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Innalzamento del livello del Verbano. I sindaci: “Una scelta sbagliata e non condivisa con il territorio”

L'autorità di bacino del Po fissa il livello massimo a 140 centimetri, ma il territorio rivierasco teme ripercussioni irreversibili sull'economia lacuale e sulla biodiversità

Canneti in rete - angera - milo manica

La decisione definitiva dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po di fissare il livello massimo del Lago Maggiore da 1,25 a 1,40 metri sullo zero idrometrico di Sesto Calende spacca il fronte dei territori rivieraschi. Se l’accordo siglato oggi, mercoledì 29 aprile, tra Italia e Svizzera garantisce tra 20 e 30 milioni di metri cubi di acqua aggiuntiva per l’irrigazione della pianura, gli amministratori locali della sponda varesina e piemontese del Verbano guardano con dubbi quella che ai loro occhi sembra essere scelta penalizzante nei confronti dell’economia del turismo e della stabilità degli ecosistemi.

DUBBI PER RIPERCUSSIONI SU HABITAT NATURALI STORICI

Interrogato da VareseNews, l’assessore all’ambiente di Angera Milo Manica punta l’attenzione sulla fragilità delle zone umide e sulla necessità di rivedere un modello agricolo ormai insostenibile. «Si considera molto spesso, come in questo caso, il fatto che si voglia stoccare acqua per le colture ma non si pensa mai ad un ragionamento su come convertire questa tipologia di colture» osserva Manica, sottolineando come l’innalzamento della soglia media abbia come conseguenza, per esempio, la sparizione dei canneti. Per l’esponente della giunta angerese, l’impossibilità di arretramento della vegetazione a causa della presenza di strade e campeggi condanna habitat storici come quelli dell’Isolino Partegora, già documentati nell’Ottocento e oggi quasi estinti.

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SUL FRONTE DEL TURISMO

Sulla stessa linea si pongono i sindaci di Verbania, Baveno e Cannobio, che in una nota congiunta definiscono il provvedimento una scelta errata e non condivisa con il territorio. Alessandro Monti (Baveno), Giandomenico Albertella (Verbania) e Gianmaria Minazzi (Cannobio) ricordano come la soglia storica fosse di 100 centimetri e che l’aumento complessivo di 40 centimetri in poco più di un decennio causerà danni certi. «Centoquaranta centimetri sopra lo zero idrometrico è una scelta errata perché sono tanti, troppi centimetri rispetto alla soglia storica di 100 cm con cui questo lago è stato gestito per decenni» dichiarano i primi cittadini in una nota congiunta. La preoccupazione principale riguarda la riduzione delle spiagge, fattore determinante per l’attrattività turistica del lago, e la difficoltà nella gestione delle sponde durante i periodi di piena.

Le amministrazioni locali contestano inoltre il metodo seguito dall’Autorità di Bacino del Po e dal Consorzio del Ticino, accusati di aver privilegiato esclusivamente le esigenze irrigue della Lomellina e del Pavese. I sindaci sottolineano la mancanza di un coinvolgimento effettivo e criticano la Regione Piemonte per non aver rappresentato con fermezza le istanze dei comuni lacuali: «La Regione Piemonte, in questo contesto, non ha esercitato con sufficiente fermezza il proprio ruolo di rappresentanza anche delle nostre istanze, escludendoci di fatto dalle sedi decisionali. Continueremo ad opporci alla decisione attraverso tutti gli strumenti giuridici e politici disponibili.».

In alternativa allo stoccaggio nel bacino, Milo Manica propone invece di guardare alle esperienze del Parco del Ticino, dove la risorsa viene accumulata nel sottosuolo attraverso le marcite e la ricarica delle falde, un sistema che permetterebbe di salvaguardare il livello del lago e la sopravvivenza di specie rare come la Littorella.

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Pubblicato il 29 Aprile 2026
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