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“La gentilezza è un gesto rivoluzionario”: Simone Feder racconta l’umanità nascosta nel bosco di Rogoredo

Nel suo libro Simone Feder attraversa il dolore delle dipendenze senza giudicare. Tre parti, tante storie e una convinzione: nessuno può essere ridotto ai propri errori e nessuno deve essere lasciato solo

Generico 12 Oct 2026

«La gentilezza è un gesto rivoluzionario». Simone Feder affronta con cura ogni momento trattato nel suo libro. Al centro ci sono le persone, quelle più fragili, e non ha dubbi sul fatto che «lo stigma nei confronti del tossicodipendente è una barriera al cambiamento: accoglienza e rispetto devono iniziare fin dal primo contatto».

Il libro Nel bosco di Rogoredo. L’altra faccia di Milano. Storie di giovani e droga, di resistenza e umanità, pubblicato da Zolfo Editore, è diviso in tre parti che seguono uno sviluppo logico. La prima racconta come siamo arrivati al bosco. La seconda si sviluppa attraverso le storie di vita di chi quel luogo lo attraversa o ci rimane intrappolato. La terza si chiude con un titolo eloquente: Restare.

È proprio questo verbo a rappresentare la chiave di lettura dell’intero libro. Restare quando sarebbe più facile andarsene. Restare davanti a una sofferenza che non si riesce a risolvere. Restare accanto a persone che spesso hanno perso tutto, compresa la fiducia nella possibilità di cambiare.

Non è un libro sulla droga nel senso tradizionale del termine. Non cerca lo scandalo, non rincorre le immagini del degrado e non si limita a descrivere un’emergenza sociale. È soprattutto un libro sulle relazioni, sulla dignità e sulla responsabilità di chi incontra la sofferenza degli altri.

Dal bosco alla città: capire prima di giudicare

La prima parte, Il bosco e la città, ha il merito di collocare Rogoredo dentro una storia più grande. Feder ripercorre l’evoluzione delle droghe, dagli anni dell’eroina alle nuove sostanze, e racconta come una parte della periferia milanese sia diventata uno dei luoghi più conosciuti dello spaccio e del consumo.

Non è una ricostruzione fine a se stessa. Serve a capire che Rogoredo non nasce dal nulla e che dietro il bosco esiste una città con le sue contraddizioni, i suoi servizi, le sue assenze e le sue responsabilità.

Il racconto diventa personale quando Feder spiega perché, dal marzo 2017, ogni mercoledì entra in quel luogo insieme ai volontari. Tutto comincia con una domanda della figlia, che lo invita a guardare ciò che sta accadendo a Rogoredo. Da allora quella scelta diventa un impegno costante.

C’è una caratteristica che rende credibile il libro: Feder non si presenta come un eroe e non pretende di avere una risposta per ogni problema. Racconta i propri dubbi, la fatica, gli errori, la paura di non riuscire ad aiutare chi incontra. La sua esperienza professionale nel campo del disagio giovanile si confronta continuamente con una realtà che sfugge alle definizioni e alle soluzioni semplici.

I volti e le ferite: quando i numeri diventano persone

La seconda parte è probabilmente quella che lascia il segno più profondo. Si intitola I volti e le ferite e restituisce nomi, biografie e sentimenti a persone che troppo spesso vengono raccontate soltanto attraverso le statistiche o le operazioni di polizia.

Ci sono adolescenti, madri alla ricerca dei figli, uomini e donne che vivono una quotidianità segnata dalla dipendenza. Ci sono anche le storie di chi prova a uscire dal bosco e di chi, dopo un passo avanti, torna indietro.

Tra le figure più interessanti c’è Marina, la «zia del bosco», una donna che conosce persone, nomi e storie e che diventa un punto di riferimento anche per i volontari. È una presenza che rompe ogni stereotipo: la sua vita è attraversata dalla dipendenza, ma questo non cancella la capacità di prendersi cura degli altri. Feder racconta anche Diego, Sara, Serena, Massimo, Davide, Sofia, Richard e Miriam. Ognuno porta una storia diversa, che impedisce al lettore di accontentarsi della parola generica «tossicodipendente».

Il pregio di queste pagine è proprio la capacità di restituire complessità. Non ci sono soltanto vittime e colpevoli, buoni e cattivi, persone da salvare e persone che salvano. Ci sono esseri umani che cercano di vivere, spesso in condizioni estreme.

