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Giancarlo Galli maestro di rispetto per ogni vita

Era sorprendente la sintonia che quest’uomo riusciva ad avere con ogni animale ospite della sua oasi. Il cinghiale addomesticato, il muflone bambino

Generico 09 Feb 2026

Quello sguardo attraverso gli occhialoni. Appena sopra, una selva di capelli bianchi. Le camiciole a scacchi da boscaiolo e un sorriso che subito si apriva come un ventaglio appena qualcuno entrava per un saluto, per curiosità o a dare sostegno al suo rifugio portando cibo e mangimi al “Rifugio degli animali felici”, diventato oggi Onlus e che per gli ospiti — animali di ogni razza — era una vera e propria arca di salvezza.

Giancarlo Galli, 86 anni, appena scomparso, era una persona semplice. Alzava la voce solo per prendersela con chi non capiva gli animali, i “suoi” animali, e tutti gli altri esseri viventi per i quali aveva un rispetto assoluto. Anche per gli altri: «Io faccio il mio».

Era portatore di un’esperienza che arrivava da lontano. Da quando, cessato il suo lavoro in ambito doganale, si era dedicato anima e cuore agli animali che nel corso degli anni, nei boschi e sulle colline di Brissago Valtravaglia al confine con Mesenzana, erano arrivati a toccare quota 500 capi. Dalle anatre curate e accasate nello stagno appena sulla sinistra entrando nel rifugio, fino agli enormi cinghiali addomesticati che lo seguivano come fossero cagnolini, o alle volpi che dormivano sui divani della «casetta» che custodiva cibo di ogni genere per tutte le altre specie.

Cani e gatti nemmeno a contarli, ungulati, maiali, bovini e, specialmente sotto le festività pasquali, gli agnellini comprati e sottratti al macello. Galli era anche un punto di riferimento “informale” per gli animali selvatici feriti che arrivavano dopo incidenti stradali: venivano curati, riabilitati e poi liberati.

Seguiva la sua religione, quella della vita. Una volta, durante una visita, in casa teneva un muflone di poche settimane. Un essere che sembrava uscito da un film di Walt Disney. «Lo vedi? È raro, molto raro poterlo avvicinare in natura. Eppure è qui, sente che non gli faremo niente. E quando ha incontrato un bambino piccolo ha giocato con lui come fosse un fratello. Comunicavano, si parlavano senza parole».

Il piccolo muflone si prendeva le carezze da quelle mani amiche e lo seguiva con lo sguardo, che esprimeva il trasporto di un figlio per suo padre. Esperienze sensoriali, capaci di riaccendere in chiunque la luce della natura.

Qualcuno poteva catalogare l’atteggiamento come antispecista, e Galli lo era di certo, ma di sicuro una visita in quel luogo, in sua compagnia, accendeva in chiunque quesiti profondi.

La domanda che tutti si pongono oggi è quale sarà il futuro dell’oasi. Domanda che abbiamo girato al sindaco Maurizio Badiali, che ha appreso la notizia della scomparsa di Galli da appena qualche ora.

«Giancarlo veniva ormai su pochissimo al rifugio. Faceva fatica», spiega Badiali. «Ho appreso la notizia questa mattina. Passato questo brutto momento, ragioneremo sul futuro della struttura, che ad oggi viene gestita da una Onlus».

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Pubblicato il 11 Febbraio 2026

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