Tra sorrisi e difficoltà: don Filippo Macchi racconta il Mozambico che si rialza sempre
Il sacerdote di Gemonio racconta a VareseNews la sua vita a Mirrote, piccolo centro nel nord del Mozambico dove si trova in missione per conto della Diocesi di Como: «Anche a distanza è bello sentire la vicinanza di tanti che ci vogliono bene»
In una pausa della sua missione in Mozambico, don Filippo Macchi – sacerdote della diocesi di Como originario di Gemonio – è tornato in Italia per un periodo di riposo, di qualche settimana. È stato lui il protagonista della puntata de “La Materia del giorno” andata in onda in diretta giovedì 5 febbraio e condotta da Damiano Franzetti. Il “prete normale” — come lui stesso si definisce scherzosamente — ha raccontato la sua esperienza a Mirrote, un villaggio nella provincia di Nampula, descrivendo una realtà fatta di grandi distanze, povertà ma anche di una profonda ricchezza spirituale.
Una missione di ascolto e accompagnamento
Don Filippo opera in un parrocchia vasta, lunga circa cento chilometri, caratterizzata da una costellazione di villaggi spesso isolati dalle piogge e dalle strade sterrate. La sua quotidianità non è fatta di grandi opere strutturali, ma di una presenza costante accanto alla popolazione locale. Riguardo al suo ruolo, don Filippo è molto chiaro:
«Non siamo noi a salvare l’Africa. È già tanto se ci salviamo noi personalmente e andiamo per imparare oltre che per dare il nostro contributo, ma per noi è cruciale l’ascolto».
La missione, nata da un legame (“gemellaggio”) tra la diocesi di Como e quella di Nacala, si basa sulla fiducia nei responsabili locali delle comunità cristiane, che gestiscono la preghiera e la vita parrocchiale nei numerosi villaggi dove i sacerdoti non possono essere presenti ogni domenica.
Le ferite del terrorismo e la piaga della corruzione
Il racconto non ha tralasciato i momenti più bui, come l’attacco terroristico del 6 settembre 2022 in una missione nella regione vicina, che portò alla morte della suora italiana Maria De Coppi. Un evento che ha segnato profondamente la missione: «Ci siamo resi conto di non essere preservati da questo flagello. La sensazione comune è che il problema non sia risolto, in quella regione per lo meno. In parte è controllato, ma tormenterà la gente per ancora molto molto tempo. Nella nostra zona, noi abbiamo le “antenne alte” e la possibilità di spostarci in caso di pericolo e siamo più tranquilli ma la popolazione in caso di necessità dovrebbe scappare a piedi portando con sé i pochi averi».
Oltre alla sicurezza, il Mozambico deve fare i conti con una povertà sistemica. Nonostante le risorse naturali, il Paese resta tra i più poveri al mondo, frenato da una corruzione diffusa che colpisce sanità e istruzione. Don Filippo ha spiegato che spesso anche la promozioni scolastiche sono legate ai pagamenti ai professori, lasciando i giovani senza reali strumenti per il futuro.
L’incendio della chiesa e la ricostruzione
Un episodio recente ha colpito la comunità di Mirrote: l’incendio accidentale del tetto della chiesa, avvenuto nel tentativo di allontanare dei nidi di vespe. Nonostante la perdita degli arredi interni, la struttura è stata messa in sicurezza prima della stagione delle piogge grazie alla solidarietà della diocesi di Como, dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre” e di tanti aiuti provenienti da amici e benefattori. Per don Filippo, ciò che conta è che la comunità abbia di nuovo un luogo dove pregare, anche se le pareti restano annerite e mancano ancora molti impianti.
Tra nostalgia e futuro
Interpellato su cosa gli manchi dell’Italia quando è in Mozambico, don Filippo ha confessato con un sorriso la nostalgia per il formaggio e le lasagne, mentre quando è qui desidera il caldo africano. Nonostante le difficoltà tecnologiche e la precarietà, si dice meravigliato dalla capacità di rialzarsi della gente locale: «La gente ogni battosta che riceve si rialza e ha sempre il sorriso, ha sempre la tranquillità e la rassegnazione che se Dio vuole andremo avanti».
Il futuro di don Filippo resta aperto: il suo mandato è a termine, con l’idea che la Chiesa africana debba diventare sempre più autonoma. Per ora, il suo impegno continua a Mirrote perché, come dicono in portoghese, “si Deus quiser” (se Dio vuole), resterà lì tutto il tempo necessario.










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