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Non solo sport e giochi: da 30 anni al Campus di Sesto Calende si impara a vivere insieme

Oltre 350 partecipanti complessivi, trent'anni di attività e una forte valenza educativa: la festa conclusiva è stata un'occasione per trarre il bilancio del centro estivo sestese

Campus sesto calende 2026

Per otto settimane al Campus di Sesto Calende si gioca, si fa sport, si ride e ci si diverte. Ma soprattutto si impara a conoscere e vivere con gli altri ragazzi. È questa la vera anima del centro estivo organizzato da Alberto Quaglini dell’OdV Circolo Sestese e Valeria Spinelli dell’Asd Mago Libero, che da quasi 30 anni accompagna e ha visto crescere centinaia di bambini e ragazzi in un percorso fatto non solo di attività sportive e ricreative, ma anche di educazione alla vita di comunità, in una maniera semplice e spontanea, pensata per i ragazzi.

È stato così anche alla festa finale di martedì 21 luglio al Parco Europa nel rione Sant’Anna, accompagnata da un Nutella party e da una colonna sonora originale realizzata durante il campus insieme al dj sestese Mattia Mapelli: un’occasione per fare il punto su un’esperienza che continua a rappresentare un punto di riferimento per tante famiglie del territorio.

Quest’anno gli iscritti sono stati complessivamente, nell’arco delle otto settimane, più di 350. Numeri importanti, ma non sono quelli a raccontare fino in fondo il valore del progetto. Il cuore del Campus è infatti la sua dimensione educativa e sociale, costruita giorno dopo giorno, a partire da febbraio, da Quaglini e Spinelli attraverso relazioni, esperienze condivise e piccoli grandi insegnamenti che non sempre trovano spazio altrove.

«Vogliamo ringraziare di cuore le famiglie per la fiducia che ogni anno ci accordano affidandoci ciò che hanno di più prezioso: i loro figli», ha detto il sindaco Elisabetta Giordani durante la festa conclusiva. Un ringraziamento rivolto anche agli animatori e agli aiuto-animatori: «Ancora più importante di quello che si fa è come lo si fa. Il grande merito del successo del campus sestese è loro, perché mettono il cuore in tutto ciò che fanno».

Campus sesto calende 2026

Una filosofia che Alberto Quaglini (insignito nel 2025 della benemerenza della Città di Sesto Calende) porta avanti da quasi trent’anni e che ha reso il Campus una realtà diversa da molte altre proposte estive, anche grazie all’impegno di Valeria Spinelli, docente di educazione fisica al Dalla Chiesa di Sesto Calende e molto più di (mai semplice) “braccio destro” nell’organizzazione del campus. «Lo sport qui non è vissuto come ricerca della prestazione o come caccia al talento, ma come strumento educativo. Ragazzi, divisi in gruppi in base alle fasce d’età in vari luoghi della città (la scuola Ungaretti, lo Sporting di Lisanza, il Campeggio Lido ok, la piscina Wave e gli spazi del Parco Europa), imparano tanto a vincere quanto a perdere, un aspetto fondamentale della crescita. Imparano anche ad esprimersi con iniziative più creative come la radio o i laboratori di musica e cucina. Il nostro obiettivo è infatti partire dallo sport e viverlo come una scuola di vita, non soltanto dal punto di vista fisico».

Dietro una partita, una gita, una discesa in canoa o un’attività di wakeboard, si nasconde infatti un lavoro più profondo: imparare a mettersi in gioco, affrontare le proprie paure, rispettare le regole, collaborare e accettare che non sempre si vince.

È proprio questa la sfida educativa che ogni giorno animatori e coordinatori affrontano con i ragazzi. Lo raccontano Andrea e Alessia, impegnati nella gestione dei gruppi e nella progettazione delle attività. Accanto allo sport trovano spazio laboratori artistici, scientifici, musicali, culinari, partite a scacchi e momenti di riflessione personale. L’obiettivo è coinvolgere tutti, anche chi non si sente particolarmente portato per l’attività fisica. «Cerchiamo sempre di alternare attività più dinamiche ad altre più tranquille, così che ciascuno possa trovare il proprio spazio», spiegano i due coordinatori degli animatori e aiuto animatori. Andrea, in particolare, ha fatto un percorso netto: ha iniziato come tanti da bambino del campus e non ha mai smesso di frequentarlo, seppur naturalmente in forme diverse. Una figura come la sua non può che essere un punto di riferimento per un gruppo di aiuto-animatori, ovvero gli adolescenti di 15-16 anni, troppo grandi per continuare a giocare insieme agli altri ragazzi ma ancora giovani per poter assumere la stessa responsabilità degli educatori. L’età però deve essere vissuta come un valore e mai come un limite, e per questo per loro è stato creato un ruolo “di raccordo” tra i due mondi che animano il campus.

Il lavoro più importante infatti è quello che non si vede. Avviene nei momenti di difficoltà, quando emergono piccoli conflitti, delusioni o insicurezze. Quando un bambino perde una gara, resta escluso da un gioco o si confronta per la prima volta con qualcuno più bravo di lui. «Gli animatori sono stati molto bravi a cogliere le difficoltà che le nuove generazioni stanno vivendo –  conclude Quaglini – Hanno saputo trovare le parole giuste per aiutare i ragazzi a metabolizzare le piccole sconfitte, ad accettare che a volte si vince e che altre volte ci si può confrontare con qualcuno più forte, più bravo o più apprezzato. Sono passaggi fondamentali nella crescita. Vogliamo anche creare passioni e interessi nei ragazzi. Come? Facendo conoscere e mettendoli in contatto con determinati sport presenti sul territorio, ma anche aiutandoli a superare alcune difficoltà sociali. In questo ringraziamento le tante realtà che ci affiancano e l’amministrazione comunale».

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Pubblicato il 24 Luglio 2026
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