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“Niente centro commerciale nell’ex Siai”. Così Sesto puntò sul futuro industriale dell’area

L’ex sindaco Roberto Caielli ricostruisce le scelte di vent’anni fa: la contrarietà a una destinazione commerciale, i contatti con Finmeccanica e persino un’interlocuzione con il Politecnico. Poi arrivò il progetto del centro di addestramento: "Era quanto di meglio potessimo ipotizzare"

Nuovo building di Leonardo per i simulatori di volo

Mantenere industriale l’area dell’ex Siai Marchetti fu una scelta compiuta oltre vent’anni fa. Una decisione che continua a produrre sviluppo, come dimostra la recente inaugurazione del building di Leonardo dedicato ai simulatori di volo. Dopo aver ricostruito con Giuseppe Orsi il ruolo della dirigenza dell’allora Finmeccanica, ripercorriamo ora quegli anni attraverso lo sguardo dell’ex sindaco Roberto Caielli che ricostruisce e ipotesi sul destino dell’area, il confronto con l’azienda e, infine, la decisione che aprì la strada al centro di addestramento oggi gestito da Leonardo.
(foto sopra: a destra Giuseppe Orsi durante l’inaugurazione del nuovo building di Leonardo a Sesto Calende)

Giuseppe Orsi ricorda che, circa vent’anni fa, l’area ex Siai Marchetti era destinata a una trasformazione commerciale e che fu la dirigenza dell’allora Finmeccanica a decidere di mantenere la vocazione industriale. Lei era sindaco di Sesto Calende in quegli anni: qual era invece la posizione dell’amministrazione sul futuro di quell’area?
«Mi è capitato più volte di ricordare quel passaggio fondamentale, non solo per la storia di questa importante azienda, ma anche per la città di Sesto. La nostra città, che vantava una lunga e importante storia industriale, viveva un periodo difficile: in poco tempo Sesto aveva visto chiudere prima la ferriera di Sant’Anna, poi la storica vetreria e infine la Siai Marchetti. Parliamo di quasi 800 posti di lavoro. Non era solo un problema occupazionale e sociale (i gruppi aziendali di riferimento avevano garantito buona parte dei posti in altre fabbriche, come per esempio, nel caso della SIAI, all’Aermacchi di Venegono). C’era il tema di dare a queste aree una nuova vocazione, una destinazione appropriata che contribuisse, come era avvenuto in passato, ma in modo nuovo, allo sviluppo della città. L’area della ferriera si era trasformata pochi anni prima nel cantiere nautico Verbella. Per quanto riguarda l’area della vetreria, nel 2003 eravamo già in una fase avanzata di definizione di un intervento integrato, realizzato con la legge regionale 9 del 1999, che prevedeva un misto di destinazioni residenziali, commerciali e pubbliche. In particolare, la destinazione pubblica era individuata nella cessione al Comune del vecchio forno, un grande edificio di archeologia industriale destinato a funzioni sociali e culturali. Questa previsione, che si tradusse in un impegno dell’operatore privato (Esselunga), purtroppo fu poi cancellata prima di essere attuata, quando il Comune decise, nel 2015, di rinunciare a queste funzioni pubbliche, retrocedendo l’edificio a Esselunga. Il risultato è che quell’edificio, dopo decenni, è ancora abbandonato. Per quanto riguarda l’area dell’ex Siai Marchetti, essa era ancora a destinazione industriale. Avevamo aderito al programma di marketing territoriale della Provincia di Varese e, a tal fine, avevamo approvato un documento di inquadramento, sempre in base alla legge regionale, che prevedeva di mantenere una funzione legata alla storia di quel sito: destinazioni produttive, direzionali e di ricerca. Eravamo nettamente contrari all’idea di realizzare nuovi centri commerciali, avendo già previsto un supermercato di media distribuzione nell’area della vetreria. La destinazione commerciale, oltre ad alterare l’equilibrio del tessuto urbano cittadino, non era coerente con la storia di quel sito, che era anche la storia di Sesto. Avevamo comunicato questa posizione ai dirigenti di Finmeccanica, che avevano sondato l’interesse del Comune per soluzioni diverse, quelle cui ha fatto riferimento l’ing. Orsi nell’intervista a VareseNews. Ricordo che avevamo anche iniziato un’interlocuzione con il Politecnico di Milano, segnalando la possibilità di localizzare nell’ex stabilimento di Sesto eventuali dipartimenti decentrati dell’università milanese. La nostra idea, insomma, era di mantenere in quell’area una destinazione legata alla sua vocazione produttiva».

