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Il ricordo del preside Bellingeri: “Un uomo umile e un intellettuale”

Scomparso all’età di 73 anni, Franco Bellingeri fu “il preside” delle scuole medie di Sesto. Il saluto di Claudio Carabelli: “Un punto di riferimento a livello provinciale per il sistema scolastico”

Generica 2020

Questa mattina, martedì 12 gennaio, Sesto Calende si è risvegliata addolorata per la scomparsa di Franco Bellingeri, storico e amato preside delle scuole medie della città spentosi all’età di 73 anni dopo una lunga lotta contro il Parkinson.

«Franco è stato uomo umile, sempre alla ricerca dell’ascolto e del dialogo, un intellettuale nel vero senso della parola, non solo dotato di una cultura vasta e profonda ma in grado di esercitare un’influenza nell’attività politica e sociale». Queste le parole d’addio del docente ed ex consigliere comunale Claudio Carabelli sul sito di Insieme per Sesto, lista che questa mattinata ha dato il triste annuncio.

«Nell’immaginario collettivo della mia generazione il prof. Franco Bellingeri non può che essere il Preside – scrive Carabelli, che ripercorre la carriera e l’impegno di Bellingeri -. Si trasferì a Sesto nel 1985 presso la locale Scuola Media e qui esercita la sua professione fino al 2007, anno del suo pensionamento. Trent’anni di carriera scolastica in quel ruolo non è poca cosa. Dal 1956 era Preside a Sesto il prof. Mamante Rabozzi: Bellingeri, che lo sostituì, ricordava che nel territorio nazionale non esiste una scuola media locale che abbia garantito la dirigenza, in un arco temporale di oltre 50 anni (tra l’altro a cavallo degli anni della Riforma della Scuola Media Statale del 1962), con due soli presidi. Non mi sembra superfluo ricordare che ne beneficiò non solo l’Istituzione scolastica, ma tutta la comunità sestese. La conoscenza di Bellingeri e le sue competenze maturate negli anni sono state punto di riferimento anche a livello scolastico provinciale: più volte è stato nominato apprezzato referente per il disagio e la dispersione scolastica. Si ammalò nel 2002 e in modo sorprendente autodiagnosticò la propria malattia. Rimase altri cinque anni punto fermo di riferimento per colleghi, famiglie e, soprattutto, alunni. Qualche tempo dopo scrisse di non volere interessarsi più della Scuola per una sorta di “pudore del pensionato”. Ma agli ex colleghi, agli amici, dimostrava all’occasione che in realtà la “sua” Scuola gli era rimasta nel cuore».

«Difficile nel suo caso, se non impossibile, separare il ruolo dall’uomo – ricorda Carabelli -. E proprio riferendosi forse a quel pudore da pensionato si dedicò interamente all’Associazione Parkinsoniana di Arona che aveva nel frattempo costituita. Ha scritto diversi saggi dedicati alla malattia (Anamnesi è stato premiato nel 2016 all’Ambasciata di Francia a Roma nel Premio Zanibelli). E anche in quei giorni che poi si sono rivelati essere i suoi ultimi giorni, sentendolo al telefono per gli immancabili saluti, mi parlava del suo ultimo progetto: un libro sulla grammatica “perché gli errori grammaticali, l’uso scorretto del congiuntivo, l’impoverimento del linguaggio aprono le porte al venir meno del senso critico dei giovani”. Io credo però che vi sia anche un’altra ragione in questa sua volontà di essere autore fino alla fine, una ragione che forse si può leggere nel suo saggio Vedere non solo con gli occhi: “parlare delle proprie visioni e dei propri sogni è un modo di sfuggire ai limiti attuali del corpo, rivendicando il proprio desiderio di vedere”».

«In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia e delle celebrazioni che vennero fatte a Sesto, diede il proprio contributo con una riflessione profonda nella quale rivendicava come il diritto allo studio e alla propria crescita culturale ed espressiva non fosse solo un diritto individuale, ma un diritto collettivo da realizzare insieme agli altri e “chiedeva” ai governi di guardare alla scuola come ad un investimento per il futuro e non solo ad una uscita del bilancio statale. Ma se voglio ricordare l’amico Franco, non posso che identificarlo come un uomo alla ricerca di un senso».

Necrologie – VareseNews

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 Gennaio 2021
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