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Borradori: “Lugano, Como e Varese hanno un futuro. Sta a noi giocarcelo”

Intervista con il sindaco di Lugano Marco Borradori. "Viviamo in un territorio ricco ed essere vicini a Milano aiuta. Ci sono in atto tanti cambiamenti, lavoriamo per sfruttarli anche se il fenomeno dei frontalieri a volte rende faticoso il lavoro insieme"

Oltre 67mila abitanti, 17mila attività economiche, 40mila abitazioni e un reddito medio di 53mila  franchi. Sono alcuni dei numeri riportati sulla quinta edizione di Lugano in cifre, un lavoro elaborato dal servizio di statistica urbana del Comune.

Il Sindaco Marco Borradori è convinto che “con questa iniziativa la Città mette al servizio della popolazione uno strumento volto a garantire una più approfondita comprensione dei fenomeni, incrementando così anche la qualità del dibattito democratico”.

Da due anni il Comune pubblica numeri e analisi che riguardano la città. “Poter disporre di dati affidabili e aggiornati riguardo al territorio è di primaria importanza per l’evoluzione di una realtà urbana impegnata in un processo d’innovazione sistemica che mette al centro dell’attenzione il benessere e la qualità di vita dei cittadini. Le statistiche non sono però utili soltanto a chi è chiamato ad amministrare, possono servire anche ai cittadini per comprendere meglio la vita del loro comune e dei loro quartieri”.

In questi anni Lugano è cambiata molto. Da quando Borradori amministra la città non ci sono più state aggregazioni, ma il tema è ancora caldo perché il comune attuale è il risultato dell’insieme di  21 diverse realtà che a partire dal 1972 hanno scelto di unirsi. Dal punto di vista territoriale Lugano è la città svizzera con la maggior percentuale di spazi verdi e boschi, che ricoprono quasi il 70% del suo territorio. La presenza del lago Ceresio e del fiume Cassarate contribuiscono inoltre a modellare e ad arricchire dal punto di vista naturalistico il paesaggio urbano. Il territorio  di  Lugano è molto variegat e spazia dai 273 m.s.l.m. del lago Ceresio ai  2’116  m.s.l.m. del monte Gazzirola per una superficie globale di circa 75 km2  di estensione.

marco borradori

Marco Borradori é al lavoro anche la settimana di Ferragosto e ha un calendario fitto di incontri e appuntamenti. Il sindaco di Lugano è attento al nostro territorio e non gli è passata inosservata una intervista del suo collega varesino Davide Galimberti sul Corriere del Ticino. La chiacchierata inizia così su come sono andati i sette anni del suo mandato e sulle relazioni tra il Canton Ticino e l’Italia.

«Sono stati sette anni vissuti intensamente, ma anche un po’ pericolosamente perché all’inizio del 2013 avevamo una situazione finanziaria veramente catastrofica con un record di deficit che mai era stato raggiunto. La prima parte è stata veramente all’insegna del risanamento poi a partire dal 2015 si è potuto fare politica pensando agli investimenti importanti sia per le opere minute che i grandi progetti come il polo sportivo che sarà realizzato in un nuovo quartiere di Lugano. Siamo stati fermi per via del covid, ma ora riprenderemo i lavori».

Come avete affrontato la pandemia? 

«Nel segno dell’unità di intenti e della solidarietà. Il volontariato si è mosso in modo incredibile. In un mio discorso dicevo che “Nessun uomo è un’isola” perché in un modo o nell’altro nelle situazioni difficili se non c’è un’unità, se non c’è una linea comune, si rischia di fare pasticci. È molto importante riuscire a sentirsi una comunità. Lugano ormai ha 67mila abitanti però in certi momenti ci sentivamo come in un villaggio dove la gente cercava di aiutarsi e questo è stato molto bello».

comune lugano

La “grande Lugano” è ormai una realtà. Come procede questo progetto per la città?

«Gli ex comuni sono 21 e sono diventati quartieri della città di Lugano. In ognuno di questi cerchiamo di mantenere le tradizioni e le differenze sotto un cappello diciamo così politico istituzionale. Questo è un processo lungo ed estremamente faticoso, però se guardo indietro, in questi miei sette anni sono stati fatti passi avanti e parecchi progressi, anche se c’è ancora molto da fare».

C’è stato un forte investimento nella cultura, basti pensare al Lac. Come sta andando?

«La cultura è importantissima e noi l’abbiamo sempre detto fin dall’inizio che è un contributo alla crescita della nostra società perché comunque la cultura è anche educazione al bello. Lugano è sempre stata una città di cultura e con il Lac tutta la città ha avuto un cambiamento. È diventato un catalizzatore sotto un profilo architettonico e urbanistico e ha spostato il baricentro della città verso sud. È diventato un punto di riferimento anche per chi entra in città arrivando dall’Italia.
Cultura è anche un polo d’attrazione per il turismo. Oggi il turismo culturale diventa sempre più importante anche per l’economia. Una volta c’era la piazza finanziaria e tutto funzionava bene perché avevamo delle cadute fiscali che arrivavano quasi dal cielo. Adesso tutto questo purtroppo, e per certi versi per fortuna, non esiste più e ci spinge a diversificare e a valorizzare tutte le componenti che ci sono in una città comunque ricca e piena di tradizioni come Lugano».

