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Il carcere è la prima casa, detenuto deve pagare l’Imu

Il contribuente ha la residenza nel penitenziario di Bollate, per questo motivo il Comune ha dovuto applicare l'aliquota sulla seconda casa. Il sindaco: «Questa legge è blindata, non avevamo altre soluzioni»

«Dura lex sed lex» recita una massima latina medievale. La legge è dura, ma è sempre la legge, quindi non puo’ essere derogata, nemmeno quando di mezzo ci sono ragioni di umanità. Ne sa qualcosa il sindaco di Monvalle, Franco Oregioni (foto), che ha chiesto il pagamento dell’Imu a un suo concittadino detenuto nel carcere di Bollate (Milano) dove sta scontando una pena definitiva. «Avendo questa persona la residenza anagrafica nel penitenziario, quella è  considerata la sua abitazione principale – spiega Oregioni -. Quindi per altri due immobili  che ha in comproprietà con i famigliari  abbiamo dovuto applicare l’aliquota prevista per la seconda casa».

Il sindaco di Monvalle si è messo una mano sul cuore, cercando tra le pieghe del testo legislativo una “soluzione” per il contribuente detenuto e non avendola trovata  ha consultato anche i regolamenti Imu di Varese e Milano. «Prima di procedere ad un’applicazione draconiana della legge, abbiamo approfondito il tema e valutate tutte le ipotesi  – continua il primo cittadino– . Quindi non c’è stata alcuna disparità di trattamento. Purtroppo questa legge è blindata perché il passaggio da un’aliquota all’altra è previsto solo in due casi: per  gli anziani che trasferiscono la residenza e per i disabili».
Oregioni sa che questa è una situazione limite in cui ogni particolare puo’ assumere, suo malgrado, i contorni di una discriminazione. E forse è anche per questo motivo che sottolinea il trattamento riservato alla casa dove risiedono i figli e la moglie del contribuente: «In quel caso invece abbiamo applicato tutte le detrazioni previste per l’abitazione principale, 200 euro più 50 euro per ogni figlio, e così l’imposta è andata a zero».
Al detenuto non sono state notificate cartelle esattoriali, ma solo una lettera interlocutoria in cui l’amministrazione comunale contesta il mancato pagamento di una quota relativa all’anno 2012 spiegando le ragioni dell’applicazione dell’aliquota più gravosa prevista per la seconda abitazione. «Mi auguro – conclude il sindaco – che questa anomalia tutta italiana venga risolta dal legislatore, magari prendendo in considerazione oltre ai detenuti anche altri casi, come quelli dei lungodegenti».

Pubblicato il 28 Agosto 2013
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