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Gli affreschi “adottati” risplenderanno per Pasqua

Il lavoro di restauro degli affreschi del presbiterio dell'Abbazia di San Donato è quasi completato. Un intervento che anche i cittadini hanno sostenuto con le proprie donazioni

«Lavorare agli affreschi dell’Abbazia di San Donato è stato come ripercorrere cinquecento anni di storia dell’arte». Scende dall’impalcatura e si concede una pausa per ammirare ciò che lo circonda Gigi Reina, restauratore, titolare insieme al socio Michele Barbaduomo del Laboratorio San Gregorio di Busto Arsizio. Da poco più di due anni è impegnato quotidianamente, insieme ai suoi collaboratori nel restauro di questa piccola perla del Varesotto. L’intervento è quasi completato e Reina e la sua squadra sono soddisfatti del lavoro svolto.

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Per gli appassionati di storia e di arte, l’abbazia sestese è come un piccolo paese dei balocchi: al suo interno convivono testimonianze di epoche diverse e dettagli importanti, come la lavorazione delle pietre che riporta alla tradizione della scuola comacina o il ciclo di splendidi affreschi tra cui la piccola Madonna del Latte racchiusa in una colonna della navata centrale, la Madonna dei Limoni, o l’Ultima Cena di Giovanni Battista Tarilli fortemente ispirata al Cenacolo di Leonardo Da Vinci (il pittore Ticinese frequentò l’ambiente milanese e studiò i grandi maestri del Cinquecento).

Gli affreschi dell'Abbazia di San Donato

«Quando abbiamo iniziato – racconta Reina – le pitture erano molto buie e ricoperte da strati di nerofumo. In alcuni casi, come nell’Ultima cena del Tarilli, abbiamo mantenuto un piccolo riquadro per mostrare com’era la condizione dell’affresco prima del restauro. L’obiettivo era pulire, eliminare stuccature o residui di interventi precedenti, ricostruire solo dove possibile e infine restituire a queste opere i colori e lo splendore che avevano perduto».

In questi giorni i tecnici stanno ultimando il restauro del presbiterio. Un lavoro di precisione e pazienza che ha offerto anche qualche interessante scoperta per gli studiosi: «Esaminando le caratteristiche delle pitture dell’abside e la tecnica utilizzata – spiega il restauratore – siamo portati a credere che l’autore possa essere un altro rispetto a quanto creduto finora. Gli affreschi del catino erano stati attribuiti a Biagio Bellotti, ma l’autore potrebbe essere un altro, ad esempio il Magatti, varesino e attivo in questa zona». E non è tutto: «Dietro l’affresco alle spalle del coro ligneo e in altre pareti della chiesa, abbiamo trovato le tracce di pitture antecedenti, probabilmente del Quattrocento, che sono state ricoperte dalla pittura che oggi abbiamo restaurato».

L’abbazia sestese è davvero un luogo particolare e non solo per la sua valenza storica, architettonica e artistica ma anche per il legame la unisce ai cittadini. Il 21 aprile del 2012 un incendio, causato da un fulmine che colpì il campanile, provocò un’importante dispersione di fumo con un consistente deposito di polveri sulle pareti interne. L’attività di restauro partì immediatamente grazie anche al coinvolgimento di sestesi e non, che hanno voluto preservare la chiesa partecipando con piccole e grandi donazioni all’iniziativa “Adotta un affresco”, una sorta di crowfounding che ha permesso di raccogliere un importante contributo. Il costo totale degli interventi di restauro si aggira attorno ai 270mila euro: «Grazie alle donazioni siamo riusciti a coprire un terzo della spesa e siamo soddisfatti della risposta dei fedeli – ha commentato il prevosto Don Luigi Ferè -. Il costo di questo intervento è notevole e per questo ben venga ogni volontà di partecipare alla raccolta fondi». Sulle tempistiche Don Luigi rivela: «Contiamo di essere pronti per Pasqua con il Presbiterio, poi mancheranno alcune migliorie e mi piacerebbe inaugurare il tutto per la festa di San Donato a settembre».

di mariacarla.cebrelli@varesenews.it
Pubblicato il 10 Febbraio 2016
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