Don Luciano, una lettera aperta dei parrocchiani: “La sua storia a Sesto Calende avrebbe potuto avere un finale diverso?”
Un gruppo di fedeli interviene pubblicamente sulla conclusione del ministero di don Luciano. Nella lettera vengono ripercorse le comunicazioni della Diocesi e dello stesso sacerdote e viene posta una domanda: se i «nodi complessi» fossero stati affrontati e risolti, la vicenda avrebbe potuto concludersi diversamente?
«È una decisione che rispettiamo. Ma è altrettanto naturale domandarsi se, qualora quei nodi fossero stati affrontati e progressivamente risolti, la storia di don Luciano a Sesto Calende avrebbe potuto avere un finale diverso».
È questo uno dei passaggi centrali della lettera aperta firmata da un gruppo di parrocchiani della Comunità Pastorale “Sant’Agostino” di Sesto Calende, che interviene pubblicamente sulla conclusione del ministero di don Luciano in città. Nel documento, consegnato alla Pro Loco di Sesto Calende e trasmesso agli organi di informazione su richiesta degli estensori, vengono ripercorse le comunicazioni diffuse nelle ultime settimane e proposta una riflessione sulle circostanze che hanno portato alla sua partenza.
Di seguito il testo integrale:
Cari Parrocchiani, cari Cittadini,
prima di ogni altra considerazione, sentiamo il dovere di esprimere un sentimento condiviso da moltissimi cittadini di Sesto Calende. In questi tre anni don Luciano non è stato semplicemente il parroco della nostra Comunità Pastorale. È stato un punto di riferimento umano e spirituale per credenti e non credenti, per chi frequentava la Chiesa e per chi, da tempo, se ne era allontanato.
Con il suo stile semplice, autentico e disponibile all’ascolto, ha costruito relazioni sincere con famiglie, giovani, anziani, associazioni, volontari, istituzioni e con tanti cittadini. Ha promosso una Chiesa aperta, partecipata e vicina alle persone, valorizzando il ruolo dei laici e favorendo un clima di collaborazione e fiducia. Questo è il patrimonio più prezioso che lascia alla nostra Comunità: relazioni, dialogo, partecipazione e spirito di servizio. Proprio nel rispetto di questo patrimonio sentiamo il dovere di condividere una ricostruzione serena dei fatti che hanno portato alla conclusione del suo ministero, anche alla luce delle diverse interpretazioni circolate nelle ultime settimane.
Nella sua lettera alla Comunità, don Luciano ha spiegato che la decisione di lasciare Sesto Calende nasceva dalla presenza di “nodi complessi” che avevano messo a dura prova la sua salute e il suo equilibrio personale. Successivamente, don Franco Gallivanone, Vicario Episcopale della Zona di Varese, ha comunicato che l’Arcivescovo, d’intesa con lui, aveva chiesto a don Luciano di intraprendere un diverso servizio pastorale, ritenendo questa la scelta più opportuna per tutelarne la salute.
Infine, nella comunicazione letta al Consiglio Pastorale e al Consiglio per gli Affari Economici, è stato chiarito che tali “nodi” riguardavano aspetti gestionali, amministrativi e l’utilizzo degli spazi. Da questi documenti emerge che la conclusione del ministero di don Luciano non è dipesa esclusivamente da una sua scelta personale, ma anche da una valutazione della Diocesi che, nelle condizioni esistenti, fosse necessario interrompere il suo servizio per tutelarne la salute.
È una decisione che rispettiamo. Ma è altrettanto naturale domandarsi se, qualora quei nodi fossero stati affrontati e progressivamente risolti, la storia di don Luciano a Sesto Calende avrebbe potuto avere un finale diverso. Questa riflessione non vuole alimentare polemiche, ma invitare tutta la Comunità a guardare con consapevolezza a quanto accaduto. La vicenda di don Luciano ricorda che chi, con responsabilità e per il bene comune, porta alla luce problemi e difficoltà non dovrebbe essere lasciato solo.
Una comunità cristiana è chiamata a condividere il peso delle fatiche e a cercare insieme le soluzioni.
L’augurio è che il bene seminato da don Luciano continui a portare frutto. Il patrimonio umano, spirituale e relazionale costruito in questi anni appartiene oggi all’intera Comunità Pastorale e alla città di Sesto Calende. Custodirlo e farlo crescere è responsabilità di tutti noi.
Un gruppo di Parrocchiani della Comunità Pastorale “Sant’Agostino” di
Sesto Calende









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