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Le newsletter di aprile

Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, realizziamo una newsletter. La sua apertura è dedicata a un pensiero forte, una riflessione che esce dai confini della nostra cronaca, del nostro lavoro quotidiano

Generico 2018

Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, realizziamo una newsletter. (Vi potete iscrivere qui). La sua apertura è dedicata a un pensiero forte, una riflessione che esce dai confini della nostra cronaca, del nostro lavoro quotidiano.

Le riportiamo di seguito per chi non ricevesse la newsletter.

LA “PROFEZIA” DI BILL GATES

«Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone, nei prossimi decenni, è più probabile che sia un virus altamente contagioso piuttosto che una guerra. Non missili, ma microbi».

Cinque anni fa Bill Gates partecipò a un Ted e in otto minuti e mezzo raccontò quello che stiamo vivendo oggi.

L’IDEOLOGIA CHE UCCIDE SECONDO GAEL GIRAUD

 

«Prevenire eventi come una pandemia non è redditizio a breve termine. Pertanto, non ci siamo premuniti né di mascherine né di test da eseguire massicciamente. E abbiamo ridotto la nostra capacità ospedaliera in nome dell’ideologia dello smantellamento del servizio pubblico, che ora si mostra per quella che è: un’ideologia che uccide».

A scriverlo non è un politico, ma Gaël Giraud, un grande economista, sacerdote, gesuita. La rivista Civiltà cattolica pubblica un suo saggio dal titolo evocativo: Per ripartire dopo l’emergenza Covid-19.

ARUNDHATI ROY: I PERICOLI DELLA NORMALITA’

«Qualunque cosa sia, il coronavirus ha messo in ginocchio i potenti e ha fermato il mondo come nient’altro avrebbe potuto fare. Le nostre menti continuano a correre avanti e indietro, desiderando un ritorno alla “normalità”, cercando di ricucire il nostro futuro sul nostro passato e rifiutando di riconoscere la rottura. Ma la rottura esiste. E nel mezzo di questa terribile disperazione, ci offre la possibilità di ripensare la macchina del giorno del giudizio universale che abbiamo costruito per noi stessi. Niente potrebbe essere peggio di un ritorno alla normalità».

Le parole arrivano da un lungo articolo di Arundhati Roy. Lei è una scrittrice indiana e un’attivista politica impegnata nel campo dei diritti umani, dell’ambiente e dei movimenti anti-globalizzazione.

L’AMORE PER L’ITALIA DI STEVE MCCURRY

«L’Italia mi ha richiamato a sé più volte di quante ne potrei contare. Vivere bene e pienamente: è questa la filosofia di vita degli italiani, e la gioia di vivere non li ha abbandonati neppure in questo periodo. Negli ultimi due mesi, l’animo degli italiani ha catturato la nostra attenzione e suscitato il nostro rispetto. Durante la sfida mondiale al Covid-19, gli italiani hanno mostrato altruismo e coraggio nell’affrontare una tragedia inimmaginabile, e nessuno dubita che riusciranno a trionfare su questa avversità. In questo momento sono vicino a tutto il popolo Italiano. Siete nel mio cuore».

Steve McCurry ha realizzato un video con le sue foto. Un tributo al nostro Paese con la passione che si legge sopra e che è l’apertura del suo omaggio all’Italia.

L’IDENTITA’ SOCIALE SECONDO ANDREA INGLESE

«Il virus non è soltanto l’irruzione dell’altro, il non-umano, nel nostro mondo, è anche un rivelatore fedele, sensibilissimo, del nostro modo di essere umani, e di accoglierlo, potenziandolo o indebolendolo. Inoltre, proprio il non-umano ha bucato la cortina ideologica, sollecitando dietro il sogno dell’individuo autonomo la realtà dell’appartenenza e dell’identità sociale».

Da un articolo di Andrea Inglese per Nazione indiana, un progetto culturale di Milano.

MUHAMMAD YUNUS: RIDISEGNIAMO IL FUTURO

«In questo momento tutto il mondo deve trovare una risposta a un grande interrogativo. Non si tratta di come far ripartire l’economia perché, per fortuna, sappiamo già farlo. Le esperienze vissute in passato ci hanno aiutato a mettere a punto una terapia generica per ridare vita all’economia. No, il grande interrogativo a cui dobbiamo dare risposta è un altro: riportiamo il mondo nella situazione nella quale si trovava prima del coronavirus o lo ridisegniamo daccapo? La decisione spetta soltanto a noi».

