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Ospedali di Comunità: a Luino 100 ricoveri in quattro mesi, Tradate in arrivo e silenzio su Cuasso

I 16 letti all'ultimo piano del Confalonieri confermano il modello territoriale con 60% di rientri a domicilio. Attesa per il secondo Odc al Galmarini con i fondi PNRR mentre dal Pirellone ancora nessuna proposta sul futuro di Cuasso al Monte

Nuovo ospedale di comunità a Luino

Cento ricoveri in quattro mesi a Luino, un secondo presidio in arrivo a Tradate e la persistente incertezza su Cuasso al Monte. La rete territoriale dell’Asst Sette Laghi fa i conti con i primi numeri grazie al suo primo ospedale di comunità attivato all’ultimo piano del Confalonieri di Luino.

Luino, un presidio che intercetta un bisogno reale

Dal 15 ottobre 2025 l’Ospedale di Comunità di Luino ha registrato 100 ricoveri, confermando sul campo la validità del modello di assistenza territoriale disegnato dalla riforma sanitaria e dal DM 77/2022. L’età media dei pazienti è di 74 anni e la degenza media di 17 giorni, in linea con la vocazione della struttura: un’offerta intermedio tra il ricovero per acuti e il rientro a casa o l’inserimento in altre unità di offerta, dedicato in particolare a persone fragili e con cronicità.

L’analisi dei flussi di accesso evidenzia una forte integrazione con la rete ospedaliera e territoriale: il 50% dei pazienti arriva dai reparti di degenza, il 40% dal Pronto soccorso e il 10% dal territorio su segnalazione dei Medici di medicina generale. Alla dimissione, il 60% rientra al domicilio, mentre il 40% viene inserito in altre Unità di Offerta Sociosanitarie (UDOSS), segno di un lavoro mirato di stabilizzazione clinica, recupero funzionale e preparazione all’autoassistenza svolto dall’équipe multidisciplinare.

Fondamentale è stata la collaborazione con i medici della Fondazione Monsignor Comi, frutto di una coprogettazione avviata fin dall’apertura e indicata come buona pratica di integrazione tra pubblico e privato sociale.

«Questi primi quattro mesi – ha sottolineato il direttore del Distretto di Luino, Claudio Chini – dimostrano che il modello dell’Ospedale di Comunità risponde a un bisogno reale del territorio. I numeri non raccontano solo l’attività svolta, ma la qualità dei percorsi costruiti attorno alla persona», ha spiegato, richiamando il ruolo del presidio nel garantire continuità e sicurezza delle cure tra ospedale e territorio.

Tradate, il secondo Ospedale di Comunità con i fondi PNRR

Mentre Luino consolida il proprio ruolo, la macchina organizzativa è al lavoro per il secondo Ospedale di Comunità dell’ASST Sette Laghi, finanziato con fondi PNRR e localizzato all’ospedale Galmarini di Tradate. Superata l’ipotesi Cuasso per le oggettive difficoltà di recupero della struttura, la direzione strategica ha individuato come sede il secondo piano del reparto di medicina, dove saranno ricavati i restanti 20 letti a prevalente gestione infermieristica.

La progettazione è avanzata e si attende l’avvio  della ristrutturazione degli spazi, con l’obiettivo di rispettare le scadenze del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Mentre a Luino sono stati attivati 16 letti, al Galmarini dovrebbero essercene 20 come era stato previsto nel piano iniziale.

Cuasso al Monte, la promessa (mancata) di gennaio

Resta invece in sospeso il futuro dell’ospedale di Cuasso al Monte, realtà definita «bellissima, totalmente abbandonata» dall’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso durante il suo sopralluogo di dicembre. Ormai è certo che il secondo Ospedale di Comunità non nascerà qui – i fondi PNRR sono stati spostati su Tradate – e non ci sono più indicazioni operative nemmeno sul prefigurato polo di riabilitazione pneumologica.

La struttura, disabitata da tempo, è stata devastata dai vandali al punto da spingere l’impresa aggiudicataria dei lavori di ristrutturazione a lasciare il cantiere dopo l’ennesima distruzione, rendendo ancora più complesso e oneroso qualsiasi intervento di recupero.

Bertolaso, in occasione dell’inaugurazione dell’ospedale di comunità di Luino,  aveva assicurato interesse e si era impegnato a «tornare a gennaio con qualche proposta», definendo Cuasso «una sfida quasi da emergenza» e aprendo alla ricerca di “qualche bella idea” per riorganizzare una struttura così vasta e complessa. Una proposta, però, non è ancora stata presentata, e il territorio resta in attesa di capire se e come quell’area potrà tornare a essere un presidio di salute.

Pronto a fare la sua parte si era detto il direttore generale di ASST Sette Laghi, Mauro Moreno: «Occorrono diversi fondi per rimetterla a regime. So che è un pensiero che Regione ha e che procederà con le opportune valutazioni. Da parte aziendale ci sarà piena sintonia e ci renderemo utili per portare a termine quanto verrà ideato».

Per Cuasso continua a pesare la domanda senza risposta: quale sarà il futuro di quel grande complesso sanitario affacciato sulla Valganna, e in che modo potrà tornare a essere una risorsa – e non solo una ferita aperta – per il sistema locale delle cure.

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Pubblicato il 13 Febbraio 2026
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