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L’Asst Sette Laghi presenta il primo ospedale di comunità, tassello fondamentale della medicina territoriale

Le camere ristrutturate con i fondi del PNRR sono state visitare dall'assessore regionale al Welfare Bertolaso che ha assicurato impegno per valorizzare chi rimane a lavorare nelle aree di confine

Un nuovo tassello si aggiunge all’assistenza sanitaria del territorio dell’Alto Varesotto: è ormai operativo il primo Ospedale di Comunità dell’ASST Sette Laghi, ospitato all’ultimo piano dell’ospedale di Luino.

La struttura, aperta lo scorso 15 ottobre e già pienamente funzionante con 14 degenti, è stata realizzata grazie a un investimento complessivo di 2,38 milioni di euro finanziati con fondi PNRR. Erano presenti l’onorevole Andrea Pellicini e la consigliera regionale Romana Dell’Erba, i consiglieri Monti e Cosentino, i vertici di Ats Insubria, i rappresentanti dell’Università dell’Insubria e della Fondazione Comi.

Cos’è un ospedale di comunità

L’ospedale di comunità è una struttura sanitaria intermedia, pensata per accogliere pazienti che non necessitano più di cure ospedaliere intensive, ma non sono ancora pronti per rientrare al proprio domicilio. Il profilo tipico dei degenti comprende persone con bisogni clinici a bassa intensità, ma con necessità assistenziali rilevanti, spesso legate al recupero o alla gestione di terapie complesse, anche in collaborazione con i caregiver.

A Luino, l’ospedale di comunità può contare su 16 posti letto , suddivisi in camere singole o doppie, e su un’équipe professionale composta da 7 infermieri e 7 operatori socio-sanitari, attivi 24 ore su 24. A questi si affiancano medici geriatri, riabilitatori e neurologi, grazie alla collaborazione con la Fondazione Monsignor Comi, coinvolta in un progetto di coprogettazione per il terzo settore.

Un ponte tra ospedale e territorio

«È un momento per festeggiare il nostro primo ospedale di comunità – ha detto Mauro Moreno, direttore generale di ASST Sette Laghi –. Non festeggiamo dei letti vuoti, ma un reparto che è già in attività da un mese e mezzo, con ottimi risultati. Questo è il tassello che ci mancava per completare il ponte tra ospedale per acuti e medicina territoriale. La nostra funzione si arricchisce e si integra sempre di più».

Doppia valenza: accogliere e prevenire

Soddisfazione è stata espressa anche dal dottor Claudio Chini, responsabile del distretto socio-sanitario di Luino: «L’ospedale di comunità è un punto di forza per una medicina territoriale più efficace. Ha una doppia valenza: da un lato accoglie i pazienti in uscita dall’ospedale, dall’altro intercetta i bisogni prima che si trasformino in urgenze, evitando l’affollamento dei pronto soccorsi».

L’integrazione con i servizi sociali dei comuni, la RSA e i medici di famiglia contribuisce a una presa in carico più umana e sostenibile, soprattutto in un territorio complesso e montano come quello del distretto del Verbano, che conta 24 comuni. Il cuore dell’integrazione ospedale territorio sarà in futuro la casa di comunità che sarà ospitata nello stabile all’ingresso del Confalonieri. I lavori sono tutt’ora in corso e dovrebbero terminare nel primo semestre del 2026.

Il ruolo delle amministrazioni e del terzo settore

All’inaugurazione erano presenti anche numerose autorità locali. Enrico Bianchi, presidente dell’assemblea dei sindaci del distretto di Luino, ha sottolineato: «Questo è un luogo a cui i cittadini fanno riferimento nella loro vita quotidiana. È fondamentale che rimanga vivo, attivo, radicato nella comunità. La collaborazione con la Fondazione Comi è un esempio virtuoso di come il terzo settore possa portare un contributo concreto, diretto e umano alla sanità pubblica».

Bertolaso: “Questo è il modello di sanità che vogliamo”

Ha chiuso la cerimonia inaugurale l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, che ha colto l’occasione per sottolineare il valore strategico dell’ospedale di comunità: « Inauguriamo un reparto vivo, funzionante, con professionisti che ci credono. In questo territorio vogliamo dimostrare che anche in aree complesse si può realizzare la medicina di territorio che è per noi una priorità assoluta».

Un passaggio, infine, dedicato agli operatori: «Un infermiere che lavora a Luino guadagna un terzo di quello che potrebbe ottenere a pochi chilometri in Svizzera. Ma resta qui perché crede nel proprio lavoro e nel proprio paese. Sta a noi valorizzare e trattenere queste risorse».

E su questo impegno si è espresso anche il sindaco di Luino Bianchi che ha parlato di un progetto allo studio per venire incontro alle esigenze del personale chiamato a lavorare al Confalonieri, un progetto che vede partecipe anche il parroco Don Cesare Zuccato.

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Pubblicato il 09 Dicembre 2025

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