Ristorni dei frontalieri, Artoni: “Si perde il federalismo e la libertà dei Comuni di frontiera”
Il consigliere di minoranza a Luino critica il nuovo provvedimento del Governo: "I Comuni non decidono, eseguono le direttive centrali. Perché applaudite?"
«Si perde il federalismo, la libertà dei Comuni di frontiera e si applaude con il beneplacito della Lega». È la posizione di Furio Artoni, consigliere di minoranza al Comune di Luino nel gruppo “Stati Generali del Centrodestra“, sul nuovo provvedimento del Governo relativo alle risorse destinate ai territori di confine.
Il decreto ha portato il fondo per i ristorni destinati ai Comuni di frontiera da 89 a 108 milioni di euro. Una misura accolta con favore dall’Anci Lombardia, che ha definito l’incremento «un riconoscimento importante», pur ribadendo la richiesta di avvicinare le risorse ai ristorni effettivamente versati.
Artoni contesta però l’impostazione complessiva del provvedimento. «I Cantoni ne hanno diritto a 128: il 108 è l’84,4%, mentre 20 milioni restano a Roma», sostiene il consigliere, secondo il quale rispetto al taglio inizialmente ipotizzato di 39 milioni ne sarebbero stati recuperati 19, lasciando comunque i Comuni con meno risorse rispetto a quelle attese.
Ma la critica riguarda soprattutto l’autonomia nella gestione dei fondi. «Prima i Comuni incassavano i soldi dai Cantoni svizzeri e decidevano come spenderli, rispondendone agli elettori. Adesso l’importo lo fissa il Ministero e la destinazione la fissa la legge di bilancio».
La normativa prevede, tra l’altro, un limite massimo del 50% per l’utilizzo in parte corrente delle somme destinate direttamente ai Comuni.
«Il Comune non decide, esegue le direttive centrali», sostiene Artoni, che evidenzia anche le possibili conseguenze sui bilanci degli enti locali: «Un’entrata vincolata non paga la bolletta del municipio né la sistemazione delle buche sulle strade».
Nel mirino del consigliere anche il ruolo della Regione. Il nuovo decreto stabilisce infatti che, per il 2026 e il 2027, le risorse del fondo per lo sviluppo economico, le infrastrutture e il sostegno dei salari nelle zone di confine siano assegnate a Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano per il sostegno alle remunerazioni nette dei lavoratori, sulla base del numero dei frontalieri.
Artoni richiama inoltre la decisione del Canton Ticino di sospendere cautelativamente oltre 50 milioni di franchi di ristorni, vicenda già oggetto di interventi e discussioni istituzionali in Lombardia.
E conclude con una domanda rivolta agli amministratori che hanno accolto positivamente il provvedimento: «Il federalismo lascia decidere al sindaco. Qui decide lo Stato, e lo chiama federalismo. Dunque un vero e proprio passo indietro rispetto al federalismo. Ma, scusate, perché applaudite?».
«Io non applaudo – conclude il consigliere di minoranza – aspetto con calma».









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