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Coronavirus, una impresa su due prevede la frenata. “Usciremo più forti di oggi”

Più di mille imprese in soli due giorni hanno risposto al sondaggio di Confartigianato Artser. Il 52% degli imprenditori mette in conto una riduzione degli ordini

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Coronavirus: per le nostre imprese il contraccolpo non è ancora attuale ma il grosso problema è quello che si aprirà su un orizzonte di breve-medio termine. Sono i risultati del sondaggio che Confartigianato Artser ha condotto, tra lunedì 2 marzo e martedì 3 marzo, sulle conseguenze che l’emergenza coronavirus sta generando sulle imprese e sul lavoro.

Il tema è sentito, anzi sentitissimo. Lo si capisce subito dalla grande quantità di risposte – oltre mille – che, nel giro di poche ore dalla pubblicazione del sondaggio, sono pervenute. Segno che gli imprenditori della provincia di Varese mettono la questione in cima alle loro priorità e si rendono conto di quanto sia importante fare rete e fare massa critica nel momento in cui questo tema viene affrontato anche dai decisori politici.

I dati mostrano sostanzialmente due tendenze, apparentemente in contraddizione ma in realtà molto legate l’una all’altra: la prima è che l’emergenza finora ha colpito in maniera diretta e già percepibile solo una minoranza delle nostre imprese, ma la seconda è che le previsioni all’orizzonte sono estremamente negative e pessimistiche. È evidente, in sintesi, che il contraccolpo di un’emergenza che è ancora molto “fresca” – dall’emergere del primo caso di contagio in Lombardia non sono passate ancora due settimane e il rallentamento operativo dovuto alle restrizioni imposte da Governo e Regione sono per ora limitate ad una settimana lavorativa – non si è ancora espletato nei fatti, ma ha già minato profondamente la fiducia e le prospettive delle aziende.

I dati più significativi da analizzare sono infatti quelli relativi alle “conseguenze concrete” che gli imprenditori prevedono per le prossime settimane, con tre risposte possibili. Il 52% degli imprenditori che ha risposto, mette in conto una riduzione degli ordini, il 47% ha una prospettiva di contrazione delle vendite, sospensione dei viaggi di business e assenza dei dipendenti sono le conseguenze previste per il 16% di coloro che hanno risposto, mentre il 10% arriva addirittura a prevedere la chiusura temporanea. Che non possa esserci “nessuna” conseguenza lo pensano solo in pochissimi. E se si chiede agli imprenditori se prevedono un calo del fatturato, solo il 22% è sicuro che non avverrà, mentre per più di tre imprese su quattro l’orizzonte contabile è caratterizzato da un segno meno in vista. Per un imprenditore su quattro il calo sarà inferiore al 10%, per un altro imprenditore su quattro sarà tra il 10 e il 20%, mentre per il 21% il calo arriverà addirittura tra il 20 e il 50% del fatturato.

In questo quadro, gli imprenditori hanno già le idee chiare su quali potranno essere gli aiuti a sostegno di questo momento difficile che sta per arrivare: il 35% pensa ci voglia un sostegno in termini di liquidità con fondi straordinari, il 18% vedrebbe bene misure a tutela dei lavoratori autonomi colpiti dalle  restrizioni, il 15% chiederebbe la sospensione delle rate dei mutui e il 13% punterebbe sulla cassa integrazione in deroga. Ma gli effetti concreti ancora non si sono dispiegati. Perché se il 57% delle imprese non ha ricevuto richieste di informazioni sull’emergenza, il 19% ha ricevuto richieste “soprattutto dall’Italia” e quasi il 10% hanno chiesto di sapere se l’impresa fosse regolarmente aperta. Ma per quanto riguarda la cancellazione di ordinativi, che è la preoccupazione numero uno, quasi due imprese su tre non hanno ancora riscontrato conseguenze, mentre il 13% ammette le disdette ma “in misura contenuta” e non arrivano al 10% quelle che invece hanno già registrato contraccolpi pesanti sugli ordinativi.

Stessa tendenza sul tema della riduzione delle vendite: quasi il 67% delle imprese ha riscontrato “poco” o “per nulla” questo problema, ma sono già il 22% quelli che rispondono “abbastanza” e l’11% “molto”. Anche i rapporti con clienti e fornitori continuano ad essere regolari: nell’81% dei casi (era una domanda a risposta multipla) “si mantiene lo stesso tipo di relazione”, mentre il 13% ha razionalizzato i rapporti “limitandoli di numero e solo su appuntamento” e il 6% ha “rafforzato l’utilizzo dei social per mantenere e rafforzare le relazioni con i clienti”.

Per quanto concerne le consegne, per il 71% “la situazione per ora è sotto controllo”, mentre per il 9% “le aziende sono preoccupate per il fatto che siamo in zona gialla”. Così come per l’approvvigionamento delle materie prime, che non è un problema o lo è in modo ridotto per l’85% degli interpellati. Prevale l’attendismo anche a proposito del rinvio delle fiere (se per il 62,5% di chi ha risposto non è un settore in cui opera, per il 17% delle imprese “le conseguenze si vedranno tra qualche mese”) e delle conseguenze per il mercato asiatico (l’82% “non opera” su quel fronte, ma più della metà degli altri, il 9%, prevede “conseguenze tra qualche mese”).

Eppure l’organizzazione del lavoro ha già subito qualche primo contraccolpo reale e tangibile sulle nostre imprese. Il 31% ha innalzato il livello di sicurezza, il 21% ha azzerato gli assembramenti, mentre il 13% ha ridotto gli orari di lavoro o lo ha riorganizzato (5,4%). Ancora minimo (3,1) ma in crescita il ricorso al telelavoro. Trasferte: solo per 4 imprese su 10 “nulla è cambiato”, mentre per più di una su quattro le trasferte sono state “ridotte evitando le zone rosse e l’estero” (13%) o “azzerate per precauzione” (un altro 13%).

Le assenze dei dipendenti invece non sono un problema per il 92% delle imprese, tra quelle che non hanno avuto assenze e quelle che ne hanno in misura fisiologica per il periodo attuale. «È chiaro che la situazione sta virando al negativo e che le conseguenze più serie saranno evidenti nelle prossime settimane – spiega il direttore generale di Confartigianato Artser Mauro Colombo – I provvedimenti del Governo saranno per questo indispensabili per determinare la tenuta del sistema economico nella fase dell’emergenza e la sua ripresa». «Di certo – prosegue il Dg – quello che emerge è la determinazione degli imprenditori al “fare” anche in un momento difficile e a trovare, in sinergia con le istituzioni, le soluzioni più adatte ad andare avanti, a guardare e a costruire il futuro». Parole chiare quelle di Colombo: «Non abbiamo paura di tutelare la nostra salute, della continuità del lavoro e della forza della nostra produzione, ma non abbiamo paura neppure di adottare con responsabilità le misure di prevenzione messe a punto dal Governo e, per chiudere, non abbiamo paura di rendere evidente che la sfida che stiamo affrontando è seria ma ci darà la possibilità di uscire ancora più forti di oggi».

Pubblicato il 04 Marzo 2020
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