Quando si cominciò concretamente a discutere della possibilità di una destinazione commerciale? Era un’ipotesi già prevista o consentita dagli strumenti urbanistici, oppure una proposta avanzata dalla proprietà? E l’amministrazione comunale prese formalmente posizione contro questa prospettiva?
«Non ci fu mai una vera proposta in quel senso e, perciò, non fu necessaria una presa di posizione formale. I nostri documenti programmatici e il PRG vigente erano chiari. Orsi attribuisce alla volontà e alla determinazione della dirigenza industriale la scelta che portò a mantenere il sito produttivo».

Dal suo punto di vista, quanto pesò invece l’amministrazione comunale? Ci furono confronti o trattative con Finmeccanica e con i suoi dirigenti per chiedere che la vocazione industriale dell’ex Siai Marchetti venisse salvaguardata?
«Ripeto quanto ho anticipato nella risposta precedente: questa fu sempre la posizione che manifestammo ai dirigenti di Finmeccanica. Orsi è certamente persona informata su quali fossero le discussioni all’interno del gruppo dirigente dell’azienda, ma, per quanto riguarda la posizione del Comune, ricordo che provammo grande sollievo e soddisfazione quando Augusta ci comunicò l’intenzione di presentare, per il sito di Sesto, il progetto del nuovo centro di addestramento al volo e chiese di verificarne le compatibilità urbanistiche. Quella proposta incrociava perfettamente le nostre aspettative: una destinazione direzionale e di ricerca avanzata nel campo produttivo, in una dimensione di innovazione e con respiro internazionale, era quanto di meglio potevamo ipotizzare. Non perdemmo tempo a predisporre e approvare alcune modifiche alle norme del PRG, specialmente per quanto riguardava l’altezza degli edifici. Il nostro sollievo derivava anche dal fatto di vedere scongiurato il rischio che un’area così grande, nel centro di Sesto, venisse abbandonata, con tutti i rischi di degrado che questo avrebbe comportato».

A distanza di vent’anni, oggi su quell’area Leonardo continua a investire e ha appena inaugurato un nuovo edificio dedicato all’addestramento dei piloti. Se dovesse ricostruire oggi quella decisione, direbbe che fu soprattutto una scelta industriale di Finmeccanica, una scelta urbanistica e politica del Comune, oppure il risultato dell’incontro tra le due volontà?
«Quella scelta fu il risultato dell’incontro felice di due volontà. Ho raccontato più volte anche alcuni dettagli del primo incontro che si svolse nel mio ufficio, quando ci venne fatto capire che il sito di Sesto non era il solo candidato. In quel momento era solo una delle ipotesi di localizzazione del nuovo centro di addestramento. La nostra risposta fu quella di presentare ai nostri interlocutori tutte le opportunità che la nostra città offriva dal punto di vista logistico, territoriale e ambientale. Ricordo che raccomandai di rappresentare questi buoni argomenti anche ai livelli decisionali superiori – intendo la dirigenza di Finmeccanica – e infine riassunsi le nostre ragioni con una battuta che ho raccontato molte volte anche in Consiglio comunale: “Spiegate a chi deve prendere la decisione che, se verrà scelta la sede di Sesto, coloro che lavoreranno qui potranno godere, durante le pause lavorative, di una qualità che non avranno da altre parti: una passeggiata sul Ticino, una vista sul Monte Rosa e la vicinanza a un centro cittadino vivace e ricco di proposte culturali e per il tempo libero”. Oggi, a distanza di anni, questo è quello che vedo accadere quasi quotidianamente, passeggiando per il centro di Sesto e incontrando piloti di tante nazionalità che sono qui per la loro formazione, insieme a tecnici, operai e impiegati di questo centro così importante, che è cresciuto in questi anni fino a raddoppiare».

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Pubblicato il 08 Ottobre 2026
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