Siccità in Lombardia, il deficit idrico supera il 50%: “Situazione sotto controllo, no allo stato d’emergenza”
Gli assessori regionali Beduschi e Sertori fanno il punto sulla risorsa idrica: la severità è alta, ma non ricorrono i presupposti tecnici per la dichiarazione di crisi. Resta l'osservato speciale il comparto risicolo alimentato dal Lago Maggiore e dal Ticino
Nonostante un deficit idrico regionale che ha raggiunto il 50,8% rispetto alla media storica, in Lombardia non si configurano attualmente le condizioni normative e tecniche per la dichiarazione dello stato di crisi o di emergenza di rilievo nazionale.
A chiarire la posizione di Palazzo Lombardia sono gli assessori regionali all’Agricoltura, Alessandro Beduschi, e alle Risorse idriche, Massimo Sertori, a seguito delle valutazioni emerse dal monitoraggio delle condizioni meteoclimatiche e dagli indicatori elaborati dall’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici del Distretto del Fiume Po.
La distinzione tra severità e stato d’emergenza
Il quadro complessivo del distretto padano è stato classificato a livello di “Severità Idrica Alta”, il gradino più elevato del sistema di monitoraggio nazionale. Tuttavia, la giunta regionale precisa che una condizione di deficit marcato non coincide automaticamente con l’attivazione della procedura straordinaria di Protezione Civile.
«Il Codice della Protezione Civile – spiegano Beduschi e Sertori – prevede che lo stato di emergenza sia riservato a situazioni di intensità tale da non poter essere affrontate con strumenti ordinari e che richiedano poteri in deroga. Oggi i dati indicano una situazione critica, ma il sistema integrato dei grandi laghi e degli invasi alpini, unitamente al coordinamento tra enti gestori e consorzi di bonifica, sta garantendo la continuità degli usi civili, agricoli e produttivi senza interruzioni generalizzate».
Soffre il Pavese, monitorato il bacino del Lago Maggiore
Sul fronte delle campagne, le temperature elevate e la scarsità di precipitazioni registrate nel corso del 2026 stanno creando sofferenze a macchia di leopardo, senza però configurare un danno irreversibile e diffuso su scala regionale.
L’area di maggiore criticità è rappresentata dal comparto risicolo del Pavese e della Lomellina, il cui approvvigionamento dipende direttamente dalle derivazioni alimentate dal Lago Maggiore e dal fiume Ticino. Per le singole imprese agricole che stanno registrando perdite di produzione, la Regione ricorda l’operatività degli strumenti ordinari di gestione del rischio, tra cui il fondo mutualistico nazionale AgriCat e le risorse del Fondo di Solidarietà Nazionale (D.Lgs. 102/2004).
L’evoluzione meteorologica e le riserve idriche continueranno a essere vagliate su base giornaliera in raccordo con ARPA Lombardia, le autorità di bacino e le organizzazioni di categoria per adeguare tempestivamente le misure di gestione della risorsa.






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