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Vco, «il referendum lo pagheranno i Comuni»

Lo specifica in una nota la prefettura di Verbania citando una legge del 1970. I sindaci chiedono più chiarezza

Avarie

Il presidente della provincia del Vco Stefano Costa aveva scritto al prefetto di Verbania Iginio Olita chiedendo di specificare a quale istituzione spetterà sostenere l’onere del referendum che si terrà il prossimo 21 ottobre, dove i cittadini della provincia piemontese dovranno decidere se diventare lombardi o rimanere con Torino capoluogo.

Costa era stato chiaro: «Il referendum lo paghi Roma, la Provincia ha le casse vuote».

Alla vigilia di ferragosto è arrivata una prima risposta ufficiale da Villa Taranto, sede della prefettura che, oltre a ribadire la data del voto e a specificare l’orario – dalle 7 alle 23 – chiarisce anche un punto fondamentale: “Si rammenta altresì che l’art. 53, comma quarto, della legge n. 352/1970 prevede che le spese relative alle operazioni di cui al Titolo III (Referendum per la modificazione territoriale delle regioni previsti dall’articolo 132 della Costituzione) sono a carico degli enti locali interessati, in proporzione alla rispettiva popolazione.”
Tradotto: il referendum se lo pagheranno i Comuni, a seconda della loro grandezza in termini di residenti votanti.

Se fosse una mera questione aritmetica, una divisione – ma non lo è – ciascuno dei 76 municipi del Vco spenderebbe più di 5 mila euro, dividendo il numero dei comuni per la stima dei costi, che si aggirerebbe attorno ai 400 mila euro.

Ma, naturalmente, la cifra cambia a seconda della popolazione e secondo la Stampa la cifra del costo pro capite per ciascun elettore è di 2,5 euro.
Ma la confusione sembra regnare in questo frangente: se difatti è vero che la legge citata dal prefetto di Verbania è lo strumento normativo ancora valido per disciplinare questa materia, i sindaci chiedono al Governo chiarezza sulla cifra precisa da pagare per le votazioni di ottobre.

Sul fronte politico istituzionale, intanto, la campagna elettorale referendaria sembra essere partita: il tempo stringe e le votazioni a fine ottobre sembrano aver spiazzato tutti. Per la Regione Piemonte l’annessione del Vco alla Lombardia sarà un «passo falso».

Lo afferma il vice presidente della Regione ed ex sindaco di Verbania Aldo Reschigna, del Partito democratico che non ha dubbi: «Presenterò un raffronto tra gli stanziamenti della Lombardia alla Provincia di Sondrio, montana e di confine come il VCO. Numeri alla mano si vedrà come stanno davvero le cose».

Sondrio? Esatto, proprio così, perché sul piatto ci sono i soldi dei “canoni idrici”: soldi, e tanti, (si parla di decine di milioni, frutto di arretrati dal 2012 a oggi) che il Vco vuole far arrivare nelle casse della Provincia per lo sfruttamento di corsi d’acqua e bacini per la produzione di energia elettrica. La Lombardia li dà alla provincia di Sondrio (ed il Veneto a Belluno).

Il Piemonte li tiene sotto la Mole, tanto che si è arrivati al contenzioso civile, tra amministrazione provinciale (Vco) e regionale, proprio su questo punto.

Regione Piemonte, dal canto suo, ha rilanciato, mettendo a bilancio quest’anno 3 milioni proprio sulla questione dei “canoni”: soldi pronti per Verbania. «Si potrà dimostrare che il VCO ottiene dal Piemonte più dei 18 milioni reclamati – conclude Reschigna in un articolo pubblicato sul sito istituzionale di Regione Piemonte . Questa amministrazione ha triplicato gli investimenti, ha avviato la costruzione dell’ospedale unico di Ornavasso, ha sostenuto il turismo e la cultura, si è occupata delle strade, come nel caso dei 25 milioni per la statale 34. Se non si è potuto rispondere positivamente a talune richieste, la causa va ricercata nel deficit che non è stato creato in questa legislatura. Non si può certo accusare questa amministrazione di disinteresse».

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Pubblicato il 16 Agosto 2018
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