Il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus non ha dubbi: “Non torniamo al mondo di prima”. In un lungo articolo lancia una proposta forte e impegnativa.

LA SPERANZA DI YUVAL NOAH HARARI

«L’attuale pandemia cambierà l’atteggiamento umano verso la morte? Probabilmente no. Proprio il contrario. Covid-19 probabilmente ci farà raddoppiare i nostri sforzi per proteggere le vite umane. Perché la reazione culturale dominante a Covid-19 non è rassegnazione – è un misto di indignazione e speranza».

Lo storico Yuval Noah Harari riflette sull’attuale momento. “Il coronavirus cambierà i nostri atteggiamenti verso la morte? Piuttosto il contrario”.

IL PESSIMISMO DI UMBERTO GALIMBERTI

«Il futuro non è il tempo della salvezza, non è attesa, non è speranza. Il futuro è un tempo come tutti gli altri. Non ci sarà una provvidenza che ci viene incontro e risolve i problemi nella nostra inerzia. Speriamo, auguriamoci, auspichiamo: sono tutti verbi della passività. Stiamo fermi e il futuro provvederà: non è così».

Il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti parla della nostra condizione a partire dalla crisi scatenata dal coronavirus.

L’EMERGENZA AMBIENTALE SECONDO BOB HOLMES

«Gli esseri umani sono senza dubbio la specie più invadente mai vissuta sulla Terra. In poche migliaia di anni ci siamo appropriati di più di un terzo delle terre emerse, occupandole con le nostre città, i nostri campi e i nostri pascoli. Secondo alcune stime, ormai controlliamo il 40 per cento della capacità produttiva del pianeta. E ci stiamo lasciando alle spalle un bel disastro».

La terra dopo di noi è un articolo di Bob Holmes apparso nel 2007 su New Scientist e ora pubblicato su Internazionale.

GLI ESPERTI E IL CORONAVIRUS: L’INCHIESTA DI DONALD MCNEIL

«Più di 20 esperti in sanità pubblica, medicina, epidemiologia e storia hanno condiviso le loro opinioni sul futuro durante interviste approfondite. Quando possiamo uscire dalle nostre case? Quanto tempo, realisticamente, prima di ricevere un trattamento o un vaccino? Come terremo a bada il virus?».

Il giornalista scientifico Donald G. McNeil Jr. ha pubblicato un lungo articolo sul New York Times.

CHRISTIAN RAIMO: LA SCUOLA NON PUO’ LASCIARE INDIETRO

«In Italia gli studenti sono dieci milioni. Nove milioni tra scuola primaria, medie e superiori; un milione tra infanzia e nido. Migliaia stanno rimanendo indietro, non potendo o non riuscendo a seguire la didattica a distanza. Tanti faticheranno a recuperare e costituiranno una sorta di generazione covid, caratterizzata dalla mancanza di opportunità e dall’emarginazione».

Chi viene lasciato indietro rischia di non tornare più a scuola. L’articolo di Christian Raimo, giornalista e scrittore, su Internazionale racconta il presente e i rischi del futuro per milioni di bambini e ragazzi.

E’ LA CURA LA RISPOSTA DI ANTONIETTA POTENTE

«La vita si protegge con gesti di cura. La società si costruisce e si sostiene con leggi giuste e vere. Io oso la pace, quella pace fatta di dolorosi parti esistenziali, fatta di scelte individuali e collettive, di obbedienze e disobbedienze consapevoli. Oso la pace, perché solo la pace permette all’universo di muoversi ancora, nella sua solenne armonia».

Antonietta Potente è teologa e suora domenicana, esploratrice del pensiero mistico e politico e attivamente impegnata nei diritti delle donne. Ha scritto tanti libri e ha un blog da cui è tratto il suo post “Io oso”.

UN FUTURO DI CUI CI SI POSSA INNAMORARE

«Non dobbiamo pensare alla vita di prima meno quel che il virus non ci consente. Ma a una vita diversa con più cose che per noi sono importanti. E poi conciliare quel progetto con la tutela della salute nostra e degli altri».

Francesca Folda, giornalista e direttrice della comunicazione dell’Amani Institute, adora creare connessioni tra persone e idee. Ha scritto Un’idea di futuro di cui ci si possa innamorare.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 03 Maggio 2020
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