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Lo strano caso dei serpenti morti a Ternate e Laveno Mombello

Difficile risalire per il momento alle cause del decesso che potrebbero riguardare diversi scenari. Del caso informata la magistratura

Generico 16 Feb 2026

Prima la borsa di pitoni reali trovati nei prati intorno a Laveno Mombello. Poi il boa morto rilevato da una lettrice a Ternate. Difficile immaginare una correlazione fra i due avvenimenti che hanno per il momento in comune solo l’area climatica di provenienza degli animali – appunto legati ad un clima tropicale, i pitoni dal Sud America, il boa invece è un rettile di origine prevalentemente africana – e il fatto di essere privi di veleno, costrittori e carnivori.

LE IPOTESI

Entrambi i casi sono al vaglio degli investigatori, in particolare dei reparti territoriali dei carabinieri Forestali, come già annunciato dalla lettrice che ha fatto la scoperta a Ternate, dove è stato rinvenuto un solo esemplare. Il caso di di Laveno Mombello, il borsone contenente gli animali morti trovato da un passante, potrebbe portare a presumere che le cause della morte siano da ricondursi o ad un problema di natura sanitaria, o più ancora ad un fattore tecnico-logistico.

L’ESPERTO

«Si tratta di animali solitari, che non vengono solitamente allevati in rettilari contenenti più esemplari, questo per evitare aggressioni o trasmissioni di malattie», spiega il professor Stefano Scali, erpetologo, conservatore del museo di storia Naturale di Milano. «Più probabile – ma è da considerarsi un’ipotesi – un problema relativo alla conservazione degli animali che sono molto delicati e suscettibili al clima. Basta un blackout per esempio, per compromettere l’equilibrio climatico che li tiene in vita». Un caso diverso – un caso “limite” – potrebbe essere invece quello di Ternate dove un solo esemplare potrebbe essere fuggito da un terrario per trovare la morte nel prato, stroncato dalle basse temperature.

IL COMMERCIO E LA FILIERA

Si tratta di animali che, da adulti, possono anche arrivare a prezzi elevati, a differenza degli esemplari più giovani o neonati, che hanno un costo notevolmente minore. Esiste poi un problema legato alla tracciabilità: rettili come questi non sono “chippati“ poiché rientrano in un preciso registro (il “B”) della convenzione “Convenzione Cities“ per il rispetto della quale sono attive componenti specialistiche dell’Arma.

LA CONVENZIONE

La Convenzione CITES, che regola il commercio internazionale di specie animali e vegetali minacciate, organizza la protezione delle specie attraverso elenchi specifici, ma è importante chiarire che, nel contesto della normativa europea, la distinzione principale avviene tra l’Allegato A e l’Allegato B del Regolamento (CE) n. 338/97, che recepisce e spesso inasprisce i criteri della convenzione stessa. L’Allegato A rappresenta il massimo livello di protezione e include specie in via di estinzione per le quali il commercio a fini commerciali è quasi totalmente vietato; gli esemplari inseriti in questa lista possono essere movimentati solo in casi eccezionali, come la ricerca scientifica o scopi educativi non lucrativi, e ogni esemplare deve essere accompagnato da una documentazione rigorosissima che ne certifichi l’origine legale, spesso richiedendo un certificato CITES individuale e permanente. Al contrario, l’Allegato B comprende specie che, pur non essendo necessariamente a rischio immediato di estinzione, potrebbero diventarlo se il loro commercio non fosse strettamente controllato, oppure specie che somigliano molto a quelle protette. Per gli animali in Allegato B il commercio è consentito a patto che sia sostenibile e che l’importazione o l’esportazione non pregiudichino la sopravvivenza della popolazione in natura; in questo caso, pur restando obbligatoria la denuncia di possesso e la tracciabilità, le maglie burocratiche sono leggermente meno strette rispetto all’Allegato A, permettendo scambi commerciali regolamentati da permessi specifici che attestano la liceità del prelievo. In sintesi, mentre l’Allegato A impone un proibizionismo quasi assoluto per salvare specie sull’orlo del baratro, l’Allegato B si configura come uno strumento di gestione e monitoraggio per prevenire che altre specie raggiungano lo stesso stato di criticità.

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Pubblicato il 17 Febbraio 2026

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