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“Stria”, sul palcoscenico le vittime bosine della santa inquisizione

Domenica 21 giugno alla corte dei Brut di Groppello, l'attrice-autrice Claudia Donadoni porterà in scena il suo monologo dedicato ai processi alle streghe del Varesotto

stria

Stria” significa strega ed è il nuovo spettacolo di Claudia Donadoni, nella doppia veste di autrice-attrice. Domenica 21 giugno verrà portato in scena alla Corte dei Brut di Groppello di Gavirate alle 21 e 30, dopo aver degustato una cena contadina. Si tratta in realtà di un’anteprima, uno studio dello spettacolo legato ad un evento di fundrising (raccolta fondi), resosi necessario dopo “il flop” del bando della Provincia di Varese che il progetto teatrale aveva vinto.

Quella delle streghe è una storia che ha attraversato l’Europa della santa inquisizione, dove un sapere semplice e  antico è stato confuso e perseguito come un maleficio da estirpare a ogni costo, anche con la morte. È così che migliaia di donne hanno pagato, finendo sul rogo, il loro desiderio di conoscenza.

Nessun territorio è stato risparmiato da questa colonna infame che ha sorretto con prove fasulle processi su processi, sentenze su sentenze, torture su torture. Anche l’Insubria, da Milano a Varese, passando per il Canton Ticino, ha fatto pagare il prezzo più alto alle presunte streghe, per lo più erboriste, guaritrici e ostretiche ante litteram, che hanno provato a confrontarsi con una giustizia ingiusta, impregnata di un pregiudizio atavico. «L’idea di mettere in scena questo spettacolo – spiega Claudia Donadoni – è nata da una conversazione con il docente dell’Insubria Fabio Minazzi che mi ha segnalato un libro riguardante il processo a sette streghe di Venegono. Quello è stato il nostro punto di partenza, perché da lì abbiamo preso le suggestioni, integrate da altri documenti forniti dall’avvocato Andrea Mascetti che aveva fatto una tesi sull’argomento. Dopo sette mesi di studio delle carte è nato questo lavoro, ambientato nel Luinese tra il 500 e il 600, che affronta temi attuali e interessanti quali la fede, il dubbio, il senso della giustizia, il ruolo del capro espiatorio nella storia e la condizione femminile».

Gli inquisitori non vogliono ascoltare le ragioni della giovane contadina Rusina, interpretata da Claudia Donadoni, nonostante quella sapienza antica, fatta di semplici conoscenze legate alla terra, non abbia nulla di soprannaturale. È la violenza degli uomini invece il male più demoniaco, violenza alimentata e giustificata dalla chiesa.

Il monologo, che dura circa un’ora e si svolge in un unico atto, è recitato per una buona parte in dialetto. «È stata una scelta filologica – spiega l’autrice – occorreva tenere una coerenza testuale sia con il contesto che con il personaggio e così per la scelta dei vocaboli mi sono avvalsa della consulenza di Luisa Oprandi, una vera esperta della lingua bosina. D’altronde Rusina è una donna semplice, una contadina e non può certo parlare un italiano forbito. Abbiamo fatto una scelta estetica, seguendo quanto il maestro Testori ha sempre sostenuto circa la scelta del linguaggio».

Particolare rilevanza ricopre nello spettacolo la drammartugia musicale curata dal maestro Giovanni Bataloni. «Stria è uno spettacolo essenziale – conclude Claudia Donadoni – e la musica è l’unica vera scenografia perché ricrea tutti i suoni che accompagnano il dramma di Rusina. Ho cercato di riportare il teatro al suo grado zero, senza artificio, perché il teatro serve a generare domande».

Pubblicato il 17 Giugno 2015
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