È una scrittura partecipe, a tratti molto emotiva. Feder non cerca la distanza del cronista e non nasconde il proprio coinvolgimento. Qualche volta il linguaggio insiste sulle immagini del dolore e della speranza, ma è proprio questa partecipazione a dare al libro la sua identità di testimonianza.

Restare: la parte più impegnativa del libro

La terza parte segna un passaggio importante. Dopo aver raccontato il contesto e le persone, Feder affronta il problema di che cosa fare. Restare non è soltanto un’esortazione morale. È anche una riflessione concreta sui servizi, sulla riduzione del danno, sulle stanze del consumo controllato, sul lavoro di prossimità e sulla necessità di costruire una comunità capace di accompagnare le persone.

Qui il libro acquista una dimensione politica, nel significato più ampio del termine. Non basta distribuire coperte o offrire un pasto. Occorre un sistema che sappia intercettare le fragilità, costruire fiducia, garantire continuità e rispettare i tempi di ciascuno.

È forse questo il passaggio più difficile da accettare: il cambiamento non procede in linea retta. Una persona può chiedere aiuto, iniziare un percorso e poi ricadere. Può avvicinarsi e allontanarsi più volte. Può aver bisogno di anni prima di riuscire a scegliere una strada diversa.

Feder invita a non confondere la ricaduta con il fallimento definitivo. La parola «irrecuperabile», alla quale dedica un capitolo, diventa il simbolo di un giudizio che chiude ogni possibilità. Emerge così una convinzione forte: la dignità di una persona non dipende dai risultati che riesce a raggiungere e il diritto a essere ascoltata non può essere subordinato alla promessa di cambiare.

È un messaggio che interpella anche chi non ha mai incontrato il bosco di Rogoredo. Perché la tendenza a giudicare, etichettare e prendere le distanze dalle fragilità riguarda tutti.

Il bosco come metafora delle nostre comunità

Le conclusioni si aprono con uno sguardo preciso verso il bosco. «Il bosco di Rogoredo non è solo un luogo, o meglio un “non luogo”». Da questa affermazione Feder sviluppa una riflessione che va ben oltre la periferia milanese. Il bosco diventa una voce che chiede di guardare e ascoltare, di non abbassare gli occhi davanti a corpi e volti segnati dalla sofferenza.

È una terra dolente, ma viva, capace di insegnare qualcosa sull’umanità e sulla delicatezza necessaria per avvicinarsi alle ferite degli altri.

Queste pagine finali sono tra le più significative del libro perché trasformano un’esperienza particolare in una domanda universale. Che cosa facciamo quando incontriamo qualcuno che soffre? Ci fermiamo oppure andiamo avanti? Siamo capaci di riconoscere una persona anche quando i suoi comportamenti ci spaventano o ci risultano incomprensibili?

Il bosco, in fondo, non è soltanto Rogoredo. Esiste ovunque ci siano persone invisibili, solitudini ignorate, vite considerate perdute. Ed è qui che il libro raggiunge il suo obiettivo più importante. Non chiede al lettore di commuoversi per qualche storia difficile, ma di interrogarsi sul proprio modo di stare nella società.

La gentilezza del titolo iniziale non è dunque una qualità accessoria, una forma di buona educazione o un sentimento consolatorio. È una scelta impegnativa, che richiede tempo, presenza e capacità di mettere in discussione i propri pregiudizi.

Nel bosco di Rogoredo è un libro che vale la pena leggere proprio per questo. Perché non offre rassicurazioni facili e non promette che ogni storia avrà un lieto fine. Ricorda invece che nessuna vita può essere liquidata come un caso perduto e che la responsabilità verso gli altri comincia dalla disponibilità a riconoscerli.

Restare, alla fine, è molto più che continuare a frequentare un luogo. È scegliere di non rinunciare all’umanità, anche quando sarebbe più comodo voltarsi dall’altra parte.

Simone Feder presenta il libro a Materia il 22 ottobre

Giovedì 22 ottobre 2026 alle ore 21, Simone Feder sarà ospite di Materia Spazio Libero, in via Confalonieri 5 a Castronno, per presentare Nel bosco di Rogoredo. L’altra faccia di Milano. Storie di giovani e droga, di resistenza e umanità, pubblicato da Zolfo Editore.

Sarà un’occasione per ascoltare direttamente la sua esperienza, conoscere le storie raccolte nel libro e confrontarsi sul disagio giovanile, sulle dipendenze e sul ruolo che ciascuna comunità può svolgere nell’accoglienza delle persone più fragili.

Informazioni e iscrizioni all’incontro su Eventbrite.

Via Confalonieri, 5

Castronno

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Pubblicato il 17 Ottobre 2026
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