Donne resistenti: all’Auser giovani studiose raccontano Santina Broggi e le operaie della Siai
Nell'evento di Auser provinciale per l'8 marzo due storie, una individuale e una collettiva, di resistenza al fascismo e di lotta per i diritti e la pace. Raccontate da giovani studenti appassionate
L’Auser provinciale di Varese ha deciso di festeggiare l’8 marzo dando la parola alle giovani. Lunedì pomeriggio al Salone Estense di Varese, con la collaborazione dell’Anpi e dell’Istituto Varesino di Storia del Novecento, ha ricordato alcune figure di donne “dimenticate” dai libri di storia e scomparse dalla memoria della società.
Lo ha fatto con il racconto di alcune studentesse delle scuole medie superiori di Varese che hanno recuperato la storia delle operaie che nel 1941 promossero lo sciopero alla Siai Marchetti di Sesto Calende e quella di Santina Broggi, maestra e attiva nella Resistenza varesina.
Le donne alla Siai si mossero perché la paga non bastava più a comprare lo stretto necessario per vivere. Dopo tredici mesi di guerra il cibo scarseggiava ed i prezzi erano saliti alle stelle. Decisero quindi di chiedere un aumento di stipendio e in questa rivendicazione furono appoggiate da tutti i novemila lavoratori dello stabilimento. L’azienda si rifiutò e le protagoniste furono arrestate e inviate al confino.
Quella giornata segnò la loro vita perché per loro anche dopo la Liberazione fu difficile trovare lavoro.
Ma la loro iniziativa dimostrò come il regime fascista non avesse il consenso nella fabbrica e dopo di loro e nonostante il loro arresto altri si mossero e quella fabbrica diventò uno dei centri della Resistenza. E’ questo uno dei loro meriti e le studentesse hanno sottolineato che se il loro destino potesse far pensare che non fosse valsa la pena prendere l’iniziativa, la comunità, invece, ha avuto un grosso beneficio ed ha un debito con loro.

Le ragazze che hanno recuperato la memoria delle scioperanti hanno raccontato con grande partecipazione gli avvenimenti di quei giorni e la sala ha seguito con grande attenzione la ricostruzione.
Ha poi sorpreso il racconto della vita di Santina Broggi, nata a Cantello e traferitasi a Varese dopo il matrimonio. Fu arrestata il 26 marzo del 1945 su delazione di una vicina. Accusata di occuparsi clandestinamente dell’invio e della ricezione della posta degli internati nella vicina Svizzera e di ricevere in casa persone che facevano discorsi antifascisti.
Era questa una storia perduta, di cui la città non aveva quasi più memoria.
Le studenti hanno recuperato la storia di Santina dimostrando che il suo impegno nei venti mesi della Repubblica di Salò era il frutto di una lunga appartenenza al pensiero socialista.

Sua figlia, nata nel 1926, portava come secondo nome quello della moglie di Giacomo Matteotti: Velia. Una sfida e una manifestazione esplicita di dissenso con il regime. È emerso il ritratto di una donna che dagli anni Venti fino in tarda età ha svolto una attività politica attraversando anche gli anni bui della dittatura.
Interessante anche il recupero del suo lavoro dopo la Liberazione. Fu tra i promotori del primo asilo nido in Varese. Venivano accolti bambini dai quaranta giorni ai tre anni. Eravamo nel 1947. Come maestra lavorò per la difesa della scuola pubblica.










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