A 115 anni dal furto della Gioconda, la cronaca continua a fare strani scherzi a Vincenzo Peruggia
Il 21 agosto 1911 il dumentino portava via la Gioconda dal Louvre. Nel Varesotto quella storia torna puntualmente ogni anno, ma negli ultimi tempi il calendario sembra divertirsi a costruire curiose coincidenze: nel 2025 un nuovo colpo al museo parigino, quest’anno il furto di Messina appena sei giorni prima della data
Ogni 21 agosto, nel Varesotto e in particolare in Valdumentina, torna una storia che qui non ha mai davvero smesso di essere raccontata: quella di Vincenzo Peruggia, l’uomo che nel 1911 rubò la Gioconda al Louvre.
Sono passati 115 anni esatti da quel giorno e il nome del decoratore emigrato in Francia continua a conservare, da queste parti, qualcosa di diverso rispetto a ciò che rappresenta nel resto del mondo. Per tutti è l’uomo del più celebre furto della storia dell’arte; nel Varesotto è anche un personaggio profondamente legato al territorio, alle sue valli e a un racconto che negli anni si è arricchito di libri, documentari, ricostruzioni e perfino leggende.
Quest’anno la storia di Peruggia torna mentre è ancora freschissima un’altra notizia di opere d’arte trafugate da un museo. La sera di ferragosto, appena sei giorni prima del 21 agosto, dal Museo regionale interdisciplinare di Messina sono state sottratte quattro opere attribuite ad Antonello da Messina: tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio e una piccola tavola bifronte. Altre due tavole, inizialmente rimosse, sono state abbandonate all’esterno durante la fuga. Le quattro opere risultano ancora al centro delle ricerche degli investigatori.
Messina e Peruggia sono, naturalmente, due storie lontanissime tra loro. A metterle vicine, almeno sulle nostre pagine, è soltanto il calendario. E la curiosità aumenta pensando che non è nemmeno la prima volta, negli ultimi tempi, che la cronaca finisce per incrociare la vecchia storia del dumentino.
Il 19 ottobre 2025, infatti, il Louvre era tornato sulle prime pagine dei giornali per un altro clamoroso colpo. Una banda era riuscita a entrare nella Galleria d’Apollon e a portare via in pochi minuti nove gioielli napoleonici. Una storia completamente diversa da quella del 1911, per modalità, protagonisti e oggetti trafugati, ma con un dettaglio che nel Varesotto non poteva passare inosservato: il teatro era ancora una volta proprio il Louvre.
Il dumentino aveva trent’anni quando rubò il capolavoro di Leonardo. Nato nel 1881 ed emigrato in Francia in cerca di lavoro, aveva lavorato anche al Louvre e ne conosceva gli ambienti. Il 21 agosto 1911 riuscì a impossessarsi della tavola e a portarla fuori dal museo. La scomparsa venne scoperta e da quel momento cominciò una caccia destinata a durare più di due anni.
Il quadro riapparve soltanto nel dicembre del 1913, quando Peruggia si presentò a Firenze e contattò l’antiquario Alfredo Geri. La Gioconda venne riconosciuta e Peruggia arrestato. Il dipinto rimase ancora per un breve periodo in Italia, dove fu esposto prima di tornare definitivamente al Louvre.
La spiegazione che Peruggia diede del proprio gesto contribuì non poco alla fortuna successiva del personaggio. Sostenne di aver agito per patriottismo, con l’intenzione di restituire all’Italia un’opera che riteneva fosse stata sottratta dai francesi ai tempi di Napoleone. È la versione che accompagna da sempre il racconto di Peruggia e che contribuì a costruire attorno alla sua figura, soprattutto in Italia, quell’immagine a metà tra il ladro d’arte e il patriota che ancora oggi riaffiora quando si torna sulla sua storia.
Nel Varesotto quella vicenda ha trovato inevitabilmente una vita ancora più lunga. Non soltanto perché Peruggia era nato qui, ma perché attorno alla Gioconda si sono accumulate negli anni memorie e racconti locali. C’è persino la storia, mai dimostrata e ormai entrata nella leggenda, secondo cui il quadro durante i due anni della sua scomparsa sarebbe passato proprio da queste valli. In Val Veddasca, a Cadero, è nato anche un piccolo museo dedicato alla Monna Lisa, dove la vicenda storica e le suggestioni cresciute intorno al quadro continuano a intrecciarsi.
È anche per questo che il 21 agosto non passa mai del tutto inosservato da queste parti. Non perché si celebri un furto, naturalmente, ma perché quella data segna uno dei momenti in cui una piccola porzione della provincia di Varese finì improvvisamente dentro una storia mondiale.
Quest’anno sono 115 anni esatti e la storia di Vincenzo Peruggia sarebbe tornata comunque, come accade puntualmente sulle nostre pagine. A renderne curioso il racconto, questa volta, ci ha pensato il calendario: nell’ottobre scorso un nuovo furto proprio al Louvre e, appena sei giorni fa, il colpo al museo di Messina.
Due vicende che con Peruggia non hanno nulla a che fare, se non per quegli strani incroci che ogni tanto la cronaca costruisce con le storie del passato.










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