anno dalla firma dell’accordo quadro sul piano di trasformazione industriale.
Un confronto che mette in luce due letture differenti dello stato di avanzamento del progetto. Da un lato l’azienda rivendica risultati concreti e investimenti significativi, dall’altro i sindacati parlano di criticità ancora aperte e prospettive incerte per lavoratori e stabilimenti.
LA PRESSIONE COMPETITIVA DEI PRODUTTORI ASIATICI
Nel resoconto diffuso al termine dell’incontro, Beko Europe sottolinea come, nonostante un mercato europeo degli elettrodomestici ancora debole e caratterizzato da forte pressione competitiva, soprattutto da parte dei player asiatici e delle private label, il piano industriale stia procedendo secondo le direttrici stabilite. A oggi, evidenzia l’azienda, sono stati investiti circa 110 milioni di euro nei siti italiani, con interventi su automazione, digitalizzazione, ricerca e sviluppo ed efficienza energetica. Particolare rilievo viene attribuito al rafforzamento del ruolo dell’Italia come hub strategico per l’incasso e il cooking.
Il sito di Cassinetta si conferma centro nevralgico europeo, anche grazie al nuovo X-Lab dedicato a tecnologie avanzate come intelligenza artificiale e manifattura additiva. Progressi vengono segnalati anche a Melano, sempre più specializzato nei piani cottura, e a Comunanza, dove gli investimenti riguardano infrastrutture e innovazione di prodotto. Sul fronte di Siena, invece, prosegue il progetto di reindustrializzazione, con oltre 150 aziende coinvolte nelle attività di scouting e tre progetti industriali in fase di approfondimento.
LA PREOCCUPAZIONE DEL SINDACATO
Di segno diverso il giudizio delle sigle sindacali Fiom, Fim Cisl e Uilm, che parlano di una situazione “preoccupante”. Pur riconoscendo gli investimenti dichiarati, i sindacati evidenziano come il contesto di mercato negativo abbia già comportato aumenti di capitale e continui a riflettersi su un pesante utilizzo della cassa integrazione, nonostante le uscite volontarie incentivate completate in gran parte degli stabilimenti. Le principali criticità riguardano, secondo le organizzazioni dei lavoratori, il ritardo negli investimenti e il calo dei volumi produttivi, elementi che metterebbero a rischio la tenuta complessiva del piano. Vengono inoltre denunciate distorsioni nell’uso degli ammortizzatori sociali, con problemi di equa rotazione tra i dipendenti e difficoltà nei percorsi di ricollocazione interna. Particolarmente delicata la situazione del sito di Siena. A fronte di nove manifestazioni di interesse, l’ipotesi attualmente al vaglio prevede la possibile presenza di tre soggetti industriali, in grado di assorbire i 153 lavoratori rimasti dopo le uscite incentivate, a fronte di un perimetro occupazionale iniziale di 229 addetti. Una prospettiva che i sindacati giudicano ancora insufficiente e incerta, denunciando l’assenza, dopo un anno, di investitori concreti.
LE RICHIESTE AL GOVERNO
Da qui le richieste rivolte alle istituzioni. Al Governo viene chiesto di esercitare maggiore pressione su Beko per garantire la piena realizzazione degli investimenti e delle assegnazioni produttive, mentre alla Regione Toscana si sollecita un’azione più incisiva per attrarre nuovi investimenti su Siena. Sullo sfondo, la proposta di istituire un tavolo nazionale di settore sugli elettrodomestici, ritenuto necessario per affrontare una crisi che, tra energia e domanda debole, rischia di compromettere l’intero comparto del “bianco”.
Probabile una nuova convocazione del tavolo nelle prossime settimane.
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