L’Alp transit fino a Zurigo, il Tilo per Malpensa, ora la  galleria del Ceneri che  porta l’alta velocità fino a Lugano. Di cose ne sono state fatte. Cosa significano per Lugano?

«La mobilità è sempre stata la scintilla che faceva nascere qualche cosa di nuovo. Mi auguro che quel treno, quel mezzo di collegamento possa ancora di più ancora riuscire a metterci in relazione con l’Europa e con l’Italia. Negli ultimi anni le infrastrutture sono cambiate. Per Lugano l’alta velocità vuol dire tanto. Per andare a Zurigo ora ci mettiamo poco più di due ore. Purtroppo la linea non prosegue verso sud fino a Chiasso e poi Milano. Bisogna però dire che Alp Transit a Lugano ha portato anche al rifacimento della stazione. Prima era bella, ma adesso è molto più razionale, viva e vivace. L’altro progetto è stato quello della nascita di una linea per Malpensa passando da Varese e anche Como. Un valore per tutto il territorio che oltre ad essere molto bello è diversificato con un carattere alpino e prealpino e con una bellezza e una cultura tutta sua. I nostri tre laghi, Como, Ceresio e Verbano costituiscono già un fiore all’occhiello del territorio. Abbiamo un margine di miglioramento e di potenzialità veramente ancora molto importante. C’è ancora tanto da fare e non è mai troppo tardi per per iniziare».

Se non ci fosse stata la pandemia nei mesi scorsi i luganesi sarebbe andati al voto. L’appuntamento è spostato al 2021. Quasi  sono i progetti principali  a cui state lavorando?

«Abbiamo progetti di notevole importanza per la regione e oso dire anche quasi per l’intero cantone. Il polo sportivo, quello turistico alberghiero in zona campo marzio, un palazzo dei congressi nuovo con la creazione di un albergo con un numero rilevante di camere. Abbiamo una tradizione di sport con molte persone che lo praticano, molti giovani che si avvicinano alle attività e questo vuol dire anche salute, vuol dire portare via dalle strade e da abitudini non sane, vuol dire educare il giovane ai valori di vita fatti di impegno e di lotta nel rispetto dell’avversario. Quindi sono tante le cose che si legano».

marco borradori

Come sono i rapporti con l’Italia?

«Tutta l’area insubrica ha un futuro e starà a noi giocarcelo. Abbiamo la fortuna di vivere anche in un territorio vicino a una metropoli come Milano che dopo Expo è molto cresciuta. Noi, come Varese, Como, Mendrisio e Chiasso non siamo una periferia di Milano e abbiamo tutti una nostra identità, ma esser vicini comunque a un’area metropolitana di questa importanza credo che non sia per niente male. Ci porta vantaggi da un punto di vista culturale, economico, educativo».

C’è un tema che sviluppa sempre polemiche: il lavoro frontaliero. Un elemento importante per l’Italia con oltre 70mila lavoratori che ogni giorno vanno in Svizzera. Qual è la sua posizione?

«Il tema dei frontalieri è molto spinoso e delicato. È un tema che divide e in Ticino crea anche amarezza e malumore perché il sentimento, che poi non è necessariamente reale, è quello che i frontalieri portino via del lavoro ai ticinesi. Non è necessariamente vero perché molti lavori sono da sempre appannaggio dei frontalieri, che si sono rimboccati le maniche e hanno deciso di fare quello che il ticinese non faceva. Nel campo dell’edilizia, senza andare lontano, nel campo sanitario dove tra l’altro proprio in questa è all’inizio della pandemia c’era un timore che se per una ragione o per l’altra l’Italia avesse detto ai frontalieri di restare in Italia avrebbero messo in ginocchio il sistema sanitario ticinese. Quindi è una relazione anche un po’ ambigua, nel senso che ognuno la gioca un po’ come crede sotto il profilo politico ed economico. Se i frontalieri trovano una sponda nel nostro cantone è perché i datori di lavoro ticinesi gliela offrono. Ultimamente però i lavoratori aumentano in tanti settori e questo crea delle amarezze e delle difficoltà. Questo non dico che pregiudichi del tutto, ma un pochino inquina le relazioni che ci potrebbero essere tra Italia e Svizzera, tra Ticino e Lombardia. Tra questa zona di confine che va da Lugano al Mendrisiotto e il Varesotto potrebbero esserci delle relazioni improntate alla valorizzazione del territorio e di tutto quello che di bello abbiamo invece c’è un pochino questa difficoltà dovuta al frontalierato. Credo che dovremo conviverci e magari cambiare un pochino anche il nostro modo di vedere questo fenomeno, perché alla fine è comunque un fenomeno che viviamo».

Pubblicato il 12 Agosto 2020
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