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Colombo propone un incontro pubblico sulla moschea a Sesto Calende

La proposta dell’ex sindaco e capogruppo di maggioranza al termine del consiglio comunale. “Sarà l’occasione per dialogare davanti ai cittadini della visione che ognuno ha di Sesto Calende”

comune sesto calende

Un incontro cittadino per parlare della moschea a Sesto Calende. Al termine del consiglio comunale di ieri sera, mercoledì primo dicembre, l’ex sindaco e attuale capogruppo di maggioranza Marco Colombo ha avanzato una proposta per dialogare insieme ai cittadini e ai rappresentanti dell’associazione islamica ticinese su un argomento molto dibattuto nella città sul Ticino: l’area di culto per i fedeli musulmani che il Comune dovrà individuare dopo la sentenza del Consiglio di Stato.

«Potremmo organizzare un consiglio comunale “aperto”», questa la raccomandazione al consiglio da parte di Colombo, da sempre avverso alla realizzazione di una moschea a Sesto Calende. «Un incontro insieme all’imam, il presidente dell’associazione islamica, che ci farà capire quali sono le intenzioni. Sarà l’occasione per parlare, dialogare, confrontarci: ognuno dirà la propria visione per Sesto e su questo progetto della comunità islamica ticinese; progetto per voi (riferendosi ai consiglieri d’opposizione) importante, per noi meno importante» ha rilanciato il consigliere regionale della Lega, che la scorsa settimana con un post su Facebook aveva invitato la cittadinanza, probabilmente la stessa che vorrebbe all’incontro come prova di forza, a dire di “no” unita.

Trattandosi di una chiosa a un’interpellanza (che non prevede dibattito politico) in chiusura di consiglio la proposta di Colombo è stata fugacemente accolta a parole dal sindaco Giovanni Buzzi ma non ha dato spazio a repliche delle opposizioni.

Sesto2030: “Serve approccio pragmatico e trasparente”

Il tema era rientrato nell’ordine del giorno della seduta a causa di un’interpellanza del gruppo Sesto2030, lista civica che ha chiesto all’amministrazione sestese maggiori e concrete informazioni: dal numero di iscritti all’associazione a quale potrebbe essere l’area  interessata per il luogo di culto, le sue dimensioni e la tipologia: se un un centro culturale, una sala di preghiera o una moschea.

«La nostra richiesta di dati non vuole assolutamente né perorare la causa dell’associazione islamica né criticare l’operatore dell’amministrazione. Lo consideriamo il primo passo di un approccio pragmatico alla questione, tutt’ora aperta e che deve essere risolta» ha specificato Simone Danzo di Sesto2030 presentando l’interrogazione. «Il diritto costituzionale non crea da solo integrazione ma è necessario a nostro avviso che gli amministratori guidino un processo trasparente volto al confronto per creare un terreno dove si renda possibile una convivenza serena per il bene della comunità sestese tutta».

Il sindaco Buzzi: “Ad oggi non è stata individuata un’area. Che si parli di moschea o luogo di culto è puro nominalismo”

Domande, quelle di Sesto2030, a cui il sindaco Giovanni Buzzi ha provato a dare risposta. Come spiegato dal primo cittadino  l’ultimo elenco inviato dall’associazione islamica ticinese alla giunta indica 319 iscritti. «Di questi 319, 73 sono di Sesto Calende (città dove si trova la sede legale dell’associazione, Via Cavour ndr), 52 di Castelletto Ticino (città dove si trova la sede attiva)» sottolinea Buzzi – per gli altri comuni del territorio – da Besozzo a Gattico-Veruno – il numero non supera la ventina, a questi si aggiungono gli iscritti provenienti dal varesotto, dal novarese o dall’estero come dal Belgio e dalla Francia.

«Che si parli di moschea o di luogo di culto è puro nominalismo rispetto alla tematica. Come il luogo di culto per la religione cattolica è la chiesa, per la religione musulmana è la moschea – prosegue Buzzi -. Al momento non abbiamo gli elementi per stabilire se l’associazione rappresenti in toto la comunità islamica, non penso siano solo 73 gli islamici a Sesto Calende ma non dobbiamo indagare quanti siano i residenti di religione islamica non iscritti. Ad ogni modo la dimensione del luogo di culto dovrà essere commisurata alla domanda rilevata ma non sono state fatte stime precise».

«Ad oggi l’amministrazione non ha individuato aree come “adatte allo scopo” – conclude Buzzi – Quindi tutto il territorio comunale è potenzialmente interessato, tuttavia, la logica generale sarà quasi certamente di selezione fra aree attualmente di proprietà pubblica per le quali non si debba rinunciare a servizi fondamentali. È evidente che la scelta dovrà ricadere su un’area all’interno del tessuto urbano consolidato e che abbia già una capacità edificatoria dell’attuale PGT. La valutazione di una condizione di visibilità, di periferia e centralità, non pare comunque il criterio fondamentale per la scelta: ogni frazione è periferica rispetto ad altre ma centrale rispetto a se stessa e alla comunità di residenti».

Quali e in quale misura saranno invece i costi per il Comune? Come spiegato da Buzzi, i costi per la comunità sestese saranno quelli diretti per l’affidamento a un professionista per la stesura del documento di scoping (verifica preliminare) della verifica di esclusione ed eventualmente estensione in vas (valutazione ambientale strategica), incarico che è già stato affidato per circa 4800 euro.  Al Comune, infatti, spetta esclusivamente l’individuazione di un’area ritenuta idonea in termini di pianificazione urbanistica. La successiva  costruzione, compresi gli oneri accessori, sarà a carico dei “promotori dell’iniziativa”, così come il costo per l’acquisto dell’area individuata.

Perché a Sesto Calende si parla di nuovo della moschea – VerbanoNews

di marco.cippio.tresca@gmail.com
Pubblicato il 02 Dicembre 2021
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