Turisti e seconde case fanno impennare i consumi d’acqua nel nord della provincia, lo dicono i dati degli acquedotti
Alfa ha registrato nei comuni lacuali un aumento della domanda del 30%, più alto di quello rilevato al centro e al sud del Varesotto. Un numero che dice quante persone ci sono davvero sul territorio, oltre a quelle iscritte all'anagrafe, nella stagione estiva
Per contare le persone che vivono in un territorio ci sono diversi modi. Il più ovvio è l’anagrafe, che però registra i residenti e non chi c’è davvero. Un altro, meno immediato ma sorprendentemente eloquente, è guardare quanta acqua esce dai rubinetti.
È quello che ha fatto Alfa, la società che gestisce il servizio idrico integrato in provincia di Varese, tirando le somme dell’estate appena conclusa. Il risultato: nei comuni più a nord della provincia, quelli affacciati sui laghi, la domanda d’acqua è cresciuta del 30% rispetto ai livelli ordinari.
Il dato che conta è il confronto
Preso da solo, un aumento estivo dei consumi non stupirebbe nessuno. Con il caldo si annaffia, si riempiono le piscine, ci si fa la doccia più spesso: succede ovunque, dalla Valcuvia alla pianura del Gallaratese.
Il punto interessante è un altro, e Alfa lo ha precisato: quel +30% dei comuni lacuali è più alto dell’incremento medio registrato nei comuni del centro e del sud della provincia. Se l’unico fattore in gioco fosse il comportamento dei residenti alle prese con il caldo, la crescita dovrebbe essere più o meno omogenea su tutto il territorio servito. Non lo è.
La differenza, secondo l’ipotesi della società, la fanno le persone in più. Turisti, in parte stranieri in parte “nostrani”, che affollano le sponde del Verbano e del Ceresio da giugno a settembre. E soprattutto proprietari di seconde e terze case, che per nove mesi l’anno tengono le imposte chiuse e in estate riaccendono la caldaia, aprono i rubinetti e riempiono il giardino.

Ranco, il caso limite: da 1.200 a 2.000
Il comune che meglio racconta il fenomeno è Ranco, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore. La popolazione gravitante può arrivare a pesare per il 60%, e nei periodi di massima concentrazione turistica, ipotizzando che tutte le seconde case siano occupate contemporaneamente, il paese potrebbe toccare i 2.000 abitanti a fronte di circa 1.200 residenti stanziali.
Sono ottocento persone in più. Ottocento docce, ottocento sciacquoni, ottocento innaffiature serali, concentrate nelle stesse settimane e sulla stessa rete che per il resto dell’anno ne serve milleduecento. I documenti comunali precisano che si tratta di una stima teorica di massimo affollamento, non di una conta reale, ma l’ordine di grandezza è quello. E la rete idrica se ne accorge prima di chiunque altro.
Non è un’eccezione isolata. La stessa dinamica, con intensità diverse, interessa buona parte dei comuni rivieraschi del nord della provincia, dove il divario tra popolazione residente e popolazione effettivamente presente si allarga puntualmente con la bella stagione.
Il paradosso: più consumi proprio dove l’acqua è più fragile
Qui sta il cortocircuito. La parte della provincia che d’estate consuma di più è anche quella idricamente più vulnerabile. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non è la pianura a soffrire per prima la siccità, ma il nord montuoso e ricco di sorgenti: come ha spiegato a VareseNews il direttore tecnico di Alfa Fabio Bandera, le sorgenti di montagna si appoggiano a rocce fratturate che trattengono poca acqua e si svuotano in fretta, mentre il sud della provincia, alimentato soprattutto dai pozzi, reagisce ai cambiamenti con tempi molto più lunghi.
E il 2026 non è stato un anno facile. A fine luglio Alfa registrava un deficit idrico intorno al 19% rispetto alla media storica, lontano dal quasi 40% della crisi del 2022-2023 ma preoccupante per come si era formato: fino ai primi di giugno la provincia era perfettamente in media, poi l’intero divario si è accumulato in due mesi. Non manca solo la pioggia, cade male: scrosci violenti e concentrati che scivolano via in superficie senza ricaricare falde e sorgenti.
I lavori fatti per arrivare preparati
Il picco estivo, insomma, arriva su un sistema già teso. È anche per questo che negli ultimi anni Alfa ha lavorato soprattutto su un principio: collegare tra loro acquedotti che prima viaggiavano separati, così che un comune in difficoltà possa ricevere acqua da uno vicino che ne ha.
Nell’aprile 2025 il gestore ha completato cinque interconnessioni nel nord del Varesotto, per un investimento di 2,3 milioni di euro: all’Alpe Tedesco di Cuasso al Monte, tra Cremenaga e Cadegliano Viconago, tra Masciago Primo e Bedero Valcuvia, tra Montegrino Valtravaglia e Grantola, tra Cuveglio e Rancio Valcuvia. Complessivamente, dal 2023 a oggi, Alfa dichiara 2,7 milioni investiti tra collegamenti, ammodernamento delle sorgenti e ricostruzione della presa lago di Ponte Tresa sul Ceresio, la seconda insieme a quella di Leggiuno sul Verbano. Proprio la diversificazione delle fonti, laghi compresi, è l’altro pilastro della strategia.
A questo si aggiunge il capitolo perdite: un progetto da circa 30 milioni finanziato dal PNRR, chiuso a giugno 2026, ha permesso di sostituire tratti di rete ammalorati, installare migliaia di contatori intelligenti e suddividere la rete in sotto-bacini per individuare le dispersioni, con il supporto della ricerca satellitare.
Quel 30% dice anche altro
Il picco stagionale non chiede alle reti soltanto più acqua: chiede di erogarne di più mantenendo pressione e qualità costanti, in impianti dimensionati su paesi che per gran parte dell’anno hanno una frazione delle persone che si trovano a servire ad agosto. È un problema di infrastruttura, ma anche di programmazione, e riguarda un pezzo di provincia che sul turismo lacuale ha costruito la propria economia.
Alla fine, quel +30% racconta qualcosa che nessun registro comunale mette a verbale: quante persone il Varesotto del nord ospita davvero quando arriva l’estate. E quanto costa, in termini di infrastrutture, essere un territorio che d’inverno si spegne parzialmente e a luglio si riaccende tutto insieme.






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