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Vivere a 99 anni, a Materia la ricetta di Charly Zenger: “Seguire l’istinto, muoversi sempre, osservare e imparare”

Golfista, alpinista e viaggiatore: ogni giorno lunghe camminate all'aria aperta. Prossimi obiettivi: “Cominciamo ad arrivare a 101 anni". Con lui in studio anche Fabio Sardini, autore del libro Il viaggio di una vita

Generico 25 May 2026

Novantanove anni compiuti da appena un giorno, una lucidità sorprendente e uno sguardo ancora pieno di curiosità verso il mondo. Negli studi televisivi di Varesenews, durante la puntata della rubrica La Materia del Giorno dedicata al tema “Vivere a 99 anni”, Charly Zenger ha raccontato la propria esistenza con il tono pacato di chi ha attraversato quasi un secolo di storia senza perdere il gusto dell’avventura.

Accanto a lui Fabio Sardini, amico e autore del libro biografico Il viaggio di una vita, nato quasi per caso dai racconti ascoltati durante viaggi e serate trascorse insieme. Ne è uscita una conversazione intensa, fatta di ricordi, insegnamenti e riflessioni sulla felicità, sul dolore e sul modo di affrontare il tempo che passa.

«Come si sta a novantanove anni?» è stata la prima domanda rivolta a Zenger. La risposta ha subito dato il tono dell’intera intervista: «A novantanove anni sicuramente è un traguardo che non è che ho voluto raggiungere. Ci sono arrivato perché mi sono comportato secondo le mie idee. E le idee di base erano mangiare poco, bere poco e pensare poco».

Poi il sorriso ironico, quasi a stemperare la profondità del concetto: «Non è che non penso, ma non approfondisco sempre tutto. Osservo, guardo quello che succede e cerco di imparare. La regola importante è essere leggeri nella vita».

La leggerezza, appunto. Una parola che ritorna spesso nel racconto di Charly, nato nel 1927, cresciuto negli anni della guerra e diventato negli anni uno dei golfisti più importanti della sua categoria, non solo in Europa. Ma la sua vita non è stata fatta soltanto di golf.

Prima il lavoro nella gioielleria di famiglia, poi il trasferimento a Ginevra dallo zio, quindi la montagna, le scalate, i fiumi affrontati in kayak e i viaggi in giro per il mondo. Una vita piena, vissuta con l’entusiasmo di chi non ha mai smesso di sentirsi in movimento.

Il ricordo più bello? Non ha dubbi: «Il viaggio di nozze». Charly racconta di aver conosciuto la moglie sciando e di averla sposata nel 1951 nella chiesa della Madonna del Sasso, a Locarno. Quando parla di lei la voce cambia tono, si fa più morbida.

«Ho avuto la fortuna di conoscere una donna eccezionale. Mi ha lasciato vivere come volevo io, ci siamo voluti molto bene. Sessantuno anni di matrimonio felice. La felicità l’ho conosciuta con lei».

Nel corso dell’intervista emerge anche il confronto tra il mondo di ieri e quello di oggi. «La gente è cambiata – osserva –. Una volta incrociavi qualcuno e ti salutava, magari facevi due parole. Adesso la gente è più chiusa, più introversa». Alla domanda sulle responsabilità dei social network, abbozza un sorriso: «Io non li uso molto. Sempre per il discorso del non pensare troppo».

Fabio Sardini ascolta e annuisce. È lui a spiegare come sia nato il libro: «Eravamo spesso in viaggio insieme, la sera lui raccontava episodi incredibili della sua vita. A un certo punto mi sono detto: perché non farne un libro?».

Scriverlo, racconta, è stato un viaggio emotivo: «Mi sono emozionato in ogni capitolo. Continuavo a chiedermi come avesse fatto quest’uomo a vivere tutte queste esperienze. Io lo chiamo “l’alieno sceso in terra”».

E in effetti il racconto di Zenger sembra attraversare più vite insieme. Le scalate sul Cervino e sul Monte Rosa, i ventidue “quattromila” conquistati, i fiumi impetuosi percorsi in kayak. «Non facevamo laghi tranquilli – racconta divertito –. Solo fiumi violenti».

Poi però arriva anche il tema del dolore. La guerra vissuta da bambino, il padre richiamato al confine del Reno, la madre costretta a crescere da sola i figli, la perdita della moglie e dei fratelli.

Generico 25 May 2026

«Come si superano i momenti difficili?» gli viene chiesto. E ancora una volta la risposta è semplice: «Affrontandoli. Senza lasciarsi trascinare. Cercando di risolvere le situazioni che si possono risolvere».

C’è anche spazio per i consigli ai giovani. «Essere se stessi, non copiare gli altri. Sviluppare la propria personalità». Ma soprattutto imparare ad ascoltare l’intuito: «Quando senti un intuito devi seguirlo. È qualcosa che viene da lontano, da esperienze accumulate nel tempo. Se arriva, va ascoltato».

Uno dei passaggi più intensi arriva quando si parla di futuro. A quasi cent’anni, quale sogno resta ancora da realizzare?

«Arrivare ai centouno» risponde senza esitazioni.

Non ai cento. Ai centouno. Perché, racconta sorridendo, il traguardo deve essere sempre un po’ più avanti. «Ai cento non voglio fare festa. Voglio farla ai centouno».

E mentre in studio si ride, Fabio Sardini aggiunge un aneddoto che racconta bene lo spirito di Charly. Il libro era già pronto per la stampa quando arrivò la telefonata della nipote dall’ospedale: erano nati due pronipoti. «Fermammo tutto – ricorda Sardini – per aggiungere un capitolo». Quando gli spiegò che un giorno quei bambini avrebbero letto la sua storia, Charly rispose: «No, non la leggeranno. Gliela racconterò io».

Forse è proprio questo il segreto della sua longevità: continuare a guardare avanti. Sempre.

E anche oggi, a novantanove anni, Charly Zenger continua a camminare per ore, a fare stretching ogni mattina e a percorrere a piedi il tragitto tra Locarno e Re, una tradizione che porta avanti da decenni.

Prima di salutare il pubblico, lascia ancora un’ultima immagine: quella di un uomo che non si è mai fermato davvero. «Bisogna stare fuori dal gregge» dice. E tutta la sua vita, in fondo, sembra essere stata esattamente questo.

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Pubblicato il 26 Maggio 2026
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