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Per il tentato omicidio sul lungolago di Luino testimonianze in aula: “Quel contatto fra ragazzi, poi il caos”

Il processo per i fatti avvenuti nella città lacustre il 4 ottobre 2025. Il bisticcio, forse per la droga, poi le lame. Un quadro complesso su cui la magistratura sta cercando di fare piena luce

carabinieri controlli notte

Un quadro ancora frammentato e ricco di contraddizioni emerge dalle testimonianze raccolte nell’ambito dell’inchiesta sul grave episodio di violenza avvenuto l’ottobre scorso sul lungolago di Luino, dove due giovanissimi sono rimasti feriti, uno dei quali in modo particolarmente serio con l’impiego di una grossa arma da taglio, un machete. Nel corso dell’udienza di giovedì mattina sono stati sentiti i militari intervenuti per primi sul posto, tra cui un maresciallo dei Carabinieri della stazione di Maccagno e un altro militrare in forza al medesimo reparto.

I due hanno ricostruito le fasi iniziali dell’intervento, spiegando di essere arrivati in zona mentre erano alla ricerca dei presunti responsabili, senza però riuscire a rintracciarli nell’immediatezza né a recuperare l’arma utilizzata, descritta da alcuni come un machete. Successivamente sono stati ascoltati quattro giovani coinvolti nella vicenda, tra cui uno dei feriti e tre amici presenti al momento dei fatti.

Le loro versioni, tuttavia, risultano discordanti su più punti fondamentali. Secondo quanto riferito da più testimoni, all’origine della lite ci sarebbe stata un’offerta di droga rifiutata dal gruppo di italiani (fra cui i due feriti). Da lì sarebbero partiti insulti e provocazioni. Su questo aspetto sembra esserci una certa convergenza, ma già nella ricostruzione delle fasi successive emergono elementi discordanti. Alcuni parlano di una prima colluttazione, mentre altri negano che vi sia stato un vero scontro fisico iniziale. Secondo una versione, dopo il primo confronto i gruppi si sarebbero allontanati per poi ritrovarsi circa mezz’ora dopo; secondo un’altra, invece, la tensione non si sarebbe mai del tutto placata.

È in questo secondo momento che, sempre stando alle testimonianze, la situazione sarebbe degenerata: due persone avrebbero estratto armi da taglio iniziando a colpire. Uno dei giovani feriti ha riportato una grave lesione al braccio nel tentativo di proteggersi da un fendente diretto al collo, mentre l’altro è stato colpito a una gamba. Ulteriori elementi di incertezza riguardano lo stato dei testimoni al momento dei fatti. Uno di loro ha riferito che alcuni presenti avevano bevuto molto, mettendo quindi in dubbio la lucidità delle ricostruzioni fornite.

Un quadro complesso, dunque, su cui la magistratura sta cercando di fare piena luce. Nel frattempo le posizioni processuali dei soggetti ritenuti responsabili (ma innocenti fino a prova contraria) hanno preso strade diverse: dei tre originariamente arrestati, uno ha visto la conclusione della sua posizione processuale accedendo al rito abbreviato, altri due  – difesi dall’avvocato Corrado Viazzo – sono invece in giudizio. Il processo prosegue con altri testimoni, fra cui una delle due persone offese, che sarà in aula a maggio.

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Pubblicato il 02 Aprile 2026
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