Inchiesta su droga e armi: Filadelfio Vasi in carcere non parla
Si avvalso della facoltà di non rispondere il cinquantenne noto alle cronache per svariati precedenti penali. La difesa ricorre al Riesame per gli arrestati. I legami con le altre indagini in corso
Non parla. In carcere, Filadelfio Vasi, classe 1976, arrestato giovedì scorso con l’accusa di traffico d’armi e droga, si è avvalso davanti al giudice per le indagini preliminari della facoltà di non rispondere. Vasi rimane in carcere a Monza e sceglie la medesima strada degli altri indagati, cioè il silenzio.
Difeso, come altri quattro dei sei finiti in manette, dall’avvocato Corrado Viazzo, Vasi è uno dei personaggi chiave al centro della grande inchiesta della Guardia di Finanza, che ipotizza un grosso giro di droga fra Varese, le valli del Varesotto, il Milanese e Verbania, dove la cocaina rappresenta il principale motore di interessi che sfociano nel controllo del territorio anche con l’ausilio di armi da fuoco (e delle relative munizioni), che passano di mano in mano fra alcuni degli indagati.
Indagini che si intersecano con altri spunti investigativi sia della Polizia di Stato — che aveva portato in carcere anche i frontman del gruppo trap “167 Gang” di Malnate, medesimi nomi che compaiono anche nell’ultima inchiesta — sia con altre indagini della Guardia di Finanza che, a Milano, aveva operato sequestri di ingenti quantitativi di cocaina.
La droga dell’indagine in questione è “parlata”, cioè finita nelle intercettazioni disposte dalla magistratura che, poco per volta, ha scoperto la geografia dei traffici e la natura degli stessi, partendo da un’indagine per l’appropriazione indebita di un’autovettura.
Il legale varesino della maggior parte degli arrestati, Corrado Viazzo, ha presentato per cinque di essi ricorso al Tribunale del Riesame, con istanza di scarcerazione.
(nella foto, Filadelfio Vasi in una foto segnaletica di molti anni fa)










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