“Trent’anni lasciano il segno, ma anche tante emozioni”: il centro sportivo Ci.La. di Laveno cambia gestione
Cinzia Bevilacqua e Bruno Zanon lasciano la struttura che conducono dal 1995. «Qui passate generazioni di sportivi. Il fiore all'occhiello rimane la "40 Ore" che in tanti rimpiangono»

A Laveno Mombello è in arrivo un “passaggio di consegne” epocale. Dopo trent’anni il centro sportivo Ci.La., quello che si trova accanto all’ex discoteca Moulin Rouge, cambierà gestione: con l’inizio di settembre a condurre la struttura sportiva non saranno più Cinzia Bevilacqua e Bruno Zanon, un binomio che ha fatto davvero la piccola grande storia in quella fetta di provincia che è il Medio Verbano.
Una storia che ha coinvolto migliaia di persone, tra quelle che hanno frequentato la palestra, la piscina e i campi del Ci.La. alle quali si aggiungono tutti coloro che – in quindici edizioni – hanno preso parte a quello che Bruno e Cinzia definiscono ancora oggi il proprio “fiore all’occhiello”, la “40 ore di sport” che è stato a lungo un must nell’estate degli appassionati di sport della zona, e non solo.
«Difficile fare una stima di quanta gente abbiamo visto passare al centro sportivo: abbiamo circa 700 iscritti all’anno ma in tre decenni, da qui, sono passate davvero diverse generazioni – raccontano a pochi giorni dall’addio – E la cosa più bella per noi in questo momento è proprio il renderci conto di aver accolto e ospitato persone che poi hanno creato la loro famiglia e hanno avviato i figli allo sport qui da noi. Molti di loro stanno passando dal Ci.La. per salutarci, oppure ci contattano in diversi modi e anche questo è motivo di grande orgoglio: è arrivata anche una torta accompagnata da una lettera commovente. Insomma, trent’anni lasciano il segno ma è bello ricevere tanti attestati di stima».
Quella presa nei mesi scorsi non è stata – ovviamente – una decisione presa a cuor leggero, spiega Bruno, che si occupa del Ci.La. a tempo pieno: «Ho passato diverse notti insonni – confessa – per accettare il fatto di aver ceduto l’attività ma ora non possiamo tornare indietro. Del resto a 64 anni capisco anche che sia il momento di chiudere l’avventura. Siamo sollevati dal fatto che il centro sportivo proseguirà nella sua attività con lo staff riconfermato al completo: la gestione passa alle persone che da alcuni mesi hanno preso in mano la parte del padel e questo ci rassicura per il futuro».

Cinzia ricorda come iniziò tutto: «Era il 1995, io lavoravo per i precedenti gestori e quando la proprietà aveva messo in vendita la struttura ho deciso di buttarmi in questa avventura. Il nome Ci.La. significa “Cinzia Laveno”, ma dopo appena un mese anche Bruno “salì a bordo” perché capii subito che da sola sarebbe stato troppo difficile portare avanti tutto il centro. Da allora non ci siamo mai fermati». Anche con una serie di idee innovative e originali al di là della “40 Ore”: «Fummo i primi in zona a organizzare un campionato di calcio a cinque nel 1998, a far disputare partite 2 contro 2 in una gabbia galleggiante sul lago e via dicendo. E poi abbiamo ottenuto risultati importanti con la squadra di nuoto sincronizzato e con quella di judo».
E poi la “Quaranta”, quella di cui tutti ancora parlano. «Per due anni facemmo la 24 ore di calcio, poi aggiungemmo volley e basket e passammo alla 36 ore. Il format doveva restare quello ma Bruno, per errore, accettò una squadra più del dovuto e allora, per non scontentare nessuno, diventò la 40 Ore che tutti si ricordano. Ancora oggi ragazze e ragazzi di allora (ultima edizione nel 2013 ndr) ci mandano le foto con le magliette che caratterizzavano ogni edizione del torneo, dai posti più impensati. E capita che persone che non si conoscono tra loro si incontrino e si salutino perché entrambe hanno addosso le nostre t-shirt».
Anche la “40 Ore” è stata un’invenzione innovativa sotto molti aspetti: «In molti si erano informati per replicare il nostro format, ma nessuno è stato in grado di organizzare per diversi anni un torneo del genere. Anche in quello abbiamo introdotto cose che poi sarebbero diventate lo standard: il divieto dei contenitori di vetro, la raccolta differenziata all’interno di tutta l’area, la sicurezza per le persone coinvolte, l’obbligo di visite medico-sportive per i partecipanti e così via. Arrivarono per tre anni le telecamere di Sky e non solo, e spesso i giovani che allora erano piccoli ci dicono che vorrebbero rivivere quelle emozioni. Ma con la burocrazia e i regolamenti attuali sarebbe impossibile riproporla con una organizzazione amatoriale quale era la nostra. Ci teniamo quei ricordi meravigliosi, insieme ai tanti altri che hanno caratterizzato il nostro impegno in questi trent’anni. E per un saluto, ci troverete comunque in giro per Laveno».
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