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Droga e armi fra Varese e il Verbano, gli arrestati non parlano

Sentiti dal magistrato cinque dei sei uomini finiti in manette giovedì mattina per la grande indagine coordinata dalla Procura di Varese

Generico 26 Jan 2026

Cinque su sei, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere dinanzi al giudice per le indagini preliminari di Varese che ha sentito gli arrestati all’alba di giovedì dalla guardia di Finanza. Le accuse, a vario titolo riguardano grossi giri di droga – sia pur “parlata“ si tratta di chili e chili di cocaina – e armi da fuoco.

Passaggi di pistole, munizionamento per armi corte da impiegare per il controllo del territorio passate di mano fra esponenti della malavita locale. Il sesto uomo fra gli arrestati giovedì, Filadelfio Vasi, verrà sentito nella giornata di lunedì, assistito dall’avvocato Corrado Viazzo.

L’indagine è complessa. Ha a che vedere con un grande lavoro di ascolto ambientale da parte della guardia di Finanza alle dipendenze dei magistrati della procura della repubblica di Varese. Faldoni corposi che inquadrano i giri di sostanza stupefacente che si muovono fra l’hinterland milanese e il Varesotto, passando da Verbania: il capoluogo piemontese si inquadra come uno dei lati di quella triangolazione fra la provincia e il centro nevralgico dello smercio di coca all’ingrosso. Uno degli ambiti in cui si muove il grosso della vicenda è il rifornimento di stupefacente nei dintorni di Varese e in particolare nel mondo del rap di Malnate, già al centro della grande inchiesta della polizia di Stato sulla 167 Gang.

L’indagine ha preso il via quasi per caso, partendo da un filone investigativo relativo all’appropriazione indebita di un’autovettura. Tuttavia, grazie a sofisticate attività di intercettazione telefonica, ambientale e all’uso di captatori informatici (trojan), gli inquirenti hanno scoperto una realtà molto più complessa. I messaggi scambiati su piattaforme di messaggistica criptata hanno permesso di ricostruire appuntamenti e transazioni di ingenti quantitativi di cocaina.

Come si accennava il quadro emerso dalle indagini non si limita al solo traffico di stupefacenti. Alcuni degli indagati sono accusati anche di porto e detenzione illegale di armi da fuoco. In un episodio contestato, una pistola è stata utilizzata per minacciare un uomo in luogo pubblico. Le intercettazioni hanno inoltre rivelato pesanti minacce telefoniche rivolte a debitori o rivali, con promesse di violenza fisica estremamente esplicite.

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Pubblicato il 31 Gennaio 2026
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