Le 72 ore di libertà di Elia Del Grande: in auto da Alba fino a Cadrezzate, poi la fuga fino alla cattura
La ricostruzione delle prime ore di fuga dalla mensa Caritas nella cittadina piemontese fino a casa. Una sortita che è valsa al cinquantenne quasi tre giorni passati lontano dalla casa lavoro senza lasciare tracce. Poi quella serie di reati che hanno portato all'arresto
È un’amica di Angera, a quanto pare una frequentazione intima non di vecchia data, che vive in città.
Ha dato un passaggio probabilmente inconsapevole a Elia Del Grande il giorno di Pasqua, in auto, dalla città piemontese di Alba dove l’uomo era internato in regime di «casa lavoro» – una delle misure di sicurezza maggiormente afflittive per chi, nonostante abbia pagato i conti con la giustizia penale, sia ritenuto socialmente pericoloso – fino a Cadrezzate.
È questa l’ipotesi più accreditata che emerge, un primissimo quadro che dovrà venir vagliato dai magistrati che stanno indagando sulla fuga di Del Grande, sui possibili favoreggiamenti che possano aver concorso ad aiutare l’inosservanza della misura di sicurezza cui l’uomo era sottoposto.
Le indagini di cui si fa parola dunque non sono sui gravi episodi che la Procura di Varese imputa a Del Grande, cioè la rapina aggravata dell’auto attraverso il ferimento di un’anziana, e la resistenza a pubblico ufficiale e le lesioni ad un sottufficiale dei carabinieri che ha cercato, riuscendoci, a fermare l’auto su cui viaggiava il fuggitivo, auto che ha eluso un posto di controllo mentre era già pedinata da una macchina civetta, dunque in borghese, che ha fatto da “tappo“ quando la Cinquecento ha fatto per accostare entrando in un viottolo.
La “procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive” riguarda invece un’indagine su cui sta lavorando la Procura di Alba, come hanno informato i media piemontesi, sul ruolo avuto dalla donna che ha caricato in auto Del Grande per il “passaggio“ verso Cadrezzate.
Non è chiaro in che modo i due fossero venuti in contatto e come abbiano fatto ad accordarsi circa l’appuntamento, ma è certo che si conoscessero: è possibile che l’idea di Del Grande di lasciare la mensa Caritas dove stava in custodia al solo cappellano sia maturata proprio in quel preciso momento, un pensiero materializzatosi nella richiesta di un innocuo passaggio verso casa, magari accampando una semplice scusa legata ad un rientro nella struttura carceraria non in giornata.
Dopo l’arrivo a Cadrezzate nel tardo pomeriggio di Pasqua, Elia sarebbe riuscito a far perdere le sue tracce.
E lo ha fatto riuscendo nell’ulteriore impresa di guadagnare tempo assicurando al sacerdote, con un messaggio sul telefono, che sarebbe rientrato in Casa lavoro per le 19 (l’obbligo di rientro era per le 21, come conferma il su legale, l’avvocato Cristina Bono). C’è da pensare che la fuga sia stata interrotta dalla necessità di dover allontanarsi dal centro abitato, di darsi alla macchia, come ha fatto durante le due settimane di novembre, nascondendosi fra i canneti e sfruttando le conoscenze del territorio (questa è l’ipotesi su cui molti in paese scommettono, a partire dal primo cittadino).
Poi la decisione di sfruttare un mezzo a motore forse con l’intento di muoversi fra i laghi minori e il Verbano.
Lago sul quale Angera si affaccia.
(nella foto, il luogo dove è avvenuto l’arresto, nel primo pomeriggio di mercoledì)










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