Il Consiglio di Stato del Canton Ticino boccia la tassa sulla salute. Astuti e Alfieri: “Ristorni a rischio”
La perizia commissionata dal Consiglio di Stato ticinese qualifica il contributo sanitario previsto dall'Italia come un'imposta e ne evidenzia il possibile contrasto con gli accordi fiscali che regolano il lavoro dei vecchi frontalieri
La presa di posizione ufficiale del Consiglio di Stato del Canton Ticino sulla cosiddetta “tassa sulla salute” rafforza le critiche avanzate nei mesi scorsi dal Partito Democratico contro il contributo sanitario che Regione Lombardia punta a introdurre per i vecchi frontalieri. Dopo la pubblicazione della perizia giuridica commissionata dalle autorità ticinesi, il consigliere regionale Samuele Astuti e il senatore Alessandro Alfieri chiedono a Governo e Regione di fermare il percorso che potrebbe portare, dopo settembre, al prelievo del 3% sui redditi dei lavoratori frontalieri storici.
«Abbiamo sempre sostenuto che il prelievo fiscale dalle tasche dei vecchi frontalieri riferito alla sanità si configura come una vera e propria tassa. E abbiamo aggiunto che così mettiamo a rischio la tenuta dei ristorni. Ma non siamo stati ascoltati, né a Roma, né a Milano. Ora le conseguenze stanno arrivando come uno tsunami. Non ci resta che chiedere a Governo e Regione di fermarsi, altrimenti la situazione diventerà ingestibile» commentano i due esponenti dei Democratici.
Nelle prossime settimane il Governo ticinese discuterà la questione con l’Autorità federale competente e, infine, deciderà in merito al versamento all’Italia dei ristorni.
La perizia del Canton Ticino
Il Consiglio di Stato ticinese ha reso noto di aver commissionato una valutazione specialistica sulla misura approvata dal Parlamento italiano e destinata ai cosiddetti “vecchi frontalieri”. Le conclusioni sono nette: il contributo sanitario deve essere considerato «a tutti gli effetti un’imposta» e la sua applicazione potrebbe configurare una violazione degli accordi fiscali tra Svizzera e Italia.
Secondo il governo cantonale, il nuovo Accordo sull’imposizione dei frontalieri stabilisce infatti che per i lavoratori rientranti nella categoria dei vecchi frontalieri il diritto di imposizione sul reddito da lavoro dipendente spetti esclusivamente alla Svizzera.
Per questo motivo il Consiglio di Stato ha chiesto una perizia al professor Pascal Hinny, ordinario di diritto tributario all’Università di Friburgo. Lo studio ha concluso che l’applicazione della “tassa sulla salute” rappresenterebbe una violazione dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri o della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Svizzera e Italia.
Nella valutazione del docente emerge un punto centrale: se il contributo sanitario viene qualificato come imposta, come sostiene la perizia, l’Italia non potrebbe applicarlo ai redditi da lavoro dei vecchi frontalieri senza entrare in conflitto con gli accordi internazionali in vigore.
“Confermate tutte le nostre preoccupazioni”
Per Astuti e Alfieri il pronunciamento ticinese conferma quanto denunciato fin dall’inizio del dibattito.
«Nel testo si scrive chiaramente che il provvedimento è a tutti gli effetti un’imposta e che lo stesso Consiglio di Stato ha ravvisato una potenziale violazione del nuovo Accordo sull’imposizione dei frontalieri, che prevede che soltanto in Svizzera si possano percepire imposte sul lavoro dipendente dei vecchi frontalieri. La situazione è stata fatta analizzare anche da un docente ordinario della cattedra di diritto tributario all’Università di Friburgo, che ha confermato tutto: si tratta di una tassa che l’Italia intende prelevare e per questo stesso motivo viola gli accordi. E adesso Svizzera e Cantone Ticino decideranno cosa fare in merito ai ristorni» commentano Samuele Astuti e Alessandro Alfieri.
Il nodo dei ristorni ai Comuni
La questione non riguarda soltanto i lavoratori frontalieri. Nella nota diffusa dal Canton Ticino si legge infatti che, dopo il confronto con le autorità federali svizzere, il governo cantonale deciderà come comportarsi riguardo al versamento dei ristorni all’Italia.
È proprio questo uno degli aspetti che preoccupa maggiormente gli esponenti democratici, che temono ripercussioni dirette sui bilanci dei Comuni di confine: «Ora i rischi sono due: che saltino i ristorni, mettendo seriamente a rischio i bilanci di decine di nostri piccoli e medi comuni di frontiera, governati da Giunte di sinistra e di destra. Oppure che salti l’intero accordo e qui non vogliamo neanche immaginare gli scenari che si apriranno. Invitiamo pertanto il Ministro Giorgetti e il presidente Fontana a valutare attentamente se continuare su questa china o abbandonare la strada, sbagliata, dannosa, intrapresa».
Secondo il Pd, il pronunciamento del Canton Ticino rappresenta quindi un segnale politico e giuridico che non può essere ignorato. Con Regione Lombardia orientata ad avviare il nuovo contributo sanitario entro la fine dell’estate, il confronto tra Italia e Svizzera sul futuro della fiscalità dei frontalieri si annuncia destinato a intensificarsi nelle prossime settimane.






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