Il cinema d’animazione e il filo tra ieri e oggi: “La bicicletta di Bartali” riempie la sala a Ispra
Il film di Enrico Paolantonio trasforma la storia di Gino Bartali in una riflessione sul presente, attraverso l'amicizia tra un ciclista israeliano e uno arabo. La proiezione era promossa da Filmstudio '90 insieme al circolo Acli del paesee con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune
Venerdì 10 luglio, la sala Serra di Ispra si è trasformata in un suggestivo cinema serale, gremita di persone, per ospitare un nuovo appuntamento di “Esterno Notte”, la storica rassegna cinematografica itinerante promossa da Filmstudio 90.
La calda serata estiva e l’incognita del meteo hanno spinto gli organizzatori a modificare il programma originale e ad utilizzare l’ambiente fresco della sala Serra per la proiezione del film.
L’evento, organizzato in stretta collaborazione con il circolo Acli del paese, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune, ha registrato un gran successo di pubblico, riempiendo lo spazio a partire dalle 21.30. La risposta entusiasta dei cittadini ha confermato il forte legame del territorio con le iniziative culturali estive, ma a caratterizzare la serata è stato soprattutto un profondo sentimento di speranza e unanime invocazione alla pace.
Tra storia e attualità: il potere del cinema
Al centro della serata la proiezione de La bicicletta di Bartali, delicato e potente lungometraggio d’animazione diretto da Enrico Paolantonio. Il film ha saputo toccare le corde più intime degli spettatori di tutte le età, unendo la memoria storica alla complessità dei conflitti contemporanei.
La trama si sviluppa su un doppio binario temporale. Da un lato, celebra l’eroismo silenzioso del grande campione Gino Bartali che, tra il 1943 e il 1944, rischiò la vita pedalando per chilometri per trasportare i documenti falsi necessari a salvare centinaia di ebrei dalla persecuzione nazifascista. Dall’altro, la pellicola si sposta ai giorni nostri, raccontando l’amicizia tra due giovani ciclisti di Gerusalemme, l’israeliano David e l’arabo Ibrahim.
Attraverso la passione per la bicicletta, i due ragazzi riescono a superare i pregiudizi, i confini fisici e le divisioni culturali che troppo spesso frammentano la loro terra. Lo sport diventa così una lingua universale, un ponte capace di abbattere i muri dell’intolleranza.









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