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Il caso del chiosco di Taino: “Un’opera da 600.000 euro tra ritardi, costi triplicati e dubbi sulla gestione”

L’analisi del consigliere Lorenzo Giudici scuote il dibattito politico in vista dell’Open Day del 16 aprile: "Payback pubblico stimato tra 75 e 120 anni. Un investimento a fondo perduto"

Da Taino ad Angera

Un’analisi durata tre anni, basata su atti ufficiali e cifre che fotografano un iter amministrativo complesso e, per certi versi, paradossale. Al centro del dibattito c’è il nuovo Punto di Ristoro del Parco dei Quattro Punti Cardinali, un’opera pubblica iniziata nel 2021 e giunta a conclusione solo nel marzo 2026, dopo quasi cinque anni di cantieri.

Il consigliere comunale di minoranza Lorenzo Giudici ha diffuso un documento tecnico-politico che mette in discussione non la legittimità formale degli atti, ma la sostanza dell’operazione e la coerenza tra risorse pubbliche impegnate e benefici per la comunità.

I numeri: costi triplicati e ricavi minimi

Il dato che più colpisce riguarda l’impegno economico. Dallo studio di fattibilità iniziale si è arrivati a un costo complessivo superiore a 600.000 euro, comprensivo di varianti, contenziosi e opere di completamento.

A fronte di questo investimento, le condizioni della concessione approvate prevedono:

Canone annuo minimo: 5.000 euro (circa 417 euro al mese).

Tempo di rientro (Payback): per recuperare l’investimento pubblico servirebbero tra i 75 e i 120 anni, un orizzonte che supera di gran lunga la vita utile dell’edificio stesso.

Rapporto Costi/Benefici: definito dall’analisi “fortemente inferiore a 1”, ovvero un’opera strutturalmente a fondo perduto.

Il “giallo” della tavola fredda

Secondo Giudici, il Consiglio Comunale avrebbe deliberato la concessione nel novembre 2025 sulla base di una rappresentazione di “piccola ristorazione/bar”. Tuttavia, solo nei documenti pubblicati ad aprile 2026 sono emersi vincoli sostanziali:

L’attività sarà limitata esclusivamente a “tavola fredda”.

L’immobile è privo di impianto gas e di cucina attrezzata.

Verrà consegnato come una “scatola vuota” che il gestore dovrà allestire a proprie spese, rendendo l’attività difficilmente attrattiva per operatori qualificati.

La proposta: una gestione non profit per le associazioni

L’analisi non si limita alla critica, ma avanza una soluzione alternativa. Data la scarsa redditività economica e il rischio di fare “concorrenza sleale” alle attività già presenti in paese, Giudici propone di affidare il chiosco alle realtà associative del territorio (Pro Loco, comitato genitori, Alpini).
L’obiettivo sarebbe una gestione non orientata al profitto ma al servizio sociale, garantendo l’apertura durante gli eventi del parco e valorizzando il patrimonio umano di Taino.

Verso l’Open Day

Il documento si chiude con una riflessione sulla fiducia e sulla trasparenza, invitando la cittadinanza a informarsi in vista dell’Open Day previsto per il 16 aprile. «La fiducia non nasce dall’esserci sempre — conclude Giudici — ma dal rispetto dei confini e dalla verificabilità delle scelte».

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Pubblicato il 10 Aprile 2026
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