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Porto Valtravaglia, “Coltivare inclusione” chiude con 21 giovani formati, un tirocinio e un’assunzione

Il progetto della Fondazione Asilo Mariuccia ha coinvolto adolescenti italiani e stranieri in percorsi di florovivaistica e agricoltura sociale con risultati concreti sul fronte dell'inserimento lavorativo

Generico 15 Jun 2026

Si è svolto questa mattina a Porto Valtravaglia l’evento conclusivo di “Coltivare inclusione”, il progetto promosso dalla Fondazione Asilo Mariuccia che negli ultimi mesi ha coinvolto decine di adolescenti in percorsi di formazione professionale legati alla florovivaistica e all’agricoltura sociale. Un’iniziativa nata per contrastare il fenomeno dei Neet e offrire opportunità concrete a ragazzi in situazioni di fragilità, abbandono scolastico o difficoltà di inserimento lavorativo.

L’incontro ha rappresentato l’occasione per fare il punto sui risultati raggiunti da un progetto che ha coinvolto complessivamente 55 giovani italiani e stranieri, tra cui minori stranieri non accompagnati e ragazzi di seconda generazione. Di questi, 30 si sono iscritti ai percorsi formativi, 21 hanno completato il corso, tre sono stati avviati a un tirocinio e uno ha già ottenuto un’assunzione.

Formazione e inclusione attraverso il lavoro

Il progetto è stato realizzato presso il polo educativo della Fondazione Asilo Mariuccia a Porto Valtravaglia, grazie al sostegno del bando Emblematico Provinciale di Fondazione Cariplo e Fondazione Comunitaria del Varesotto. Centrale è stata la collaborazione con il Consorzio Castanicoltori di Brinzio, che ha contribuito alle attività laboratoriali dedicate alla castanicoltura.

L’obiettivo era quello di offrire ai ragazzi un percorso pratico e concreto, capace di restituire motivazione, competenze e fiducia attraverso il lavoro e il contatto con la natura.

«L’apprendimento passa dal fare»

Durante il convegno conclusivo è intervenuta Emanuela Baio, presidente della Fondazione Asilo Mariuccia, che ha sottolineato il valore educativo dell’esperienza.

«Per Fondazione Asilo Mariuccia, il reinserimento formativo di questi ragazzi richiede approcci concreti, esperienziali e fortemente legati al territorio. Nei laboratori, lo studio teorico lascia spazio all’apprendimento attraverso il fare: puntualità, rispetto delle regole, sicurezza, collaborazione e responsabilità diventano strumenti educativi fondamentali per ricostruire senso di autoefficacia e prospettive future» ha spiegato.

La presidente ha poi evidenziato il significato dei risultati raggiunti: «Aver completato ventuno percorsi formativi, avviato tre tirocini e ottenuto una assunzione è per noi un risultato che attesta la concreta capacità della Fondazione di agire lì dove il bisogno è più profondo e più difficile da raggiungere».

Visconti: «Coltivare inclusione è una necessità»

Sul tema dell’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro è intervenuto anche Federico Visconti, presidente della Fondazione Comunitaria del Varesotto.

«Che i rapporti tra i giovani e il mondo del lavoro siano problematici è sotto gli occhi di tutti. Che il fenomeno dei Neet si configuri come la punta dell’iceberg va messo in conto» ha osservato, richiamando la necessità di una risposta condivisa da parte della società civile.

Secondo Visconti, esperienze come quella realizzata a Porto Valtravaglia dimostrano l’importanza di partire dai bisogni concreti e di valutare i risultati ottenuti: «Fondazione Asilo Mariuccia, con Fondazione Comunitaria e con gli altri partner, lo ha fatto e la giornata di oggi ben rappresenta la strada percorsa insieme. Avanti con coraggio e determinazione: coltivare inclusione non è un’opzione, ma una necessità».

«Ci sono ferite che si curano solo insieme»

Particolarmente significativa anche la testimonianza di Emidio Musacchio, psicologo e responsabile del polo educativo di Porto Valtravaglia, che ha raccontato il percorso vissuto dagli educatori accanto ai ragazzi.

«Lavorare con questi ragazzi ha trasformato anche noi. Ci ha obbligati a rimettere in discussione i nostri linguaggi, a reinventare modi di ingaggiare chi fatica a fidarsi, a creare spazi in cui un ragazzo potesse esistere senza sentirsi giudicato» ha affermato.

Per Musacchio, il progetto ha mostrato come l’inclusione sia possibile soltanto attraverso una rete educativa ampia e condivisa: «In questo incontro tra comunità educativa e territorio abbiamo scoperto che ci sono ferite che possono essere curate solo insieme: istituzioni, educatori, famiglie, scuola, associazioni e i ragazzi stessi».

Un fenomeno che riguarda migliaia di giovani

L’esperienza di Porto Valtravaglia si inserisce in un contesto più ampio. In Lombardia, secondo i dati richiamati durante il convegno, sono circa 157 mila i giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi. Una condizione che colpisce in modo particolare i ragazzi più vulnerabili e quelli con background migratorio.

Proprio per questo, i promotori vedono in “Coltivare inclusione” un modello replicabile di educazione al lavoro e accompagnamento verso l’autonomia, capace di trasformare il territorio in una risorsa educativa e professionale.

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Pubblicato il 17 Giugno 2026
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