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Santa Caterina del Sasso, taglio del nastro per l’ascensore

Viva soddisfazione per il completamento dell'opera, di complessa realizzazione: più semplice l'accesso anche per persone con difficoltà di movimento. Presente al completo la Provincia con il presidente Galli, il vice Bottini, gli ex presidenti Ferrario e Reguzzoni

Santa Caterina del Sasso esce dal suo secolare "isolamento" grazie al comodo ascensore di cui la Provincia di Varese ha ultimato i lavori,  inaugurandolo ufficialmente oggi, sabato 12 giugno 2010. Nemmeno la cornice purtroppo segnata da nebbia e pioviggine ha potuto togliere fascino a questo luogo che, come il vicepresidente e assessore Gianfranco Bottini, «orgoglioso ed emozionato», ha definito «il simbolo della provincia di Varese, senza nulla togliere alle tante realtà di pregio sul territorio». Una vera parata di autorità quella presente alla Corte del Quicchio per il taglio del nastro: per la Provincia il presidente Galli, Bottini, gli ex presidenti Ferrario e Reguzzoni («questo è un luogo del cuore» dirà il deputato bustocco della Lega), il senatore Tomassini, esponenti politici provinciali di PdL e Lega Nord.
Soddisfatto anche il sindaco di Leggiuno Adriano Costantini: «una giornata carica di significato, un’opera fondamentale per l’accessibilità dell’eremo».
Il presidente Galli ha ricordato come la lunga scalinata che conduce all’eremo, finora l’unico accesso da terra, sia tra gli elementi caratteristici, anche paesaggisticamente, del sito, che tuttavia con l’ascensore, capace di dodici persone a viaggio, si apre ad un accesso facilitato anche per anziani e persone con difficoltà motorie. Usciti dal tunnel, quasi da metrò, che dall’ascensore porta alla vista sul lago, non restano che pochi gradini per accedere all’eremo. Ma non va dimenticata anche l’accessibilità via battello da Laveno, di imminente ripristino, e quella più in genere sul Verbano che troverà presto a Santa Caterina un approdo di sicuro interesse. Un luogo carico di fede, storia e naturale bellezza che Ferrario e Reguzzoni richiamavano come destinazione immancabile di tutte le più importanti personalità ospitate nella nostra provincia.

L’odierno taglio del nastro ha alle spalle anni di lavori, e decenni di impegno, studi, idee per sistemare l’area dell’eremo, oggi concretizzati. Interventi che erano cominciati addirittura a fine anni Sessanta, per la stabilizzazione dell’antico luogo di fede, "appeso" su uno spalto di roccia a picco sul Verbano la cui precarietà sarebbe emersa proprio durante i lavori per l’ascensore. Dagli anni Novanta l’accelerata decisiva, sotto l’amministrazione Ferrario prima e quella Reguzzoni poi: si trattava di acquisire e risistemare l’area sovrastante l’eremo e avviare i lavori per l’ascensore, struttura, che com’è ovvio, fu anche controversa e discussa data la delicatezza del sito.
I lavori sull’ascensori e sulla sovrastante area "di accoglienza" del Quicchio sono durati 290 mesi, al costo 3.590.000 euro. Costi considerevoli, ma che la Provincia considera un investimento nel futuro. 
L’ingegner Achille Balossi Restelli, progettista dei lavori, ha riferito delle difficoltà incontrate nello scavo, condotto con esplosivi, del pozzo di sei metri di diametro e cinquanta di profondita. Un lavoro condotto a tratti vicinissimo alla parete a picco, anche a dieci metri. La scoperta di una importante fessurazione della roccia creò «notevolissime difficoltà e rischi» per la stabilità dell’intera area, richiedendo la massima cautela e interventi ulteriori di stabilizzazione con intelaiature metalliche, sigillature e riempimenti con malta e resine epossidiche, drenaggi, tiranti e tutti i più moderni ritrovati dell’ingegneria.

Pubblicato il 12 Giugno 2010
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