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Laghi più sicuri tra Italia e Svizzera: parte da Varese il progetto Interreg Sai sulla salute delle acque

Enti italiani e svizzeri coinvolti in un progetto Interreg per monitorare qualità delle acque, biodiversità e rischi sanitari nei laghi del territorio tra Varese, Como e il Canton Ticino

Varese - Presentazione del progetto Interreg SAI

Ha preso il via questa mattina all’Università dell’Insubria di Varese il progetto Interreg “SAI – Salvaguardia Acquae Insubriae”, che l’obiettivo di proteggere i laghi del territorio e rafforzare la tutela della salute pubblica attraverso innovazione e collaborazione internazionale tra Italia e Svizzera.

L’iniziativa – guidata per la parte italiana da ATS Insubria con il coordinamento del Dipartimento Veterinario, e da parte svizzera dalla Supsi(Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) – mette al centro la salvaguardia dei laghi Maggiore e Ceresio/Lugano, risorse fondamentali per l’ambiente e le comunità locali. Il progetto, della durata di 30 mesi e con un finanziamento complessivo di quasi 900mila euro, si inserisce nelle strategie europee per affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici e alla pressione antropica.

La presentazione all’Insubria

L’evento si è svolto nella Sala Conferenze del Collegio Cattaneo, alla presenza di rappresentanti istituzionali e accademici. Tra i saluti istituzionali, quelli del direttore generale di ATS Insubria Salvatore Gioia, del prorettore vicario dell’Università dell’Insubria Umberto Piarulli, del presidente della Provincia di Varese Marco Magrini e della professoressa Flavia Marinelli, direttore del Dipartimento Biotecnologie e Scienze della Vita dell’Insubria. L’assessore regionale Massimo Sertori ha inviato un messaggio.

Durante l’incontro sono stati illustrati obiettivi e modalità operative del progetto, insieme al ruolo dei partner coinvolti su entrambi i lati del confine italo-svizzero.

Monitoraggio innovativo e approccio “One Health”

Il cuore del progetto SAI è l’introduzione di un sistema di monitoraggio in tempo reale delle acque lacustri, basato su tecnologie automatiche e open-source ma anche sullo studio della salute dei pesci, importante indicatore della salute delle acque. L’obiettivo è garantire standard elevati di qualità delle acque, sia per la balneazione sia per il consumo umano, oltre a rafforzare la sicurezza alimentare legata alla fauna ittica.

Particolare attenzione sarà dedicata al controllo dei contaminanti chimici, come i PFAS, e allo studio dell’antibiotico resistenza e dei cianobatrei prodotti da alcune alghe,  temi sempre più rilevanti per la salute pubblica.

«Il progetto come ha spiegato il dottor Marco Farioli, responsabile del Dipartimento veterinario di Ats Insubria – si fonda sull’approccio “One Health”, che integra salute umana, animale e ambientale, promuovendo una visione complessiva e multidisciplinare del territorio. E niente meglio dell’acqua può rappresentare questo concetto di “salute globale“, perché condiziona la salute dell’uomo, dell’ambiente e degli animali».

«I laghi sono parte integrante dell’eco-sistema del nostro territorio: tutelarli significa proteggere, in senso lato, la vita dell’intera comunità. Con SAI mettiamo in campo innovazione e cooperazione internazionale per garantire acque sicure e ambienti sani alle generazioni presenti e future», hanno sottolineato tutti i referenti istituzionali del progetto.

Una collaborazione tra Italia e Svizzera

Un altro concetto chiave messo in evidenza da tutti gli interventi è stata la condivisione, tanto del patrimonio lacustre quanto dei problemi in cui può incorrere: la natura transfrontaliera dei laghi insubrici rende fondamentale una gestione condivisa. Il progetto, coinvolge infatti diversi partner italiani e svizzeri: oltre ad ATS Insubria, partecipano la Supsi, il Dipartimento della sanità e della socialità del Canton Ticino, l’Università dell’Insubria e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna.

«Andiamo ad attivare una sinergia tra le istituzioni che già lavorano su queste tematiche per rinforzare la resilienza del territorio, offrendo un modello replicabile in altre aree europee», ha detto il professor Piarulli, sottolineando le importanti ricadute sia sull’ateneo dell’Insubria sia sul territorio coinvolto nel progetto. Sinergia che significa progettazione comune, raccolta e condicìvisione di dati omogenei, e, come ha sottolineato Massimiliano Cannata, responsabile della ricerca della Supsi, «la costruzione di un ecosistema di collaborazione duraturo in un ambiente transfrontaliero».

Tutelare i laghi per il futuro

Con SAI si punta a costruire un sistema integrato capace di prevenire rischi sanitari, proteggere la biodiversità e migliorare la gestione delle risorse idriche.

Un progetto che guarda al futuro, mettendo insieme ricerca, tecnologia e cooperazione internazionale per garantire la qualità delle acque e la sicurezza delle comunità che vivono intorno ai laghi.

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Pubblicato il 31 Marzo 2026
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