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Rosaria Torri è Cavaliere della Repubblica, il riconoscimento a un modo speciale di esserci

Da oltre venticinque anni il suo impegno a Luino attraversa volontariato, scuola, fragilità e relazioni. Un percorso costruito con delicatezza, ascolto e una capacità rara di avvicinare generazioni diverse

rosaria torri

Ci sono persone capaci di parlare alla propria generazione e, allo stesso tempo, di arrivare a quelle più giovani. Lo fanno senza bisogno di grandi discorsi, ma attraverso l’esempio, con la delicatezza dei gesti e quella capacità, tutt’altro che scontata, di far sentire l’altro accolto. Rosaria Torri è una di queste.

Chi l’ha incontrata negli anni a Luino, nelle tante realtà e nei progetti che l’hanno vista impegnata, conosce bene il suo modo di esserci: una parola buona, il tempo per ascoltare. E poi quella disponibilità a rimanere accanto alle persone, soprattutto quando sono più fragili, senza mai far pesare la propria presenza.

È forse proprio la cura il filo che tiene insieme tutto ciò che Rosaria ha costruito in oltre venticinque anni di impegno. Cura delle persone, delle relazioni, dei bambini, di chi resta solo, ma anche delle cose che possono avere una seconda vita e di quei legami di comunità che, se coltivati, riescono ancora a fare la differenza. Oggi quel lungo percorso trova un riconoscimento importante nella nomina a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Un’onorificenza che racconta molto più di un elenco di attività svolte. Perché dietro ci sono anni di volontariato, certo, ma soprattutto un’idea precisa: che nessuno abbia così poco da non poter dare qualcosa agli altri e che nessuno debba sentirsi in difetto quando, invece, ha bisogno di ricevere.

È il principio che sta alla base della Banca del Tempo Città di Luino, nata alla fine degli anni Novanta e costituita nel 2000, della quale Rosaria è presidente dal 2004. Qui la ricchezza non si misura in denaro, ma nelle ore, nelle capacità e nelle disponibilità che ciascuno può mettere in circolo. Una commissione fatta per qualcuno, una spesa, una competenza condivisa, qualche ora della propria giornata. Gesti apparentemente piccoli che diventano preziosi quando dall’altra parte c’è una persona che ne ha bisogno.

Una rete che ha mostrato tutta la sua importanza anche durante la pandemia, quando alla paura si è aggiunta per molti la solitudine. In quei mesi la Banca del Tempo ha continuato a mantenere vivi contatti e relazioni, cercando di rispondere alle necessità quotidiane e, soprattutto, di non lasciare sole le persone più fragili. Ma il percorso di Rosaria non si esaurisce nella Banca del Tempo.

C’è “Libri a piedi libero”, nato dal recupero di libri destinati al macero e dalla volontà di rimetterli in circolo, fino all’esperienza delle bibliocabine e del Tavolo per il Clima. C’è “La Chiocciola”, progetto avviato per recuperare mobili usati, restituire loro una nuova vita e farli arrivare a chi ne ha bisogno, diventato negli anni anche uno spazio di collaborazione e di educazione al lavoro per persone in situazioni di fragilità.

Ci sono poi le associazioni, le realtà sociali del territorio, la Comunità Operosa dell’Alto Verbano e una rete costruita nel tempo con la convinzione che fare comunità significhi prima di tutto mettere in relazione le persone, le loro capacità e i loro bisogni. E poi ci sono i bambini.

Per circa quindici anni Rosaria ha svolto attività di volontariato con i bambini della scuola elementare di Luino nello spazio Closlieu di Arno Stern, accompagnandoli attraverso il “gioco del dipingere”. Un luogo nel quale non conta realizzare il disegno più bello e non c’è un risultato da raggiungere, ma la possibilità di esprimersi liberamente attraverso il colore. È forse proprio nel rapporto con i più giovani che emerge uno degli aspetti più belli del suo impegno: la capacità di trasmettere il valore del volontariato senza trasformarlo in una lezione.

Rosaria non racconta soltanto che è importante esserci per gli altri. Lo mostra. Lo fa con quella delicatezza che permette di avvicinarsi senza invadere, di aiutare senza far sentire qualcuno in debito, di accogliere senza giudicare. E così riesce a far passare, anche a chi ha molti anni meno di lei, la passione per un volontariato che non ha bisogno di gesti straordinari per avere valore.

Perché prendersi cura di una comunità, alla fine, significa anche questo: accorgersi di chi si ha accanto. Fermarsi. Ascoltare. Dare il proprio tempo. E qualche volta semplicemente restare vicino.

La nomina a Cavaliere della Repubblica arriva oggi a riconoscere un percorso lungo più di venticinque anni. Dentro ci sono associazioni e progetti, libri salvati, mobili recuperati, ore donate, bambini accompagnati, persone sostenute nei momenti difficili. Ma ci sono anche tutte quelle cose che difficilmente trovano posto in un curriculum o nella motivazione di un’onorificenza: le parole dette sottovoce, il tempo regalato senza contarne le ore, una mano appoggiata sulla spalla quando serve.

Grazie “Rosi”.

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Pubblicato il 10 Settembre 2026
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